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Piazza Almirante, Pascucci: “Ladispoli ci ripensi”

Europee, Pascucci: 'apprezzo Calenda, ma il progetto per ora è con i Verdi'
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Piazza Almirante, Pascucci: “Ladispoli ci ripensi”

In una nazione in cui consentiamo al nostro Ministro dell’interno (anche vicepremier) di citare impunemente Benito Mussolini, in cui consentiamo al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani addirittura di elogiarlo, tutto è possibile. Anche che in una città di 40.000 abitanti l’Amministrazione decida di intitolare una piazza a Giorgio Almirante e che proponga di farlo nel giorno dell’anniversario della strage delle Fosse Ardeatine (salvo poi rettificare e cambiare data a seguito delle polemiche pressoché unanimi).

Accadrà domani, sabato 16 marzo a Ladispoli (mentre in contemporanea si terrà una contromanifestazione, come sempre pacifica, piena di colori e sorrisi promossa dall’ANPI Cerveteri – Ladispoli, che partirà alla medesima ora, da via dei Fiordalisi e a cui vi invito a partecipare).

“Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza.”

Queste le parole, mai sconfessate, scritte proprio da Giorgio Almirante il 5 maggio 1942 su «La Difesa della razza», rivista diretta da Telesio Interlandi che accompagnò la promulgazione delle leggi razziali. In quello stesso articolo Almirante parla “dei meticci e degli ebrei” dichiarando di dover opporre loro un altolà basato sull'”attestato del sangue”.

È vero, Giorgio Almirante è stato deputato della Repubblica (per dieci legislature) ed eurodeputato (per due legislature). Ma questo c’entra poco. Membro del Partito Nazionale Fascista, aderì alla Repubblica di Salò e non solo non rinnegò mai il suo passato ma fu addirittura indagato per aver tentato di ricostruire il Partito Fascista dopo la guerra.

Viviamo tempi difficili e non possiamo non sapere che alcune azioni hanno un forte valide simbolico. Sempre, ma ancora di più oggi. In questi anni abbiamo fondato le nostre Comunità sui temi della Pace, del rispetto della Costituzione e dell’antifascismo. In maniera imprescindibile. Mettere la bandiera della pace sul palazzo comunale, dare la cittadinanza onoraria ai bambini stranieri nati nella nostra nazione, promuovere i temi dell’accoglienza e dell’integrazione. Anche questi gesti, fatti nella nostra Cerveteri, sono simbolici. Non cambiano lo stato delle cose, ma tengono alta l’attenzione, disegnando il sogno di una società migliore e indicando la strada che vogliamo percorrere per realizzarla.

L’odio razziale è pericolosissimo. Basti pensare che in Nuova Zelanda in queste ore in nome di questi disvalori sono state uccise 49 persone da un commando che nei caricatori aveva inciso il nome di Luca Traini, l’uomo che lo scorso anno ha seminato il panico per le vie di Macerata sparando colpi di pistola dalla propria auto e ferendo sei persone, tutte straniere. Luca Traini, candidato alle elezioni comunali di Corridonia nelle file della Lega e dagli amici considerato vicino a Casa Pound, il “Movimento dei fascisti del Terzo Millennio” che proprio oggi apre una sezione nella nostra Cerveteri.

Ladispoli è una città multietnica. Bambini di tutto il mondo condividono da anni i banchi di scuola. Ladispoli ha precorso i tempi insegnando a molte altre comunità come si possa trasformare una apparente problematica in una conclamata ricchezza. Non conta il colore politico dell’Amministrazione. Ladispoli è multietnica di fatto. Per questo faccio un appello all’Amministrazione di Ladispoli. Affinché ci ripensi e, al di là dell’ideologia politica, non compia un gesto che per molti di noi, per moltissimi suoi concittadini, è considerato offensivo. Divisivo. Se non per noi, se non per quei cittadini, lo faccia almeno per tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita in nome dei valori dell’antifascismo e della Resistenza, regalandoci la libertà e la democrazia che abbiamo oggi nel nostro Paese. Quella democrazia che ci consente di essere democraticamente eletti sindaci delle nostre comunità.

E oggi, ancor più di prima, è necessario essere sindaci di tutti.

Lo scrive il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci

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