Viva Ladispoli, mobilità urbana: intervista a Giacomo Bombacci esperto di settore –

Una delle sfide più impegnative che le città devono affrontare per stare al passo coi tempi è la mobilità. Un sistema complesso e che coinvolge diversi capitoli. Il progetto Viva Ladispoli mette a fuoco l’argomento affidandosi alla lente di Giacomo Bombaci e al suo qualificato curriculum. Classe 1977, messinese di nascita, dopo aver operato in diverse Regioni ha scelto nel 2019 di vivere a Ladispoli e attualmente è Funzionario di Roma Capitale “nei settori dell’anticorruzione, della trasparenza, della privacy e dell’antiriciclaggio, con particolare riferimento agli appalti e ai finanziamenti pubblici, nazionali ed europei.” Ha, tra i vari ruoli ricoperti anche “una lunga esperienza nel settore della Polizia Locale, maturata in diversi contesti complessi e metropolitani”, occupandosi soprattutto di viabilità e polizia amministrativa. Giacomo Bombacci parlerà di Mobilità Urbana in un incontro pubblico – organizzato da Viva Ladispoli – in tamdem con la voce Sicurezza a cura di Fabrizio Pellegrini. L’appuntamento è per venerdì 22 maggio alle ore 17,30 presso lo Stabilimento Roma. Di Grazia Janas

La mobilità rappresenta una delle sfide più impegnative che le città devono affrontare, una condizione necessaria per garantire efficienza e vivibilità. Carenze e non: Come si presenta Ladispoli allo stato attuale?
“Il ruolo della mobilità è sempre più centrale nella moderna organizzazione delle città, tanto da farne uno dei pilastri della qualità della vita urbana. Una città che si muove bene è una città che vive meglio. Ladispoli, negli ultimi anni, ha conosciuto una crescita demografica importante. Il punto è che questa crescita non è stata accompagnata da una programmazione strategica adeguata, né da interventi strutturali in grado di sostenere i nuovi bisogni della comunità. Ciò che è stato fatto – o anche solo programmato, come nel caso del PUT (Piano Urbano del Traffico)- appare spesso come un insieme di azioni estemporanee, non coordinate, non inserite in una visione complessiva. Il risultato è una percezione diffusa di mancanza di presidio, di assenza di una strategia, di scarsa attenzione verso le esigenze reali dei cittadini.
E quando una città cresce senza una visione, inevitabilmente emergono quelle criticità che tutti conosciamo,come accessi insufficienti, difficoltà di parcheggio, flussi interni congestionati, sicurezza stradale, vivibilità quotidiana.”
Come si può intervenire per migliorare la condizione attuale?
“La prima cosa da fare è guardare Ladispoli per ciò che è oggi. Questo significa partire dai dati, ascoltare il territorio, osservare e prendere a esempio i diversi modelli virtuosi presenti nel Paese. Alcuni interventi sono immediati e imprescindibili. Tra questi:
- Si rende necessario, confrontandosi con gli enti competenti, ripensare gli accessi alla città. Con oltre 40.000 residenti e migliaia di pendolari, due soli sbocchi verso l’Aurelia – e il transito da Cerenova – non sono più sufficienti. Basta un cantiere o un incidente per bloccare l’intero territorio e l’abbiamo visto più volte, anche di recente.
- Riorganizzare i flussi interni. Le scuole, i servizi, i nuovi insediamenti abitativi e commerciali richiedono uno studio finalizzato a una revisione complessiva della circolazione.
- Riformare il sistema delle strisce blu. Servono agevolazioni reali per i residenti e un sistema più equo e funzionale.
- Ripensare la ciclabilità. Ladispoli peraltro è pianeggiante e questo può agevolarne la fruizione e renderla complementare a quella dei veicoli a motore, ma servono percorsi sicuri, continui, protetti.
- Usare davvero il piano dell’incidentalità. Oggi è un elenco di numeri. Deve diventare un piano di interventi concreti, anche accedendo ai finanziamenti nazionali ed europei disponibili. Perché gli incidenti non sono statistiche, sono persone che si fanno male o che perdono la vita.
- Pianificare gli interventi sul manto stradale. Serve coordinare i cantieri, gli scavi, programmare i rifacimenti, verificare la qualità e il rispetto delle norme nei ripristini. Non è accettabile rifare una strada e riaprirla dopo pochi mesi o avere problemi a causa di ripristini fatti male.
- Creare aree pedonali intelligenti. Non pedonalizzazioni improvvisate, ma spazi pensati per diventare luoghi di aggregazione, senza generare caos viario.
- Vigilare sul sistema di TPL e coordinarsi con la nuova gestione in capo alla Regione Lazio.
- Park & Ride nelle zone periferiche. Con navette dedicate, soprattutto d’estate. Questo ridurrebbe il traffico, migliorerebbe la vivibilità del centro e offrirebbe un servizio a connotazione sociale, estremamente importante per chi non può usare l’auto.
Gli interventi qui accennati porterebbero a una crescita sociale sana, perché una comunità cresce davvero e lo fa in maniera adeguata, quando non lascia indietro nessuno. In tal senso,la mobilità è indubbiamente uno degli strumenti più potenti per garantire inclusione.”
La mobilità riguarda anche l’aspetto pedonale che implica tutta una serie di infrastrutture come ad esempio marciapiedi, aree verdi, attraversamenti stradali. In che condizioni è Ladispoli pensando anche ai cittadini che spesso segnalano disagi?
“La mobilità non è solo circolazione di veicoli, ma anche e soprattutto circolazione di persone e qui, Ladispoli, mostra criticità evidenti. In particolare, girando per la città, ci si confronta con pavimentazione dissestata, marciapiedi insufficienti o assenti,attraversamenti non sempre sicuri,segnaletica orizzontale e verticale da rinnovare, camminamenti mancanti in molte zone,verde pubblico che spesso invade o oscura gli spazi pedonali o gli incroci sensibili, illuminazione carente.
Servono pedonalizzazioni intelligenti, non improvvisate. Servono marciapiedi adeguati, scivoli per l’utenza fragile, manutenzione costante, ombra nei mesi estivi. Direi però, sintetizzando, che serve soprattutto rimettere le persone al centro, sia come utenti di un servizio, sia come risorsa per l’ente.
Questo si fa anche costruendo canali adeguati per un dialogo stabile e collaborativo tra cittadini e Istituzioni, perché una città che sa ascoltare è una città che cresce e che guarda con fiducia al proprio futuro.” Grazia Janas









