Da oggi, fino al 30 maggio, si svolgerà la quarta edizione della manifestazione ideata da Agostino De Angelis. Spettacoli, conferenze, visite guidate, libri, mostre e archeologia nel luogo simbolo della ferita più profonda inferta al patrimonio culturale di Cerveteri
di Giovanni Zucconi
Cerveteri, il Festival Internazionale per gli Etruschi torna al Sorbo. Cinque giorni per ridare voce alla memoria etrusca della città
Ci sono luoghi che non sono, e non saranno mai soltanto dei semplici luoghi. Sono contenitori di memorie. Sono contenitori di ferite non ancora sanate. Come lo svincolo per Capaci. Che, per tutti, non è solo un pezzo di autostrada. È il simbolo potente e visibile del sacrificio di uomini e donne, morti per aver combattuto la mafia.

Non lo è neanche il Sorbo di Cerveteri. Che è uno dei luoghi più dolorosamente significativi della memoria storica e archeologica cerveterana. Un’area che avrebbe potuto raccontare molto della grande Caere etrusca. E che invece, in larga parte, è stata cancellata dalla speculazione edilizia degli anni Sessanta. Una necropoli Etrusca, composta da centinaia di tombe, criminalmente quasi interamente coperta dal cemento. Una ferita rimasta aperta nella coscienza della città. O, per lo meno, dovrebbe esserlo.

Proprio lì, però, da alcuni anni sta accadendo qualcosa di importante. Innanzitutto, si è tornato a parlare di Etruschi, a fare rivivere gli Etruschi di Cerveteri, nel luogo che è il simbolo più vergognoso della Cerveteri moderna. Mi scuso se qualcuno penserà che l’accostamento sia fuori luogo, ma è come se si fosse organizzato, ad Auschwitz-Birkenau, un convegno sull’ebraismo.
L’ho già scritto, ma lo ribadisco: finalmente quell’area che porta ancora i segni della devastazione, è tornata, grazie al Festival firmato da Agostino De Angelis, ad essere di tutti i cittadini cerveterani. Che hanno potuto visitarla come fecero i cittadini tedeschi quando furono portati dentro i lager nazisti per fargli scoprire gli orrori dei loro campi di concentramento.

Ma veniamo alla quarta edizione del Festival Internazionale per gli Etruschi. Che si svolgerà, all’interno dell’Istituto Comprensivo Cena, da oggi fino al 30 maggio 2026. Quarta edizione di una manifestazione ideata, condotta e realizzata dall’attore e regista Agostino De Angelis. Con l’Associazione ArchéoTheatron e l’Academy for Theater, Cinema and Cultural Heritage.
La manifestazione non è soltanto un ricco cartellone di appuntamenti. È qualcosa di più. È il tentativo, concreto e visibile, di riportare gli Etruschi nel luogo dove la loro memoria è stata più duramente colpita. Di farli parlare ancora, attraverso gli studenti, gli studiosi, gli archeologi, gli artisti, gli scrittori, gli attori, gli artigiani. Di trasformare per cinque giorni un’area ferita in uno spazio di conoscenza, partecipazione e consapevolezza.
Inutile adesso scorrere le decine di eventi in programma. Per fare quello basta leggere la locandina che abbiamo pubblicato. È un programma ampio. Molto ampio. Ma il punto più importante, come abbiamo già accennato all’inizio, non è soltanto nella quantità e nella qualità degli appuntamenti. È nel luogo. Portare lì studenti, cittadini, studiosi e artisti, significa compiere un gesto culturale e civile. Significa dire che quel luogo non può essere ricordato solo per quello che ha perduto. Ma anche per quello che può ancora insegnare.
Proprio per questo, il Festival Internazionale per gli Etruschi continua a rappresentare una delle esperienze più interessanti nate negli ultimi anni a Cerveteri. Perché unisce divulgazione, scuola, teatro, archeologia, libri, artigianato, territorio. E perché prova a costruire un rapporto vivo con la storia etrusca, senza lasciarla chiusa dentro le teche o confinata nei manuali.
La manifestazione è a ingresso libero. Le informazioni sono disponibili al numero 349.4055382 e all’indirizzo [email protected].
Prima di chiudere l’articolo riportiamo, per spiegare meglio il senso più profondo della manifestazione, quanto ci ha detto Agostino De Angelis. Attore, regista e ideatore del Festival Internazionale per gli Etruschi. Che ci ha gentilmente concesso una piccola intervista tra una prova e l’altra.

Maestro, una scelta, quella della Necropoli del Sorbo, che non è naturalmente casuale…
“Bisogna riguardare il passato e non ripetere più gli errori gravi che sono stati fatti in quegli anni. Le nostre necropoli sono state devastate. Noi parliamo sempre del sito UNESCO della Banditaccia, ma Cerveteri ha anche altre necropoli. Il Sorbo è un luogo importante, scoperto già alla fine dell’Ottocento, poi diventato purtroppo il simbolo dello scandalo della devastazione del patrimonio. Con la costruzione di case, e anche dell’istituto scolastico sopra una necropoli.”
È d’accordo sul fatto che accendere i riflettori su quest’area significa compiere un gesto di memoria e di responsabilità?
“Si. Significa riguardare il passato, capire le cose gravi che sono successe, ma soprattutto non ripeterle. E significa divulgare ai ragazzi l’importanza della cultura etrusca, del patrimonio, dei beni culturali.”
Un ruolo centrale, come nell’edizione precedente, lo avranno ancora una volta gli studenti
“I ragazzi stanno facendo un grande lavoro. Quest’anno sia la Soprintendenza sia il Parco ci hanno ringraziato per i tanti bambini del territorio che abbiamo portato a visitare la necropoli, e per i lavori teatrali a tema etrusco. I bambini recitano la storia etrusca, interpretano personaggi, costruiscono racconti anche fantastici. Devo ringraziare gli insegnanti, che hanno capito l’importanza di questo percorso. E i dirigenti scolastici, che lo hanno accolto pienamente.”
Quali istituti scolastici sono coinvolti?
“Sono coinvolti gli istituti Salvo D’Acquisto, Giovanni Cena e Marina di Cerveteri. Tutti hanno accolto questo lavoro con i bambini. Molti di loro vengono a visitare per la prima volta la Necropoli del Sorbo. E questo è molto importante.”
Da qui, quindi, anche uno sguardo di fiducia verso il futuro
“Io sono propositivo e positivo. Ci credo molto. Credo nei giovani. Nelle nuove generazioni. Negli insegnanti. Stanno seguendo davvero un grande percorso, e per questo sono veramente grato.”









