Cerveteri medievale, quello che non si vede (ma c’è). Conversazione con l’Archeologo Vincenzo Desiderio
di Giovanni Zucconi
Lo spunto dell’intervista con l’Archeologo Vincenzo è stato quello di pubblicizzare la presentazione che ci sarà venerdì prossimo 19 dicembre, a Grottaferrata, del “Bollettino della Unione Storia ed Arte”. Una pubblicazione storica, gratuita, che viene pubblicata dal 1908.
L’ultimo numero è particolarmente significativo, perché parlerà anche di Cerveteri. In particolare, sarà presente un contributo dell’Archeologo Federico Petetti sulla Cerveteri medievale. Il giovane Archeologo pubblicherà il suo lavoro insieme a tanti altri veri e propri luminari della Storia e dell’Archeologia. Un onore per lui, ma un piacere anche per noi. Che finalmente possiamo leggere qualcosa su Cerveteri. Che, nonostante il suoi quasi tremila anni di storia, non abbonda certo di pubblicazioni che la riguardano, oltre il periodo etrusco.

Un consiglio, per chi lo potrà fare, e quindi quello di partecipare all’evento. E di portarsi a casa, gratuitamente, il Bollettino che parla di Cerveteri. L’ingresso, presso la sala conferenze del Polo Universitario di Grottaferrata, è naturalmente gratuito. Per informazioni potrete telefonare al numero: 06-9459854
Ma l’intervista è stata anche l’occasione per parlare della Cerveteri medievale. Una Cerveteri che, come la nebbia di Totò, “c’è, ma non si vede”. A Tarquinia il Medioevo lo riconosci subito, a Cerveteri molto meno. Eppure, spiega Vincenzo Desiderio, i segni ci sono, ma vanno “letti e riconosciuti”. Ma non voglio togliervi il piacere di leggere l’intervista.

Partiamo da una mia considerazione. Che non so quanto sia corretta. A me colpisce il fatto che, se vai a Tarquinia, o a Tuscania per esempio, trovi un centro storico veramente medievale. Vieni a Cerveteri, pensi che non abbia avuto una storia medievale importante. Non c’è quasi nulla che ti faccia pensare al Medioevo
“È vero. In realtà c’è, ma non si vede. Cioè si vede a tratti, se sai vederlo. Il centro storico, la Boccetta, è stato molto rimaneggiato nel corso degli anni. Però ci sono architetture medievali che, se uno le sa vedere, sono anche piuttosto evidenti. Per esempio, ci sono tante “case a profferlo”, come quelle di Viterbo. Ce ne sono tantissime.”
Case a profferlo? Cosa sono?
“Sono case del tardo Trecento, quindi fine Medioevo, con le scale esterne che salgono al primo piano. Oggi sembrano case dei centri storici “abbastanza moderne”. Ma se guardi la forma e se si potessero togliere gli intonaci, ti renderesti conto che sono medievali. Sono case a due piani con questa scala esterna. Un tempo era una specie di balcone che si affacciava sul vuoto e dava la possibilità di vivere uno spazio all’aperto. Soprattutto alle donne che non facevano uscire se non per andare a messa.
E poi c’era anche un motivo fiscale. La parte sotto, non “toccando” il terreno, non pagava la tassa sul terreno. Quindi si pagava di meno. Quella balconata poi l’hanno riempita, e oggi vedi una casa con una scalinata che va al primo piano.”
A Cerveteri dove si vedono queste case a profferlo?
“Per esempio, su via Etruria ce ne sono tantissime, una dietro l’altra. Anche su via Agyllina, in quella zona, ce ne sono altre. Se vai a Viterbo, a vedere Casa Porcia o il quartiere San Pellegrino, è tutta fatta così. Ma anche Cerveteri ha questi segni.”
Però resta il fatto che, se uno entra nel centro storico, non pensa “questo è medievale”. Perché? Cosa è successo a Cerveteri?
“È successo che prima ci sono stati gli Orsini e poi i Ruspoli.”

Quindi la colpa è dei Ruspoli?
“No, non è “colpa” dei Ruspoli. È che, nei secoli, i luoghi che hanno avuto delle fasi importanti di vita vengono ogni volta rimodellati secondo la moda dell’epoca.
Le città medievali che ci piacciono tanto, tipo Tarquinia o Tuscania, o sono state “rimedievalizzate”, cioè hanno riscoperto la fase medievale scrostando i muri, e quindi sono un po’ “finte”. Oppure sono città che dopo non hanno avuto delle fasi di sviluppo importante. E quindi nessuno si è rimesso a rifare l’architettura camuffando le cose precedenti.”
A Cerveteri ci sono esempi concreti di questo “camuffamento”?
“Certo. C’era la chiesa rinascimentale di San Martino. Non la vedi più perché è stata distrutta e ci hanno fatto Piazza Risorgimento. Ma anche la stessa Piazza Risorgimento. Se guardi le facciate sulla destra, a un certo punto ti accorgi che una di quelle è una “casa torre”. Ma la devi saper guardare.”
Quindi Cerveteri ha subito il cambiamento del tempo più di altre città rimaste più “congelate” nel loro periodo d’oro
“Esatto: hanno avuto una storia successiva meno eclatante e sono rimaste più ferme.”
Su questo carattere peculiare di Cerveteri ha influito anche il fatto che era un Principato?
“Sì, ma non solo. Ha contato molto che Cerveteri fosse molto vicina a Roma. Era ancora considerata Campagna Romana. Tarquinia era distante da Roma, e ha una storia completamente diversa.
Cerveteri, per sua fortuna e per sua sfortuna, essendo vicina a Roma, ha avuto una storia di maggior cambiamento e di maggiore evoluzione. Quindi le parti più antiche erano considerate “vecchie” e le hanno eliminate.”

Mi puoi fare un esempio?
“Per esempio, la chiesa di Santa Maria Maggiore. Oggi ci piace perché è tutta in tufo e ci sembra medievale. Ma è stata una chiesa barocca, poi neoclassica. Nel Settecento l’hanno rifatta barocca, poi neoclassica “come uscita da Canova”. E poi, nel dopoguerra, hanno deciso di spogliarla completamente. Hanno distrutto le cose che c’erano. e l’hanno riportata alle murature. Quindi è “finta”, in realtà.”
Parliamo adesso del secondo argomento per cui ci siamo sentiti oggi. Mi parlava di una presentazione, a Grottaferrata, del “Bollettino della Unione Storia ed Arte”. Cos’è questo Bollettino, e perché questa presentazione è importante per Cerveteri?
“La presentazione ci sarà venerdì 19 dicembre, a partire dalle 17:30, presso la sala conferenze del Polo Universitario di Grottaferrata. Al suo interno, fra i vari contributi, ci sarà un articolo del collega archeologo medievista e amico Federico Petetti su Cerveteri medievale. Da cui sono stati estrapolati i dati della visita guidata realizzata ad inizio mese.”

Che tipo di pubblicazione è il “Bollettino della Unione Storia ed Arte”?
“È una miscellanea, un periodico antico. L’Unione di Storia e Arte è stata fondata nel 1908. Ha quindi più di un secolo di vita. Un signore, Romolo Artioli, nel 1908 crea questa associazione romana: l’Unione di Storia e Arte. Il Bollettino era una sorta di giornale di arte, storia e archeologia. Con un fine di educazione del popolo.
La rivista ha avuto diverse vicissitudini. Nel 2006 circa, siccome si è sciolta, la rivista è stata acquisita dal Gruppo Archeologico Latino, e ha la caratteristica di uscire ogni anno come miscellanea. Ha tanti articoli scritti da studiosi di grande prestigio. Soprattutto in archeologia e storia dell’arte. Ma anche di numismatica e di storia generale. La caratteristica importante è che vi scrivono anche studiosi emergenti. A cui si dà la possibilità di entrare nel mondo accademico con un primo articolo a taglio scientifico.

È il caso del nostro Archeologo, Federico Petetti, vero? Nel lavoro di Petetti cosa troviamo di particolare?
“Lui ha fatto una tesi nel 2017 con il Professor Riccardo Santangeli Valenzani, di Roma Tre. La tesi è rimasta inedita. Era tutta su Cerveteri medievale, soprattutto sulle tracce delle murature. Ha studiato le mura. Per esempio, la porta esterna che si trova su via della Necropoli, che nessuno guarda mai. L’ha studiata, ha fatto campionature murarie. Ha lavorato sulla Chiesa di Santa Maria. Uno studio interessante con ipotesi sulla fase altomedievale, pienamente medievale e rinascimentale. Quello che esce nel Bollettino è una sorta di maxi-riassunto rielaborato, e finalmente portato al pubblico della sua tesi.
Se qualcuno fosse interessato, potrebbe acquistare il Bollettino?
“Non è acquistabile perché è gratuito. Alla presentazione chiunque venga lo può prendere. È una caratteristica del Bollettino da oltre cento anni: è sempre gratis. Federico ne prenderà anche un certo numero di copie perché vorremmo fare un’altra conferenza a Cerveteri. Dove lui presenterà meglio l’articolo, e verranno distribuite copie a chi vorrà. Una parte finirà in biblioteca.”
Non ci sono libri che parlano di Cerveteri nel periodo storico più recente?
“Qualcosa c’è. Sono due libri fondamentali. Uno è di Rita Papi. Un volume del 2005, sul centro storico, purtroppo abbastanza introvabile. È fuori produzione. Io, per esempio, non ce l’ho: bisogna andare in biblioteca. L’altro è uno studio di un’urbanista, Baldoni, una donna, del 1987: uno studio storico partendo dal catasto. Anche quello è introvabile, neanche nel mercato antiquario. A Cerveteri sta in biblioteca. Quindi sì e no: sono state pubblicate cose, ma oggi sono difficili da reperire. E in parte sono imprecise rispetto a ciò che sappiamo adesso. Il contributo di Federico Petetti ha anche il valore di un aggiornamento di pubblicazioni scritte molto tempo fa.











