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Due tartarughe azzannatrici recuperate in pochi giorni nella Palude di Torre Flavia





di Giovanni Zucconi

Due tartarughe azzannatrici recuperate in pochi giorni nella Palude di Torre Flavia

Solo a guardarla fa impressione. E, dopo averla vista, sicuramente non ti domandi più perché la chiamano “Tartaruga azzannatrice”. È una specie pedatrice, originaria del Nord America, con un morso molto potente.

Due tartarughe azzannatrici recuperate in pochi giorni nella Palude di Torre Flavia

Perché ne parliamo? Perché, nel giro di pochi giorni, ne sono state recuperate ben due nella Palude di Torre Flavia. Recuperarne due, considerando che non ce ne dovrebbe essere neanche una, diventa un caso che necessita di un approfondimento e di una spiegazione.

Tartapedia ha dato notizia del primo recupero in un articolo pubblicato il 5 marzo. Corrado Battisti, naturalista referente della Palude di Torre Flavia, ha segnalato ieri il secondo caso con un post.: “Altra tartaruga azzannatrice recuperata. Grazie ai Carabinieri Forestali e alle guardie NOGRA (Nucleo Operativo Guardia Rurale Ausiliaria) che l’hanno recuperata”.

Ricordiamo che per la Tartaruga Azzannatrice la detenzione e il commercio sono vietati in Italia dal 1996. Questo fa pensare che, con alta probabilità, i due recuperi siano a fronte di un rilascio illegale. Il punto è che il ritrovamento non è avvenuto in un’area qualunque. La Palude di Torre Flavia è infatti una zona naturale protetta, istituita come monumento naturale nel 1997. Ed è un ambiente delicato per la fauna acquatica e per gli uccelli migratori. Proprio per questo, l’introduzione di un predatore aggressivo rappresenta un rischio per l’equilibrio dell’intero ecosistema.

Nell’articolo di Tartapedia leggiamo che quello di Torre Flavia non sarebbe un caso isolato. Tra il 2023 e il 2025, nel Lazio, sono stati documentati altri ritrovamenti di Tartarughe Azzannatrici tra Capena, Morlupo e altre località a nord di Roma. Compresa la stessa Torre Flavia

Il recupero annunciato ieri da Corrado Battisti conferma dunque che il problema esiste, e torna a ripresentarsi troppo spesso. Non siamo più davanti a una semplice curiosità naturalistica, ma a una presenza che in un’area protetta non dovrebbe esserci.

Nell’articolo di Tartapedia si ricorda infine che, in caso di avvistamento, non bisogna avvicinarsi né toccare l’animale, ma segnalarlo al 1515 o al Nucleo CITES dei Carabinieri.