Notizie

Chirurgia senologica, al Gemelli la robotica apre nuove frontiere nella cura del tumore al seno





Il professor Gianluca Franceschini illustra i vantaggi della chirurgia robotica single-port, tra precisione operatoria, sicurezza oncologica e attenzione alla qualità della vita delle pazienti.

Chirurgia senologica, al Gemelli la robotica apre nuove frontiere nella cura del tumore al seno –

La chirurgia senologica compie un importante passo avanti grazie all’impiego delle nuove tecnologie robotiche. Alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma è stata eseguita la prima mastectomia nipple-sparing robotica single-port con il sistema da Vinci SP, associata a una ricostruzione mammaria immediata pre-pettorale.

A illustrare il significato di questa innovazione è il professor Gianluca Franceschini, Professore Ordinario di Chirurgia Generale, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica e Direttore del Centro Integrato di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Il professore ha approfondito caratteristiche e prospettive della nuova tecnica in un’intervista realizzata dal giornalista Marco Di Marzio, pubblicata l’8 ottobre 2026 su L’Agone.

L’intervento rappresenta una nuova opportunità nel trattamento chirurgico del tumore della mammella. Attraverso un unico accesso, il sistema robotico permette al chirurgo di operare con una visione tridimensionale ad alta definizione e strumenti articolati di elevata precisione, favorendo la preservazione dei tessuti e limitando l’impatto estetico dell’operazione.

«La sicurezza oncologica rimane sempre il primo criterio», sottolinea Franceschini, evidenziando come l’innovazione tecnologica debba essere accompagnata da un’attenta selezione delle pazienti e da un percorso multidisciplinare.

I vantaggi della chirurgia robotica riguardano soprattutto la precisione dell’intervento e la possibilità di ridurre l’invasività delle procedure. La collocazione della cicatrice in una zona poco visibile e la maggiore accuratezza nella dissezione dei tessuti possono contribuire a migliorare il risultato estetico e il recupero post-operatorio.

«La vera innovazione consiste nel creare le condizioni per una chirurgia sempre più precisa, personalizzata e rispettosa della persona», spiega il professore, richiamando l’importanza di un approccio che tenga conto non soltanto della malattia, ma anche delle esigenze individuali delle donne.

Particolarmente significativo è il collegamento tra sicurezza oncologica e ricostruzione mammaria immediata. Quando le condizioni cliniche lo consentono, la conservazione del complesso areola-capezzolo e il posizionamento della protesi davanti al muscolo pettorale possono contribuire a limitare le conseguenze fisiche e psicologiche della mastectomia.

«Oggi non possiamo più considerare la mastectomia semplicemente come l’asportazione della mammella. Dobbiamo considerare la donna nella sua globalità», afferma Franceschini, ponendo l’accento sulla necessità di una medicina capace di coniugare efficacia terapeutica e qualità della vita.

La crescente diffusione della robotica e dell’intelligenza artificiale apre inoltre una riflessione sul ruolo del medico. La tecnologia rappresenta uno strumento di supporto sempre più sofisticato, ma non può sostituire l’esperienza clinica, la valutazione specialistica e la responsabilità delle decisioni terapeutiche.

«La tecnologia ha valore quando è al servizio della medicina e della persona, non quando diventa il fine», precisa il professore, ribadendo la centralità del rapporto tra medico e paziente.

Lo sguardo è rivolto anche al futuro. Il Centro Integrato di Senologia del Gemelli punta a consolidare questa esperienza attraverso la raccolta sistematica dei risultati clinici, la formazione specialistica e il rafforzamento della collaborazione tra chirurgia senologica, chirurgia plastica, anestesia, radiologia e oncologia.

L’obiettivo è valutare progressivamente la possibilità di estendere queste procedure a un numero maggiore di pazienti, sempre nel rispetto dei criteri di appropriatezza e sicurezza.

«Il nostro obiettivo non è fare “più robotica”, ma fare migliore chirurgia attraverso la robotica, quando questa rappresenta un reale vantaggio per la paziente», conclude Franceschini.

Una prospettiva che mette insieme ricerca scientifica, innovazione tecnologica e umanizzazione delle cure, confermando come il progresso della medicina debba mantenere al centro la persona, la sua dignità e la qualità della vita.