CerveteriEvidenza

Nicolò Accardo: non sono stato allontanato da “Noi Moderati”. Ne sono uscito io. Sogno un “Patto per Cerveteri”





Nicolò Accardo: non sono stato allontanato da “Noi Moderati”. Ne sono uscito io. Sogno un “Patto per Cerveteri” – di Giovanni Zucconi

È di questi giorni la notizia che Nicolò Accardo, il Consigliere comunale di Cerveteri che aveva sempre avuto una posizione critica nei confronti della mozione di sfiducia contro la Sindaca Elena Gubetti, sia stato allontanato dal suo Partito: “Noi Moderati”.

Nicolò Accardo: non sono stato allontanato da “Noi Moderati”. Ne sono uscito io. Sogno un “Patto per Cerveteri”
Nicolò Accardo, “Non ho firmato la sfiducia perché era una trappola. Ma alla Sindaca dico: abbia il coraggio di dimettersi”

Per capire le motivazioni di questa uscita, abbiamo provato ad intervistare il diretto interessato. E Nicolò Accardo, con la sua consueta disponibilità, ci ha concesso una interessante intervista. Da dove emergono delle sorprese, e un ambizioso progetto del Consigliere comunale.

Partiamo dal suo allontanamento da “Noi Moderati”. Se lo aspettava? Cosa è successo davvero?

“Intanto chiarisco una cosa: non mi ha allontanato nessuno. Sono uscito io. Ho inviato una PEC a Marco Di Stefano, il Segretario regionale di “Noi Moderati”, già alla fine della scorsa settimana. Spiegando che non c’erano più le condizioni per restare nel partito di “Noi Moderati. Pur mantenendo la stima personale nei suoi confronti.”.

Altro che espulsione. È una bugia messa in giro da un giovane politico di Cerveteri, di Fratelli d’Italia. Che, nella sua pagina personale Facebook, mi ha anche definito un “claudicante consigliere d’opposizione”. Irridere un disabile come me, mi ricorda i metodi e i linguaggi della Germania di inizio anni ’40. Trovo questo molto sgradevole.”

Quindi l’uscita da Noi Moderati è una sua decisione?

“La mia decisione è documentata. L’ho spiegata a voce a Di Stefano, e poi per iscritto via PEC. Le motivazioni? Primo: non condivido l’invio di armi all’Ucraina. Per me, se anche una sola pallottola italiana uccidesse un soldato o un civile, russo o ucraino, sarebbe una vergogna per me e per il mio Paese. Lo dico da cristiano, non cattolico praticante, ma profondamente cristiano. Queste guerre stanno arricchendo le grandi industrie che fabbricano armi, e alimentano i conflitti nel mondo per vendere i loro prodotti. È incompatibile con la mia coscienza.

Secondo: non condivido le difficoltà di alcuni partiti che si oppongono alla richiesta di far versare allo Stato una parte degli extraprofitti delle banche.

Terzo: non condivido la posizione di chi addossa tutta la responsabilità della guerra alla Russia. Le responsabilità sono molteplici. Per questo ho deciso di uscire da “Noi Moderati”.”

Marco Di Stefano, segretario regionale di Noi Moderati

Quindi la scelta riguarda soprattutto questioni nazionali, non locali?

“Sì, il motivo della mia uscita è di politica nazionale. A livello locale, resto in Consiglio comunale ma non rappresento più “Noi Moderati”. E ribadisco quello che ho già detto più volte. L’ipotesi del Commissario prefettizio a Cerveteri sarebbe una sciagura. I Commissari non conoscono il territorio, e non risolvono i problemi. Non vedo un progetto alternativo pronto, se non quello che ho proposto io: il “Patto per Cerveteri”. A cui devo dire hanno aderito verbalmente sia esponenti di spicco del Centrodestra, sia esponenti di spicco dell’Amministrazione.”

Mi può parlare di questo “Patto per Cerveteri”?

“Ne ho parlato con esponenti del Centrodestra e con figure dell’amministrazione. L’idea è fare insieme le opere fondamentali per Cerveteri, al di là delle bandiere. Mi piace l’impostazione che Carlo Calenda ha sintetizzato con Vespa: “se una cosa è nell’interesse del Paese, la voti, da chiunque provenga”.

Con chi ha già parlato di questo Patto?

“Ne ho parlato con Linda Ferretti, del PD, che era molto interessata. E con esponenti del Centrodestra, come Orsomando e Vecchiotti. Ho citato loro anche una lettera dei vescovi del nostro territorio. Che invitano a superare inerzie, e a lavorare tutti insieme. E condivido anche l’ultima dichiarazione programmatica di Vecchiotti in Consiglio comunale. Che intelligentemente e saggiamente ha proposto di occuparsi della zona artigianale, delle strade e della viabilità rurale, della revisione del Piano Regolatore, e dell’adozione della delibera regionale sulle sanatorie per piccoli abusi. A chi potrebbe dare fastidio un programma così? Chiunque fosse contrario, la sua contrarietà sarebbe strumentale.”

Qualcuno potrebbe pensare che lei sia pronto per entrare a fare parte della maggioranza

“No. Io resto in minoranza. Non mi interessa “maggioranza” o “opposizione”. Mi interessa fare le cose utili alla città. Rifiuto inoltre il termine “opposizione”, è troppo violento. Voto a favore di ciò che è buono per Cerveteri, da chiunque provenga.”

Lei parla di “lavorare con tutti”. Lo possiamo definire un progetto elettorale per le prossime elezioni?

“È una proposta che mette insieme liste civiche, e partiti che ci vogliono stare. A cominciare dal centrodestra. Ma “al di fuori” delle collocazioni nazionali. Quando ci si candida in una città, lo si fa per la città, non per un partito. Il mio orizzonte programmatico è: cimiteri, viabilità rurale, revisione del Piano Regolatore per evitare eccessi di cemento, e affrontare il nodo di Campo di Mare. Sono tutti problemi importanti, e che devono essere subito risolti.”

Abbiamo poi il patrimonio archeologico più grande d’Italia dopo Roma, e non l’abbiamo mai valorizzato. Non c’è un albergo. Si trasformano terreni agricoli in edificabili. Si moltiplicano supermercati. Perché non stipulare accordi con le compagnie di navigazione di Civitavecchia per inserire Cerveteri nei loro percorsi?”

E lei crede che questi progetti si possano realizzare al di fuori dei Partiti?

“Le rispondo di sì. Perché chi è saggio, e vuole bene del Paese prende le distanze dalla politica nazionale, senza uscire dai partiti. E si candida per la città nella quale vuole che le cose cambino.”

Ci può dare qualche nome o profilo con cui lei potrebbe dialogare a Cerveteri?

“In città ci sono persone con storie diverse, ma di spirito civico. Penso a Matteo Luchetti, a Gazzella, a Gnazi, a Ferri, alla Renzetti e ad altri. E ricordo che anche la Sindaca Gubetti ha una storia familiare significativa in area centrodestra. Qual è la colorazione politica di questa gente? Io ritengo che si siano candidati nell’interesse di Cerveteri, non per qualcosa o per qualcuno.”

Quindi lei considera queste persone come dei possibili interlocutori nel suo “Patto per Cerveteri”

“Lo sono tutti quelli che amano la città nella quale si candidano. E che non seguono ciecamente gli ordini del partito.”

Dopo la sua uscita da Noi Moderati, si riavvicinerà a Fratelli d’Italia? Il partito dal quale si era precedentemente allontanato. Quali saranno adesso i suoi rapporti personali nel Centrodestra nazionale?

“Conservo nell’area di centrodestra dei rapporti personali di stima. Sono amico da 25 anni di Arianna Meloni. Ho conosciuto Giorgia Meloni ai tempi del Ministero della Gioventù. Ho collaborato strettamente con Francesco Lollobrigida quando era ministro. Stimo Luisa Regimenti e Alessandro Battilocchio di Forza Italia. Però ho detto che nelle ultime elezioni, alcuni partiti hanno gettato le reti a strascico pescando quelli che trovava. Mentre io dico da sempre che “gli uomini non devono essere al servizio dei partiti, ma i partiti al servizio degli uomini”.

Mi sembra di aver capito che il suo progetto politico lo stia proponendo anche fuori Cerveteri

Sì, lavoro a Ladispoli, a Santa Marinella e a Fiumicino. Il mio elettorato va da Tarquinia a Tivoli. L’idea del “Patto” è esportabile: “Patto per Cerveteri”, “Patto per Ladispoli”, e così via. Un patto non per coprire di cemento, oppure per non edificare nulla. Ogni eccesso è sbagliato. Bisogna decidere insieme, cittadini compresi, cosa serve davvero. Un patto dove dentro ci vorrei le forze sindacali, quelle imprenditoriali, i commercianti, gli artigiani e la Chiesa.”

La sua è un’Utopia o una possibilità concreta di una collaborazione trasversale?

“Bisogna sempre inseguire un sogno. Soprattutto se sei in Politica. Il mio sogno è un patto fra forze politiche, religiose, sindacali e sociali. A livello nazionale e locale. Basta col riflesso condizionato: se lo propone “l’altro”, allora sei contro. Io sono minoranza, non opposizione. Sostengo tutto ciò che è utile alla città.”