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Linda Corsaletti, un’eccellenza cerveterana sui generis





Criminologa affermata e tanatoesteta, la dottoressa Corsaletti sarà protagonista di un documentario dedicato alla sua professione

In Abruzzo da circa un anno e mezzo, ma legatissima al territorio di Cerveteri, la dottoressa Linda Corsaletti sarà protagonista di una docu-serie che racconterà la sua carriera e la sua professione di tanatoesteta. Dopo essersi affermata nel settore della criminologia, Linda ha deciso di dedicarsi anche a questo nuovo percorso professionale che la porta a lavorare sulle salme con l’obiettivo di riconsegnare ai cari un corpo che abbia quella dignità che troppo spesso la morte toglie. Quella con la dottoressa è stata una chiacchierata unica nel suo genere, probabilmente strana per la tranquillità con cui è stata condotta, ma sicuramente interessante.

Iniziamo dalla fine, puoi dirci qualcosa sul progetto?

“Inizieremo le riprese il 20 settembre e la docu-serie uscirà su YouTube. Hanno deciso di contattarmi perché sono stati incuriositi dalla doppia professione che svolgo.          Nel corso del documentario, mi seguiranno passo passo sul lavoro e ci saranno parti più personali”.

Linda Corsaletti, un’eccellenza cerveterana sui generis
Linda Corsaletti, un’eccellenza cerveterana sui generis

Precisamente cos’è il tanatoesteta?

“In America è una professione che esiste da diversi anni. È un lavoro che si fa sulle salme generalmente su richiesta dei parenti. Troppe volte ho visto la fase del commiato a bara chiusa per le condizioni in cui versava il corpo e ciò negava ai familiari la possibilità di dare l’ultimo saluto al defunto. Questo, in realtà, è fondamentale per la fase dell’elaborazione del lutto, ma la visione deve essere il più delicata possibile. Intervengo su ricostruzioni in caso di morte violenta, ma anche sugli effetti di una lunga malattia debilitante o suicidi ad esempio con l’utilizzo di manovre, make up e tutto ciò che è necessario. Si riconsegna dignità alla salma e questo aiuta i familiari che possono vederla con più serenità”.

Perché hai deciso di dedicarti anche a questa professione?

“Il passaggio è avvenuto perché non mi sentivo completa a livello professionale. Volevo qualcosa che mi differenziasse. Ho cercato un modo per seguire le famiglie anche nelle fasi immediatamente successive al lutto. Spesso, come criminologa, arrivavo a lutto già iniziato e vedevo che queste famiglie non riuscivano a sbloccarsi dalla visione traumatica che avevano avuto. Si rischia, ti parlo proprio a livello psicologico, di avere una fase del lutto distorta”.

Come ti sei avvicinata a livello pratico?

“Ho visto che c’erano dei corsi di formazione e, chiaramente, li ho frequentati. Mi sto informando per proseguire anche all’estero”.

E lavorativamente parlando ti stai togliendo delle soddisfazioni?

“Oggi vivo a Lucoli in Abruzzo e qui ci sono tante case funerarie. A breve inizierò a collaborare anche con il Lazio e con Cerveteri. Sto lavorando tanto e la cosa che mi dà più soddisfazione è vedere i familiari che ti ringraziano. Quella è la gratificazione più grande. Molto spesso mi dicono: non voglio che venga visto così. Risolvere quella situazione è importante. Sicuramente non è semplice, ci sono ore ed ore di lavoro sulla salma, ma sento di aiutare veramente le persone. Recentemente un figlio mi ha detto di aver rivisto su madre com’era prima della malattia, sono cose forti”.

Noi stiamo dialogando con molta naturalezza, ma, riflettendoci, stiamo comunque parlando di defunti. Metti materialmente le mani sui loro corpi…

“Ci metto le mani, ci metto il naso. Non è un lavoro che possono fare tutti. A volte mi porto a casa le urla dei genitori che perdono un figlio. Però, venendo dalla criminologia, ho imparato il distacco emotivo che non significa non essere empatici, ma non farsi travolgere da quelle emozioni e rimanere lucida. Queste 2 professioni insieme rendono il percorso più completo perché riesci a gestire le situazioni con più tranquillità, altrimenti non riuscirei a farlo. Vedi tanto a livello umano che fa male. C’è sicuramente un tabù legato anche alla paura dei cari che pensano tu possa danneggiare quel corpo. Noi facciamo manovra che servono per ridare una posizione naturale, copriamo le discromie, ricostruiamo, laviamo, disinfettiamo”.

Quando ti hanno contattata come hai reagito? “Ho avuto un po’ di timore. Non è mai stato fatto niente su questo argomento ed essere la prima mi spaventa e, al tempo stesso, mi gratifica. L’unione di queste 2 professionalità ha incuriosito molto. Sono sicuramente molto contenta perché divulgare questo servizio è qualcosa che, come dicevo, può dare un aiuto fondamentale. Non toglie il dolore, ma restituisce dignità alla persona defunta”.

Giorgio Ripani