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«Un provvedimento simile deve avere basi solide»

Roberta Bruzzone commenta la notizia relativa all’allontanemento di una bambina dalla sua mamma. La minore in casa famiglia dopo la segnalazione effettuata dalla scuola ai servizi sociali e alle forze dell’ordine.

«Un provvedimento simile deve avere basi solide» –

«Un provvedimento molto severo e discutibile».

Sulla vicenda relativa all’allontanamento della bambina di origini bulgare dalla sua famiglia di appartenenza, in particolare dalla mamma con cui si era trasferita a Ladispoli, abbiamo sentito anche il parere della criminologa Roberta Bruzzone.

«Si tratta del provvedimento più severo che si potesse prendere e apparentemente sembra essere motivato in modo abbastanza discutibile».

Una situazione, dunque, quello dell’allontamento della bambina da sua mamma che «con l’accesso agli atti, attraverso il provvedimento attivato dall’avvocato della signora – ha spiegato la criminologa – saranno più chiare le motivazioni».

Dei tasselli insomma, che potrebbe andare a completare il puzzle a favore di una o dell’altra parte chiamata in causa in questa delicata situazione finita agli onori della cronaca dopo l’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Lucio Malan.

I FATTI.

Il 28 giugno dello scorso anno a Ladispoli una bambina di 11 anni è stata allontanata dalla madre. Il tutto “senza nessuna indagine”, come affermato dal legale della donna, l’avvocato Catia Pichierri responsabile legale della Onlus Rete Sociale.

Tutto comincia con la segnalazione da parte della scuola agli enti preposti (Servizi sociali e forze dell’ordine) su alcuni episodi riguardanti la bambina. In pratica, la piccola, si sarebbe assentata da scuola per 27 giorni, effettuando inoltre 7 entrate in seconda ora.

Il motivo di questa assenza prolungata sarebbe da attribuire ai pidocchi.

La madre era stata infatti contattata dalla scuola per essere informata che la figlia aveva pidocchi che si sarebbero ripresentati anche a febbraio dello scorso anno.

In quel caso, dopo pochi giorni di assenza la bambina sarebbe tornata in classe con i capelli tagliati e una parrucca.

Nella relazione effettuata dalle insegnanti, inoltre, si evincerebbe che la bambina si sarebbe presentata spesso a scuola “poco curata” per quanto riguarda “l’igiene personale” con gli abiti e il materiale scolastico che puzzavano “anche di fumo di sigaretta”, oltre ad indossare “abiti non adatti alla sua età”, portati, secondo la relazione “per più giorni consecutivi”.

Da qui sarebbe partito un colloquio conoscitivo con la madre da parte degli assistenti sociali a cui sarebbe seguita il 27 giugno 2018 una visita domiciliare.

«Un provvedimento simile deve avere basi solide»
«Un provvedimento simile deve avere basi solide»

Passano però 24 ore quando alla porta della famiglia, di origini bulgare, si presentano i servizi sociali, accompagnati dall’assessore alle Politiche sociali del Comune, dagli uomini della municipale e dai Carabinieri, che portano via la bambina sulla base dell’articolo 403 del codice civile.

Con la bambina che a quanto pare non sarebbe stata mai ascoltata.

PARLA LA CRIMINOLOGA.

«Generalmente – ha spiegato la criminologa Roberta Bruzzone – con bambini di quell’età, l’ascolto è contemporaneo all’allontanamento.

Anche questo passaggio potrebbe essere dunque anomalo».

La Bruzzone tiene però a specificare che quello dell’ascolto del minore è sì una prassi indicata in casi come questi ma «in alcuni casi quella stessa prassi non viene rispettata».

Insomma, ogni caso è a sè e segue un iter ad hoc.

«E’ una scelta che fa il servizio in base a quelli che ritiene possano essere i parametri di valutazione.

Magari la bambina non è stata ritenuta in grado di essere ascoltata in quel momento.

Bisogna vedere – ha sottolineato – se c’è una relazione di questo tipo» che spieghi dunque tale decisione.

Proprio come anomala è la decisione di aver negato alla nonna e alla bisnonna della piccola, volate dalla Bulgaria in Italia, di vedere la nipote.

Due figure, peraltro, «fuori dalla vita della bambina.

Non erano dunque dei soggetti che avrebbero potuto crearle dei pregiudizi».

Per quanto riguarda invece il diniego dato al compagno della madre, con la quale la piccola viveva dall’età di quattro anni, anche in questo caso la criminologa cerca di interrogarsi sui motivi che hanno portato a tale decisione: «Bisogna capire se la bambina avesse fatto qualche indicazione su questa persona, ritenuta pregiudizievole».

Una cosa appare comunque chiara: «Un provvedimento così drastico deve avere delle motivazioni solide».

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