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Cerveteri, Pietas per i caduti





di Angelo Alfani

Il Monumento ai caduti nella follia delle guerre è collocato alla fine dei Giardini, nel ferro di cavallo che separa l’entrata e l’uscita da Cerveteri, conosciute ai compaesani  come salita e  discesa.

L’impianto dei Giardini, prima di diventare Parco della Rimembranza, sostituì una macchietta, a carattere spontaneo, che verdeggiava fra le due pareti di tufo su cui  si affacciano da un lato la Boccetta e dall’altro la Legnara. Pareti bucate come groviera sin dai tempi degli Avi, grotte usate, a seguito della cessione in affitto da parte del Comune, per cantine, stalle, magazzini, camminamenti in “galleria” per giungere più in fretta a casa.

La proposta di creare in tutti i paesi d’Italia un Parco della Rimembranza, a ricordo ed onore dei morti  della prima guerra, era stata lanciata nel dicembre del 1922 da Dario Lupi ,sottosegretario alla Pubblica Istruzione.

In una lettera indirizzata a tutti i regi Provveditori agli Studi richiedeva: “[…] che le scolaresche d’Italia si facciano iniziatrici di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza. Per ogni caduto nella grande guerra, dovrà essere piantato un albero”.

Anche a Cerveteri venne costituito il Comitato all’uopo.

La compilazione dei caduti e la piantumazione dei piccoli elci, con il cartellino d’ottone col nome del morto, l’ annaffiamento e cura iniziale fu compito degli scolari. Nel 1925 si completa il tutto con  circa 50 piante, 41 delle quali a simboleggiare gli altrettanti soldati periti. Per decenni fu il tipico giardino all’italiana con filari di bosso che nascondevano prime  abbraccicate e baci clandestini sulle quattro panchine in peperino che accerchiavano fontane il cui zampillo centrale, ininterrotto, bucava l’aria rinfrescandola ,di cui si raccontava che venissero  usate come vasche idromassaggio dai rari, ma presenti nelle nottate di luna piena, lupi panari.

Da anni ormai, a seguito di punteruoli rossi arrivati d’oltre Oceano, di decisioni di amministratori, è inguardabile ed invivibile: una grigia pista scivolosa con fontane senza acqua, utilizzate come cestino per  bottigliette, cartacce e plasticume vario. Tanto che Cerveteri potrebbe essere annoverato, a differenza di Marino con le “ fontane che danno vino”, come il Paese in cui le fontane non danno manco più l’acqua.

La storia del Monumento ebbe ufficialmente inizio nel settembre del 1921 con una lettera, indirizzata all’Amministrazione comunale, del Comitato per il Monumento ai morti in guerra composto da ex combattenti:Lucarini Salvatore, Belardinelli Alfredo, Marchili e Guastini Americo. Nella lettera si evidenziava la necessità che il Comune  cooperasse  nella scelta del luogo, che desse il suo apporto  a scegliere il bozzetto, e che si facesse carico di versare la differenza tra i soldi raccolti  dal Comitato stesso e la somma complessiva occorrente per la messa in opera.

Cerveteri, Pietas per i caduti

La risposta dell’allora sindaco Pietro Alfani giunse il 22 dello stesso mese, ribaltando praticamente i ruoli: il Comune proponeva ed il Comitato cooperava. Il ventiquattro di ottobre si addivenne ad un accordo. Lo stesso giorno vennero messi in una urna venti nomi dei migliori scultori di Roma ed, a sorte, estratti cinque. Poi ci sono anni di cui non è dato sapere. Se ne riparla ufficialmente dopo che ,sciolto con la forza il Consiglio cittadino da parte del fascio, venne inviato a Cerveteri  a “sistemare le cose” il Commissario Achille Compagnucci. Nella sua relazione ,datata  10 novembre 1923 ,una sorta di testamento ai paesani liberati oramai dalla faziosità rossa, si dà ampio spazio al  Monumento.

Scrive il Commissario:

“Mi adoperai anche a portare a termine la pendenza relativa alla erezione del Monumento  ai caduti ed in un dato momento mi sembrò aver raggiunto lo scopo, se non che, per nuovi disaccordi  sorti tra il Comitato  e lo scultore Prof. Giuseppe Tonnini  circa la esecuzione dell’opera  in base al bozzetto  da questi presentato, e la spesa relativa, rimase sospesa ogni decisione in proposito. A Voi, Egregi Signori, rimane quindi assolvere insieme al Comitato il compito doveroso.

Cerveteri ha a sua volta diritto di vedere eretto un altare su cui le future generazioni possano deporre una lagrima ed un fiore inchinandosi riverenti e commossi innanzi il nome eternato e glorioso di tutti i loro cari che si immolarono per la grandezza e prosperità d’Italia, e Voi ne sono certo saprete a ciò degnamente rispondere.”

Da quanto risulta l’opera venne eseguita sul bozzetto di G. Tonnini,scultore autodidatta, che collaborò alla realizzazione dell’Altare della Patria. Altre sue opere sono il “monumento a  S. Francesco ” nel piazzale Lateranense ( citato dall’arcinoto Claudio Strinati poche settimane fa”

Da bambino spesso passeggiavo con mio nonno storico dell’arte, che mi portava alle giostre ed a vedere la statua di san Francesco realizzata da in bravo scultore e suo amico , Tonnini nel 1927”),oltre ad altri pregevoli monumenti ai caduti in diverse città, e la grande statua dell’Educazione intellettuale al Lido di Roma. Per strane coincidenze della storia il Maestro è anche l’autore del busto nel viale del Gianicolo raffigurante G. Bruzzesi.

Finalmente il monumento ai caduti venne inaugurato con l’estensione dell’invito ad Umbertino di Savoia. Nel 1945 venne ripristinato  il muretto che aveva subito danni, si narra, a causa di mezzi della guarnigione tedesca il cui comando se ne stava fiabescamente a Palazzo Ruspoli, altri ufficiali in via Santa Maria con un deposito  verso la Croce.

Alla metà degli anni cinquanta il monumento venne fatto ruotare così da essere rivolto verso la Scuola, si mette il travertino sul muretto, per anni poltronissime riservate alla splendida gioventù cervetrana, e marmo a scaglie a pavimentare  la piattaforma  che circonda  la Statua con di fronte la struttura ottagonale contenente la luce perpetua. Le palme non ci sono più, le due piante idem, la luce perpetua desaparecida, le piastre esterne di peperino spaccate da almeno due anni pre-Covid.

I passi sulle stesse lastre amate dai nostri avi pure quelle, a Cerveteri, ci sono impediti.