Renzi ‘regista’ della crisi
di Francesco Maria Provenzano
Il Senato nella seduta del pomeriggio del 13 ha bocciato le proposte di modifica al calendario della crisi di governo presentate dal centrodestra, confermando la tempistica votata a maggioranza in conferenza dei capigruppo da M5s, Pd, Liberi e uguali e Autonomie.
Il premier Giuseppe Conte, quindi, riferirà a Palazzo Madama martedì 20 agosto alle ore 15 e il giorno successivo sarà alla Camera dove parlerà dell’esperienza di governo e sulla crisi. Se non avrà più una maggioranza salirà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Oppure se votano la mozione di sfiducia della Lega contro il presidente del Consiglio, lo stesso si dimetterebbe. Salvini ha rilanciato sul taglio dei parlamentari rispondendo così a Di Maio: «Facciamolo, però poi si va subito a votare».

C’è da dire che questa riforma entrerebbe in vigore non prima di sei mesi. In questo contesto Matteo Renzi è stato il regista occupando la scena politica lanciando la nascita di un <governo istituzionale> sostenuto da PD e M5S che eviterebbe l’aumento automatico dell’IVA che scatterebbe in caso di elezioni anticipate entro il 31 dicembre. Martedì sera la conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso che giovedì 22 agosto ci sarà l’ultima lettura della riforma costituzionale che dovrebbe tagliare il numero di parlamentari, i deputati da 630 passerebbero a 400, e i senatori da 315 a 200 tale proposta è stata finora sostenuta dalla vecchia maggioranza formata da Lega e Movimento 5 Stelle.
Il voto di giovedì sarà l’ultimo per approvare la legge e il suo iter sarà lungo per molti mesi. Il calendario sulle mozioni nella seduta al Senato di martedì 13 è stato approvato con i voti del M5S e del PD e di Leu, mentre la richiesta della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia per votare la mozione di sfiducia contro Conte per prima è stata bocciata. Al Senato da questa votazione è nata una nuova maggioranza, quella tra PD e M5S, diversa da quella del M5S e Lega che sosteneva il governo in carica e diversa da quella che ci si attende che voterà la riforma sul numero dei parlamentari: la situazione è molto complessa e anche complicata.

Se venisse approvata la riforma costituzionale che taglia i parlamentari cosa succederà? Salvini e Di Maio hanno dichiarato che dopo si potrebbe votare “subito”, ma questa non è la verità, in quanto se la riforma venisse approvata, prima di tre mesi non verrebbe promulgata e durante i quali si può chiedere un referendum popolare. Dal Quirinale, tutto tace. Una volta aperta formalmente la crisi, Sergio Mattarella farà le sue valutazioni, e potrebbe dare l’incarico a Raffaele Cantone o al prof. Cottarelli per formare un governo di garanzia che ci condurrebbre alle elezioni. Le prossime saranno giornate convulse e impegnative.









