Ladispoli

Ladispoli, seconda giornata per l’importante e partecipata manifestazione “Coltiviamo la Pace”





Le interviste e gli interventi del Sindaco Alessandro Grando e del Vescovo Gianrico Ruzza

di Giovanni Zucconi

Oggi, a Ladispoli, continuerà lo svolgimento della manifestazione, iniziata ieri, “Coltiviamo la Pace”. La manifestazione è stata promossa dalla “Rete diocesana per la Cura del Creato”, che è stata costituita all’interno delle Diocesi di Porto Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia. Tutte e due guidate dal Vescovo Gianrico Ruzza.

Ladispoli, è in corso l’importante e partecipata manifestazione “Coltiviamo la Pace”
Ladispoli, seconda giornata per l’importante e partecipata manifestazione “Coltiviamo la Pace”

È una manifestazione che unisce due temi che apparentemente non sembrano avere molto in comune: la difesa dell’Ambiente e la ricerca della Pace. Ma dopo aver seguito tutti gli interventi della prima giornata, si arriva a capire quanto i due temi siano correlati. Entrambi richiedono l’impegno di tutti, e il fallimento di anche solo uno dei due obiettivi può avere come conseguenza la fine del genere umano.

Ma non vorrei dilungarmi troppo. Meglio descrivere la natura e il significato di questa importantissima manifestazione con le voci che abbiamo raccolto dal Sindaco Grando, da una delle più importanti organizzatrici dell’evento, Emanuela Chiang, e dal protagonista assoluto della giornata: il Vescovo Gianrico Ruzza.

Ma prima ricordiamo il programma della seconda giornata. Oggi si porteranno i partecipanti direttamente nei luoghi simbolo della biodiversità ladispolana.

Ore 10:00 — Visita guidata al Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (via Roma snc).

Ore 16:30 — Visita guidata all’Oasi Naturale del Bosco di Palo (via Corrado Melone snc), seguita da una pulizia della spiaggia insieme ai volontari di Marevivo.

Di seguito le interviste e le voci che abbiamo raccolto ieri. Leggete l’articolo fino in fondo. Non perdetevi l’intervento del Vescovo Ruzza.

L’intervista a Emanuela Chiang, della Diocesi di Porto Santa Rufina

Iniziamo con l’intervista a Emanuela Chiang, della Diocesi di Porto Santa Rufina. Dove si occupa della sezione “Cura del Creato”

Signora Chiang, chi ha promosso e organizzato questa manifestazione?

“La manifestazione è stata promossa dalla “Rete diocesana per la Cura del Creato”. Nata un anno fa, a settembre 2024, all’interno delle diocesi di Porto Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia. Tutte e due guidate dal Vescovo Gianrico Ruzza. La rete riunisce in questo momento 38 associazioni. Sono tutte organizzazioni che si occupano della tutela e della salvaguardia del patrimonio, non solo naturale, ma anche umano, della nostra diocesi.”

Il Vescovo ha naturalmente sostenuto questa manifestazione. Che immagino si ponga all’interno di un progetto più complessivo

“Sì, il Vescovo ha sostenuto questa manifestazione. Che è nata nell’ambito del “Sinodo sulla sinodalità”, avviato a livello ecclesiale per il triennio 2023–2025. Nel Sinodo abbiamo pensato, in chiave di ecologia integrale, di mettere in relazione quante più associazioni possibile delle due diocesi. In modo che possano conoscersi, lavorare insieme e convergere su obiettivi comuni. Per la tutela della creazione, intesa come Persona, ma anche come Natura. Il primo atto è stato un manifesto comune con valori condivisi e con ambiti d’azione ben definiti: riserve naturali, patrimonio archeologico e promozione dei più fragili. Da quel manifesto è nata la volontà di una manifestazione comune per farci conoscere. E per questo siamo qui oggi.”

Quindi questa è la prima edizione dei vostri incontri? Qual è l’obiettivo che vi siete proposti oggi?

“Sì, è la prima volta. L’obiettivo è presentare la Rete. Ma anche ampliarla invitando altre associazioni. E, soprattutto, lanciare il messaggio del giorno: “Coltivare la pace”. “Coltivare” richiama l’impegno e la relazione con la Natura. La pace inizia dentro di noi, e si traduce nei rapporti con gli altri e con il Creato. Vogliamo promuovere una cultura di pace e armonia tra persone e l’ambiente.”

La “Rete diocesana per la Cura del Creato” ha una natura confessionale? Chi ne fa parte?

“Non è una rete confessionale. È una rete eterogenea. Alcuni gruppi sono legati al mondo ecclesiale, ma la maggior parte sono associazioni laiche. Con noi ci sono credenti e non credenti.”

Oltre a farvi conoscere, avete già in mente delle iniziative concrete?

“Oggi presentiamo un programma comune della rete. Oggi pomeriggio, alle 15:30, ci sarà un incontro plenario per confrontarci e definire i prossimi passi. L’idea è sicuramente quella di mettere a sistema tutte le nostre forze e le nostre iniziative. Ma anche di riflettere su temi comuni già elencati nel manifesto, approfondendoli uno alla volta.”

Il lavoro che vi aspetta sarà quindi sia di riflessione che di azione?

“Sì. Gli approfondimenti devono portare ad azioni concrete. Dalla riflessione su “dove siamo” e “cosa possiamo fare insieme”, vogliamo fare scaturire iniziative condivise. E vogliamo fare sentire la nostra voce su temi rilevanti.”

L’intervista al Sindaco di Ladispoli, Alessandro Grando

Ladispoli, è in corso l’importante e partecipata manifestazione “Coltiviamo la Pace”
Il Sindaco Alessandro Grando

Sindaco, che cosa pensa di questa manifestazione, che si sta svolgendo oggi in Piazza Rossellini?

“Qualche mese fa, noi ci siamo visti con alcuni esponenti della diocesi che ci hanno preannunciato di voler organizzare questo evento. Come Amministrazione comunale abbiamo dato subito la nostra disponibilità e il nostro patrocinio. Perché crediamo con convinzione nei valori che questa manifestazione può promuovere: la tutela della natura, del creato e di tutto ciò che ci circonda. Attraverso il dialogo, la collaborazione e la rete tra le realtà del territorio attive nel sociale. Un’Amministrazione comunale non può che sostenere e partecipare attivamente a iniziative belle come questa.”

Che ne pensa dei volontari che hanno riempito piazza Rossellini con i loro stand?

“A loro va il mio grazie di cuore. Sono il motore di tutto. Sottraggono tempo alla famiglia, al lavoro e alla vita privata, per mettersi al servizio degli altri. Come Amministrazione cerchiamo di interagire e sostenere le loro iniziative. Ma il loro lavoro è preziosissimo e insostituibile.

Ne approfitto anche per ringraziare il nostro Vescovo Gianrico Ruzza. Che oggi è qui presente a confermare l’importanza di questo evento.”

Secondo lei perché è stata scelta Ladispoli come sede della manifestazione?

“Noi naturalmente siamo onorati che la Diocesi abbia scelto Ladispoli per ospitare questa manifestazione. Ci siamo messi subito a disposizione per dare il nostro contributo, e siamo orgogliosi di ospitare questo evento. Perché siamo stati scelti? Probabilmente anche perché Ladispoli è baricentrica rispetto alla diocesi, ed è facilmente raggiungibile. E poi, perché è più bella di tutte le altre città. (ridendo)”

Un pensiero sul tema della pace oggi

“Parlare di pace è importante, anche se è un tema complicato. E una manifestazione, per quanto autorevole, non può dare risultati immediati. Ma di pace bisogna parlare. E bisogna trasmetterne il messaggio: siamo stanchi di vedere il dramma quotidiano, un vero genocidio, alla televisione. Noi lo guardiamo da uno schermo, ma c’è chi lo vive sulla propria pelle.”

L’intervista al Vescovo Gianrico Ruzza

Ladispoli, è in corso l’importante e partecipata manifestazione “Coltiviamo la Pace”
Il Vescovo Gianrico Ruzza

Per ultimo ha parlato il Vescovo Gianrico Ruzza. Un intervento, a mio parere, che ha avuto temi e toni inaspettati. Intervento che spiega chiaramente il perché, tante realtà laiche, composte da molte persone atee e spesso anticlericali, si sono unite nella cattolicissima “Rete diocesana per la Cura del Creato”. Prima di provare a raccontare brevemente il suo intervento, riporto le sue risposte a due mie domande poste quando è venuto a visitare lo stand della Sezione di Cerveteri-Ladispoli-Tarquinia del Gruppo Archeologico Romano. La sua seconda risposta è illuminante.

Cosa ne pensa dell’Archeologia? Il nostro contributo nella “Rete diocesana per la Cura del Creato” è anche in parte legato a questa nostra attività primaria

“L’Archeologia è un esempio di ecologia integrale. Perché l’archeologia è tornare alle nostre origini, alle nostre radici. E quindi alla persona umana. L’origine della storia passa attraverso la natura.”

Mi scusi la domanda. Ma trovo straordinario, e anche un po’ curioso, che ci sia un Vescovo come lei, che affronta con competenza, e con impegno non di facciata, i temi ambientali e di tutela della Natura

“Ricordatevi che con Papa Francesco è cambiato tutto. E questa è la cosa bella, chiarissima. Cambiato tutto in senso positivo. Lui ha iniziato il percorso, ma l’attuale Papa sarà in pienissima continuità. Anche lui sta percorrendo, in continuità con Francesco, la linea della difesa dell’ambiente.”

Proviamo adesso a riassumere l’interessante intervento del Vescovo Ruzza. Per maggiore chiarezza lo divideremo per argomento trattato

Clima, ambiente e biodiversità. L’insegnamento di Papa Francesco

Il Vescovo apre con un principio caro a Papa Francesco: “la realtà è superiore all’idea”. Di fronte al riscaldamento climatico, all’inquinamento e alla perdita di biodiversità, non bastano gli slogan o le ideologie. Occorre guardare alla realtà così com’è. Bisogna perseguire una visione integrale che tiene insieme la vita delle persone e la salute degli ecosistemi. A chi definisce il cambiamento climatico una “truffa”, il Vescovo oppone il criterio pratico ribadito da Francesco: partire dai fatti. E i fatti sono gli eventi estremi sempre più frequenti, e ritmi della terra visibilmente e oggettivamente alterati. È un dato empirico che, secondo il Vescovo Ruzza, deve interrogare le coscienze e chiedere urgenti decisioni. In questo quadro, l’appello del Papa a “custodire la casa comune” diventa, nelle parole del Vescovo, un invito a uscire dalle contrapposizioni sterili. Per assumere responsabilità condivise, dove “tutto è connesso”: persone, ambiente, economia e cultura.

Pace e dialogo

La pace nasce quando persone di orizzonti diversi, di idee diverse, decidono di incontrarsi e dialogare. Il Vescovo ha richiamato gli scenari in cui il dialogo oggi manca. Citando i conflitti tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina. E ha indicato nella mancanza di rispetto per la persona, la radice dell’ostilità.

Quanto vale la vita umana oggi? Non vale nulla. Questa è la realtà. Non vale nulla per le bombe che vengono mandate su questi territori. E non vale nulla per la fame che viene indotta in modo drammatico e artificioso nei confronti del popolo di Palestina. Non vale nulla perché questo mondo, questo creato, lo stiamo massacrando sempre di più. Creato che dovrebbe custodire la persona umana, e la persona dovrebbe custodire il creato. Deve essere un’azione reciproca.”

Per questo il “villaggio” che abbiamo ricreato a Ladispoli, ha continuato il Vescovo, è già un segno concreto. Realtà differenti che scelgono di condividere uno spazio comune. Non per annullare le differenze, ma per praticare la convivenza e la ricerca del bene possibile.

Beatrice Cantieri

Papa Francesco e la continuità dell’impegno

Il Vescovo Ruzza respinge l’idea che, dopo Francesco, “sia finita qui”. Parla di continuità nell’impegno per il creato da parte di Papa Leone XIV. Afferma che l’itinerario è aperto e chiede a tutti ulteriori passi. La cura del creato è definita una vocazione che riguarda tutti. Non è un tema “per addetti ai lavori”, ma un impegno che interseca coscienza, economia, politica e stili di vita.

Che cosa fare: mobilitazione dei popoli

Di fronte a questo quadro, la via indicata dal Vescovo Ruzza è la mobilitazione dei popoli. Le religioni hanno un contatto capillare con le persone e possono alimentare una spinta dal basso. Possono alimentare una partecipazione civica. Delle forme di pressione sui decisori, e una costruzione di alleanze tra mondi differenti. La partecipazione della gente, riconosce il Vescovo, è diminuita. Per questo la piazza del “villaggio” di Ladispoli è un seme da moltiplicare. Infine, bisogna avviare un laboratorio di proposte per i Comuni. E promuovere l’adesione a un manifesto di impegni reciproci e fissare obiettivi territoriali periodici. Come, per esempio, la pulizia e la tutela di aree. La Chiesa delle due diocesi si dice disponibile a camminare con tutti, con convinzione e affetto. Perché tutti insieme si diventa più forti.