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Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero





A Cerveteri ha trovato l’amore, la serenità e l’impulso per trasformare la musica in una scelta di vita. L’intervista alla cantautrice che ha vinto il Premio Bruno Lauzi con “Sola” e che, a ottobre, pubblicherà “Se vale la pena”, il primo album registrato con Chiara Bottazzi e Chiara Mascarucci

di Giovanni Zucconi

Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero

Dico sempre che essere giornalisti ti concede due privilegi. Il primo è che, durante le manifestazioni, ti puoi sempre mettere seduto in prima fila. Il secondo è che, se ti dedichi alle interviste, puoi conoscere tante persone straordinarie. Persone che altrimenti non avresti mai conosciuto con la stessa profondità.

Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero

L’ultima persona che ho avuto il privilegio di conoscere, e intervistare, è una giovane cantante che vive a Cerveteri: Cecilia Baliva. Una cantante straordinaria che, a mio parere, sarà impossibile che non raggiunga il meritato successo. Per farvi toccare con mano, o con orecchio, la sua bravura, nel corso dell’intervista troverete i link a due video di YouTube con le sue canzoni. Poi mi direte se non ho ragione…

Cecilia è una ragazza assolutamente normale. Che lavora nel turismo. Per anni, anche grazie alla sua famiglia, la musica è stata una presenza costante nella sua vita. Ma non l’aveva mai considerata una scelta di vita. Né tantomeno una scelta professionale.

A cambiare tutto, ma proprio tutto, è stato il suo trasferimento da Roma a Cerveteri. Dove ha trovato anche l’amore. Ma non solo. A Cerveteri ha trovato la dimensione e la serenità che cercava. Qui ha deciso di dare alla musica lo spazio che per molto tempo le aveva negato. Raggiungendo in breve tempo dei risultati straordinari. Subito il primo singolo, “Se vale la pena”, e, appena un mese dopo, la vittoria al Premio Bruno Lauzi con la canzone da lei scritta e interpretata, “Sola”. Nella stessa manifestazione ha anche vinto il premio per il miglior arrangiamento. Potrete ascoltare la canzone “Sola”, cliccando qui.

A Cerveteri è avvenuto anche il fecondo incontro con la bassista Chiara Bottazzi e la percussionista Chiara Mascarucci. Con le quali forma un affiatato trio. Tanto affiatato che, all’inizio di ottobre, uscirà il primo disco registrato insieme: “Se vale la pena”. Da sottolineare che Cecilia Baliva porta avanti i suoi progetti senza un’etichetta. Autoproducendo i suoi dischi.

Ma adesso leggiamo l’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Sul web vieni ancora presentata come una cantautrice romana. Ma vivi a Cerveteri. Qual è suo il rapporto con questa città? Che posto occupa nella sua storia personale e artistica?

“Sono romana e sono cresciuta a Roma. Poi ho vissuto otto anni in Spagna e uno in Inghilterra, prima di tornare. Da tempo, però, sentivo il bisogno di lasciare la città. In Inghilterra avevo vissuto in campagna e avevo scoperto quanto quella dimensione fosse più vicina al mio modo di essere. Non volevo, però, trasferirmi da sola in un luogo dove non conoscevo nessuno.

L’occasione è arrivata quando un’amica, che aveva acquistato una casa a Cerveteri, mi ha proposto di affittare una stanza. Era la soluzione ideale. Mi sono trasferita qui tre anni fa e ho trovato quello che cercavo: tranquillità e serenità, senza rinunciare alla vicinanza con Roma. Dove continuo ad andare spesso. Cerveteri, per me, non è soltanto il luogo in cui vivo. È la dimensione nella quale sto bene. E questa serenità ha avuto un ruolo importante anche nel mio percorso artistico, perché mi ha permesso di dare finalmente alla musica lo spazio che meritava.”

Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero

Il suo trasferimento a Cerveteri ha influito anche sul suo percorso musicale?

Sì, credo di sì. Il trasferimento ha coinciso con un momento in cui ho rimesso ordine in alcune parti della mia vita, a cominciare dal luogo nel quale volevo vivere. Non so se Cerveteri sarà per sempre la mia casa, ma qui ho trovato una serenità che a Roma mi mancava. E proprio questa serenità mi ha permesso di guardare diversamente anche alla musica.

Poco dopo essermi trasferita, ho deciso di smettere di considerarla soltanto una passione e di dedicarle più tempo, attenzione ed energie. La musica aveva sempre fatto parte della mia vita, ma non ero mai riuscita a darle l’impulso necessario. Qui, invece, ho sentito che era arrivato il momento di provarci davvero.

Mi diceva che la musica l’accompagna fin da quando era ragazza. Come è iniziato questo rapporto e quando ha cominciato a scrivere le sue prime canzoni?

“È iniziato tutto in famiglia. Mio padre suonava il pianoforte e sono cresciuta circondata dalla musica. Con cugini e cugine che cantavano e suonavano. Da ragazzina ho studiato un po’ di pianoforte, poi sono passata alla chitarra. Prima ho seguito qualche lezione e successivamente ho continuato da autodidatta.

Durante gli anni trascorsi in Spagna mi sono appassionata ancora di più alla chitarra e ho suonato anche le percussioni in un gruppo di musica brasiliana. Una volta tornata a Roma, ho cominciato a suonare con un gruppo di musica spagnola. Ed è stato allora che, poco alla volta, ho iniziato anche a scrivere le mie prime canzoni.

La musica, quindi, ha sempre fatto parte della mia vita, ma per molto tempo l’ho vissuta soprattutto come una passione. Qualcosa che facevo perché mi piaceva e mi faceva stare bene. Non immaginavo ancora che un giorno sarei diventata una cantautrice.”

Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero

Quando ha capito che le canzoni che scriveva non appartenevano più soltanto a lei, ma riuscivano a emozionare anche gli altri?

“L’ho capito poco alla volta, quando ho cominciato a suonarle davanti alle persone e ho visto che suscitavano una reazione. Nel frattempo, avevo iniziato a studiare canto alla Scuola di musica di Testaccio e seguivo un corso con Tony Carnevale, dedicato anche alla scrittura e alla produzione. Ognuno condivideva con gli altri il proprio processo creativo e le canzoni alle quali stava lavorando. Anche in quel contesto ricevevo riscontri positivi che mi davano fiducia e mi spingevano ad andare avanti.

Non c’è stato, quindi, un momento preciso. Gradualmente ho capito che quello che scrivevo poteva uscire da una dimensione soltanto personale. Poteva essere cantato in pubblico e arrivare davvero alle persone.”

Il suo esordio discografico è stato sorprendentemente rapido. A giugno 2025 hai pubblicato il primo singolo, “Se vale la pena”, e appena un mese dopo hai vinto il Premio Bruno Lauzi con “Sola”. E il premio per il migliore arrangiamento. Stavi aspettando il momento giusto? La giusta maturità per uscire allo scoperto?

“La rapidità è stata soltanto apparente. Alcune canzoni del disco erano nate negli anni precedenti, ancora prima del mio trasferimento. “Se vale la pena”, invece, l’ho scritta a Cerveteri. È qui che ho trovato la serenità e l’impulso necessari per impegnarmi davvero nella musica e trasformare quei brani in un progetto concreto.

Fondamentale è stato anche l’incontro con Chiara Bottazzi e Chiara Mascarucci. Si sono innamorate delle mie canzoni, hanno creduto nel progetto e mi hanno incoraggiata moltissimo. Sono due musiciste e due persone che stimo profondamente. Mi hanno detto: “Queste canzoni sono belle, arrangiamole e registriamole”. Da quel momento abbiamo iniziato a lavorare insieme, scegliendo alcuni brani tra i tanti che avevo scritto e costruendo, poco alla volta, il disco. I risultati sono arrivati in breve tempo, ma alle spalle c’erano anni di scrittura e un percorso maturato gradualmente.”

Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero

“Sola” e “Il re piccolo” sembrano raccontare esperienze molto personali. Quanto c’è di autobiografico in queste canzoni? E soprattutto: il “re piccolo” esiste davvero?

“Sì, entrambe nascono da esperienze personali. E sì, il “re piccolo” esiste davvero: c’è una persona che ha ispirato quella canzone. Prima di conoscere il mio attuale compagno, che ho incontrato qui a Cerveteri, sono stata single per otto anni, durante i quali ho avuto alcune frequentazioni mai del tutto definite. I brani sono nati nell’arco di quattro o cinque anni e inevitabilmente raccontano anche quello che stavo vivendo in quel periodo.

“Sola”, per esempio, l’ho scritta una sera in cui ero da sola e mi sentivo triste. La musica mi ha sempre fatto compagnia, così ho preso la chitarra e ho cominciato a suonare. Mi è venuta una melodia e ho iniziato a cantare, senza sapere ancora dove mi avrebbe portata. Mentre scrivevo, però, sentivo già di stare meglio. La canzone è nata quasi interamente di getto: in seguito ho modificato soltanto un paio di cose.” Potrete sentire la canzone “Il re piccolo”, cliccando qui

Come nascono le tue canzoni? Quando le scrivi, parti da un’emozione, da un tema preciso o è la musica a indicarti la strada?

“Non esiste un unico modo. A volte le canzoni sembrano venire fuori quasi da sole. Spesso tutto comincia da una melodia. Prendo la chitarra, inizio a suonare e lascio che sia l’istinto a guidarmi. Soltanto in un secondo momento intervengono le conoscenze musicali e il lavoro più razionale: una modulazione, un cambio di tonalità o qualche altro aggiustamento.

Tony Carnevale ci ripeteva che qualsiasi idea può essere buona. È forse un modo estremo per dirlo, ma aiuta a superare il mito secondo il quale la creatività sarebbe riservata soltanto ai geni. La musicalità è certamente importante, ma si può imparare e si deve studiare. La cosa fondamentale è cominciare a suonare, senza giudicarsi immediatamente, e vedere dove porta quella prima idea.

Finora ho scritto soprattutto partendo dalle mie emozioni e dalle mie esperienze. Adesso, però, vorrei provare ad affrontare anche temi di attualità, come quello che sta accadendo in Palestina e a Gaza. È un tipo di scrittura più complesso: una cosa è trasformare in musica ciò che si prova, quasi in modo terapeutico; un’altra è raccontare una realtà così difficile e dolorosa. Per questo sto leggendo, riflettendo e raccogliendo spunti. È un lavoro diverso, che richiede molta più attenzione.”

La vittoria del Premio Bruno Lauzi con “Sola” e la realizzazione del primo album hanno inevitabilmente creato delle aspettative. Quando torni a scrivere, senti la pressione di dover essere all’altezza di quello che hai già fatto?

“Per il momento no. Quando scrivo non penso di dover ripetere “Sola”, o di dover ottenere necessariamente lo stesso risultato. Potrebbero nascere anche canzoni meno belle o meno riuscite. Questo non posso saperlo e credo faccia parte del percorso.”

Cecilia Baliva, la giovane cantante che a Cerveteri ha trovato la serenità per provarci davvero

Quali sono gli artisti che hanno contribuito maggiormente alla sua formazione? E che cosa cerchi, prima di tutto, nella musica degli altri?

“Ci sono moltissimi cantautori e cantautrici che amo. Tra i primi nomi che mi vengono in mente ci sono Fabrizio De André, Carmen Consoli e Pino Daniele. Sono artisti enormi, ai quali non penso neppure di potermi avvicinare. Naturalmente ascoltarli ha contribuito alla mia formazione, ma quando scrivo non cerco consapevolmente di riprodurre il loro stile. Preferisco lasciare che venga fuori quello che sento, senza impormi un modello preciso. Questo mi fa sentire più libera e mi permette di esprimere qualcosa che mi appartiene davvero.

Quello che cerco nella musica, prima ancora della perfezione tecnica, è l’emozione. Recentemente ho visto Carmen Consoli dal vivo e sono rimasta profondamente colpita dalla sua capacità di arrivare al pubblico. Un artista può essere tecnicamente straordinario, ma se non riesce a trasmettermi qualcosa, per me manca una parte essenziale.”

Ti piacerebbe scrivere per altri interpreti?

“Sì, è una possibilità alla quale ho pensato. Mi piacerebbe, anche se non so ancora se ne sarei capace, perché finora il mio modo di scrivere è molto personale ed emotivo. Non l’ho mai fatto e quindi non posso sapere come andrebbe, ma è una strada che mi interessa.”

Quando pensi al futuro, qual è il traguardo che vorresti raggiungere? Il successo, la notorietà, l’immortalità?

“No, non sogno di diventare famosa a tutti i costi. Quello che desidero è continuare a crescere e riuscire a fare cose sempre più belle. Suonare su palchi importanti, partecipare a festival interessanti e avere nuove occasioni per portare la nostra musica davanti al pubblico. Non so ancora indicare un traguardo preciso. Guardo, però, a quello che siamo riuscite a realizzare in poco più di un anno e questo mi dà fiducia. Abbiamo fatto molto più di quanto avrei immaginato all’inizio e sono convinta che, continuando a lavorare tutte e tre insieme, potremo raggiungere risultati ancora più importanti.”

Ti sei già esibita più volte a Cerveteri, anche insieme al suo trio. Che cosa significa per lei cantare nella città in cui vivi?

“Suonare a Cerveteri mi piace molto, perché ormai qui mi sento a casa. Apprezzo chi continua a proporre musica dal vivo e a creare occasioni d’incontro, ma penso che la città potrebbe fare molto di più. Considerando il numero degli abitanti, la vicinanza con Roma e la presenza di un litorale molto frequentato, soprattutto durante l’estate, credo che ci sarebbero tutte le condizioni per organizzare più appuntamenti musicali.

Mi piacerebbe molto partecipare agli eventi che organizzeranno a Cerveteri la prossima estate. E avere la possibilità di suonare davanti al pubblico della città. Mi affascinerebbe anche esibirmi nelle aree archeologiche del territorio: sono luoghi straordinari, che potrebbero offrire una cornice davvero suggestiva alla musica.”