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Gli agricoltori hanno chiuso il loro presidio a Torrimpietra





Pubblichiamo, in esclusiva, il loro comunicato

Gli agricoltori hanno chiuso il loro presidio a Torrimpietra – di Giovanni Zucconi

Siamo ripassati venerdì scorso di fronte al presidio degli agricoltori a Torrimpietra. Era quasi sera, e non vi vedeva da lontano le solite luci blu lampeggianti. Penso subito che sia un brutto segno. Infatti, passando davanti l’incrocio con via di Casale di Sant’Angelo, non c’era nessuna macchina o cellulare della Polizia. E non c’era più la tensostruttura del presidio. E non c’erano più i trattori.

I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno
Chiuso il presidio degli agricoltori a Torrimpietra

Tutto smobilitato. Il presidio degli agricoltori a Torrimpietra non c’è più. E non è un bel segnale. Quando una battaglia su temi oggettivamente condivisi da tutti viene “silenziata”, abbiamo perso tutti.

Avete letto o visto da qualche parte questa notizia? Naturalmente no. Il presidio, così come le loro azioni, non esistevano più da tanto tempo sui media. Completamente cancellato. E qualcosa che non esiste, non si può chiudere. Non può fare notizia.

Dobbiamo riflettere tutti su questa cosa. Quello che trovo inspiegabile non è la giravolta dei politici che qualche mese fa erano alla testa dei trattori, ripresi dai TG e dai quotidiani nazionali. E che promettevano aiuti e leggi a favore degli agricoltori. Loro sono politici. E quando vanno al governo o vengono eletti, si cambiano di abito.

Quello che trovo vergognoso è che sono improvvisamente scomparsi le decine di post che ogni giorno leggevamo su Facebook o sugli altri social. Post di gente comune, non di politici. Post, evidentemente “telecomandati”, che manifestavano eterna e convinta solidarietà agli agricoltori che stavano scendendo in strada con i loro trattori. Fateci caso. Sono scomparsi anche quelli sui disagi nelle zone terremotate del centro Italia. Ma questo sono i social. Dove le opinioni spesso non sono le proprie. Ma sono confezionate da qualcuno, pronte per essere pubblicate.

Ma torniamo al presidio di Torrimpietra. Per capire meglio cosa sia successo, e le motivazioni di questa chiusura, abbiamo contattato uno dei portavoce di quel presidio. Che non ha voluto darci subito una risposta non condivisa con gli altri, e gentilmente ha riunito tutti gli agricoltori per fornirci una posizione comune. Notare come non l’avevano pronta, perché nessuno gliela aveva ancora chiesta.

Quello che segue è il comunicato che hanno condiviso con BaraondaNews.

Il presidio di Torrimpietra come luogo fisico è smontato, sì, ma non significa che non ci sia più come aggregazione degli agricoltori che dall’anno scorso stanno protestando.

Il punto è che dopo l’invernata di presidi fisici in diverse località d’Italia dobbiamo passare alla modalità presidi “virtuali”: stiamo andando incontro alla bella stagione, cioè un susseguirsi continuo di lavori inevitabili per portare le colture dalla semina al raccolto, e gli agricoltori in questo periodo fanno anche oltre 15 ore al giorno di lavoro. Va da sè che non possiamo essere anche presenti al presidio, a meno di non farlo alle 3 di notte.

Tuttavia, il presidio è ancora vivo e vegeto perché anche quest’anno il governo non ha portato alcun risultato rispetto alle nostre richieste. È dall’anno scorso che chiediamo una miglior distribuzione di reddito nella filiera, più controlli sulle pratiche commerciali sleali e sui prodotti agricoli importati; sono temi che dovrebbero essere importanti per un governo che si professa “patriota”, invece latita alla grande, favorendo solo la lobby dell’agroalimentare. Vorremmo infatti ricordare che agroalimentare e agricoltura non sono la stessa cosa, ma che il primo dipende dalla seconda per le materie prime, ma la sottopaga costantemente.

Per questo noi continuiamo a lavorare come presidio: vogliamo vedere realizzate le nostre richieste, vogliamo che finalmente all’agricoltura venga dato il giusto posto per importanza nella filiera. D’altronde: niente agricoltura, niente cibo, niente futuro.”

Chiudiamo con un post su Facebook, della pagina “Il Territorio”, che ci ha segnalato il portavoce che abbiamo contattato. Lo riportiamo anche perché riprende, esprimendolo molto chiaramente, il contenuto dell’intervista che abbiamo fatto recentemente agli agricoltori del presidio, e che potete ritrovare qui.

L’ottimismo espresso dal presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, sui dati Istat riguardanti l’agricoltura merita un’analisi più approfondita. Dire che “l’agricoltura corre” senza distinguere chi sta beneficiando di questa crescita e chi ne sta pagando il prezzo significa fornire una lettura parziale della realtà. 

Se è vero che il settore agroalimentare mostra segni di crescita, è altrettanto vero che questa crescita è concentrata nelle mani di poche grandi realtà industriali e nella filiera della trasformazione, mentre le piccole e medie imprese agricole – che sono l’ossatura della nostra agricoltura – stanno scomparendo. 

Gli stessi dati Istat certificano la perdita di migliaia di aziende agricole negli ultimi anni, con un aumento della concentrazione fondiaria e un progressivo spostamento della ricchezza agricola verso l’agroindustria e la grande distribuzione. La crisi del credito, l’aumento dei costi di produzione e la mancanza di politiche di tutela stanno soffocando chi lavora la terra, mentre le speculazioni sui prezzi delle materie prime e il controllo delle filiere da parte di pochi grandi gruppi stanno strangolando gli agricoltori. 

L’agricoltura “corre”, sì, ma verso un modello di produzione che rischia di cancellare i piccoli produttori e il tessuto agricolo diffuso, in favore di una concentrazione del mercato nelle mani di pochi attori. Se non si interviene con misure concrete, il risultato sarà un’agricoltura sempre più industrializzata, meno legata ai territori e più vulnerabile alle dinamiche speculative globali. 

Questa non è crescita: è un’emorragia lenta e costante del nostro patrimonio agricolo.”