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Lockdown energetico: tra crisi in Medio Oriente e rischio chiusure. Cosa può succedere da maggio





L’ombra di un nuovo “lockdown”, questa volta spinto dall’emergenza energetica e non da quella sanitaria, torna ad allungarsi sull’Italia. Se la crisi internazionale — in particolare la chiusura dello Stretto di Hormuz — non dovesse risolversi rapidamente, il Governo potrebbe varare un piano di razionamento drastico per limitare i consumi di carburante e luce.

Scuola e Lavoro: il ritorno di DAD e Smart Working?

L’allarme è stato lanciato da alcune sigle sindacali, tra cui l’Anief. Il presidente Marcello Pacifico ha ipotizzato uno scenario estremo a partire dal 1° maggio:

  • Didattica a Distanza (DAD): Il ritorno alle lezioni online per l’ultimo mese di scuola per abbattere i costi di illuminazione degli istituti e il consumo di carburante per i trasporti.
  • Smart Working: Il rientro forzato al lavoro agile per i dipendenti pubblici e privati, riducendo drasticamente gli spostamenti su gomma.

Le altre misure: Targhe alterne e condizionatori

Il piano al vaglio non riguarda solo le scrivanie. Per fronteggiare un diesel che ha già superato i 2 euro al litro, si ipotizza il ritorno delle targhe alterne per limitare il traffico privato. Parallelamente, potrebbero scattare restrizioni rigorose sull’uso dei condizionatori con l’arrivo dei primi caldi, imponendo limiti di temperatura negli uffici e nelle abitazioni.

Le polemiche: “La scuola non sia il capro espiatorio”

Le ipotesi di chiusura hanno già sollevato un polverone. La Rete Nazionale Scuole in Presenza ha definito “inaccettabile” il sacrificio del settore educativo. Secondo l’associazione, prima di colpire studenti e docenti, il Governo dovrebbe intervenire su settori molto più energivori, come:

  • Grandi acciaierie e fabbriche pesanti.
  • Centri commerciali e supermercati.
  • Grandi insegne e illuminazione pubblica non essenziale.

Perché questo rischio?

Il ragionamento alla base è il risparmio immediato: meno spostamenti significano meno pressione sulle riserve di petrolio e gas. Tuttavia, la prospettiva di un’Italia che si ferma nuovamente accende il dibattito tra la necessità di far fronte all’inflazione galoppante e il bisogno di non paralizzare la vita sociale e culturale del Paese.