Testimonianze di fede, conversione e provvidenza alla luce del messaggio di Papa Francesco
Patris Corde, un docufilm sulla presenza silenziosa e potente di San Giuseppe –
di Gian Domenico Daddabbo

Lo scorso giovedì, in occasione della celebrazione di San Giuseppe, la parrocchia del Sacro Cuore ha offerto la proiezione di “Patris Corde” (Cuore di Padre), dedicato alla figura del nostro Patrono. Il docufilm è improntato sullalettera con cui Papa Francesco di venerata memoria indisse l’Anno Giuseppino fra il 2020 e il 2021, in occasione dei 150 anni da quando il Beato Papa Pio IX proclamò San Giuseppe Patrono e Custode della Chiesa Universale. Poiché il mondo si trovava ancora nella morsa della pandemia del coronavirus, la Chiesa invitò fortemente i fedeli cattolici a guardare alla figura di San Giuseppe, confidando nel suo intervento in aiuto alle cause impossibili e disperate; ma prima di tutto Papa Francesco volle proporre la figura di San Giuseppe come forte risposta alle attuali colonizzazioni ideologiche, che – fra le altre cose – contestano e minano il concetto di mascolinità e le testimonianze raccolte nel docufilm colgono in pieno lo spirito del documento di Papa Francesco sull’ultimo dei Patriarchi, sicuramente una delle perle più preziose dei 12 anni del suo Pontificato. Il docufilm inizia con uno spezzone dedicato a Cotignac, piccolo villaggio francese situato fra le montagne della Provenza, dovevisse un pastore di nome Gaspard Richard. Un giorno afoso dell’estate del 1660, Gaspard stava pascolando le pecore, a un certo punto il pastore si sentì perdere le energie a motivo di una forte sete. Voltandosi, Gaspard vide un uomo seduto sotto un albero, che dichiarò di essere San Giuseppe, gli indicò una roccia e disse: «Spostala e berrai». Gaspard si fidò dell’uomo,spostò la pietra e d’improvviso uscì l’acqua, dopo di ciò Gaspard si voltò e non vide più nessuno sotto quell’albero. Sul punto esatto da cui Gaspard rimosse la pietra c’è una fontana con una lapide su cui sono incise le parole “Source St Joseph. Puisez avec joie aux sources du Saveur” (Sorgente San Giuseppe. Attingete con gioia alle sorgenti del Salvatore), un chiaro riferimento al Profeta Isaia (Is 12,3). Da quei fatti del 1660 a oggi, milioni di pellegrini dalla Francia e dal mondo si recano in quel luogo benedetto, per chiedere grazie o ringraziare per delle grazie ricevute. Fra le testimonianze dei pellegrini che “Patris Corde” raccoglie, vi sono storie di guarigione e di conversione. Da Potignac ad altri luoghi legati a San Giuseppe, come Barcellona, con la sua famosa basilica-cattedrale della “Sagrada Familia” di Antonio Gaudí e una cappella dedicata al santo là vicino, altre storie raccontano dell’esperienza della fede in Gesù Cristo attraverso San Giuseppe, una di queste è quelladel pittore spagnolo Xavier Bartolomeus, a cui un sacerdote ha proposto di scolpire una statua di San Giuseppe e da lì ha conosciuto più profondamente il Santo Patriarca, specie nel suo mestiere di carpentiere, il che l’ha aiutato a trovare nuove motivazioni nel portare avanti il lavoro in un momento di crisi. Marcos Vera, un padre di famiglia con 14 figli, ha offerto la sua testimonianza di vita familiare, fatta di lavoro, gioco e preghiera. Successivamente abbiamo conosciuto storie di matrimoni falliti ricostruiti grazie alla devozione a San Giuseppe; non sono mancate nemmeno esperienze della provvidenza attraverso il volontariato, in cui i vari operatori hanno riscoperto il titolo di San Giuseppe come uomo della provvidenza.Anche il contributo prezioso di sacerdoti nella diffusione della devozione a San Giuseppe merita la nostra attenzione, uno di questi è il sacerdote statunitense P. Donald Calloway, autore del libro “Consecration to St Joseph” (Consacrazione a San Giuseppe). Il sacerdote missionario francese P. Pierre Doumulin diffonde la devozione a San Giuseppe in Georgia, la terra di Stalin, in mezzo a mille difficoltà. IlRettore del seminario di Toledo Mons. José María Alsina ha focalizzato l’attenzione sul titolo di San Giuseppe quale Patrono dei seminaristi, definendo Gesù nei suoi anni di formazione nella Santa Famiglia come “il primo seminarista”, in quanto destinato a manifestarsi come l’Eterno Sommo Sacerdote. Vi sono anche testimonianze gioiose nella vita consacrata, in particolare presso un convento dell’Istituto del Verbo Incarnato, situato nel sud della Spagna, che accoglie consacrate di diverse nazionalità. Tante storie diverse fra loro, macon un unico filo conduttore, ossia la potenza silenziosa di San Giuseppe, che compie meraviglie nella vita di chi si affida a lui e per la sua eloquenza non smette di richiamare alla fede e alla conversione. Mai come in questi tempi questa figura è stata messa in risalto. Dal Beato Papa Pio IX fino a Francesco, i nostri Papi hanno fortemente sottolineato il ruolo di San Giuseppe soprattutto nella lotta spirituale, riconoscendoglianche il titolo di terrore dei demoni, non è un caso specie in questo tempo di proliferazione del pensiero gnostico, che Papa Benedetto XVI chiamò “dittatura del relativismo” e Papa Francesco “pensiero unico”. In qualunque maniera lo si definisca, lo gnosticismo trova la oggi sua massima espressione nella cultura woke, sintesi di tutte le ideologie attuali acerrime nemiche della famiglia e della vita: dal femminismo all’ideologia abortista ed eutanasista e fino ad arrivare al gender.









