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Nord e Sud, il governo ha due macigni da eliminare

Questioni che fanno del nostro un paese ‘disunito’

Nord e Sud, il governo ha due macigni da eliminare

di Francesco Maria Provenzano – Giornalista e Scrittore

Nel discorso di ieri sulle comunicazioni il premier Conte ha posto una grande attenzione al Mezzogiorno annunciando un piano e un progetto straordinario di investimenti che ridimensioni il divario esistente tra il Nord e il Sud con la istituzione di una banca pubblica che, con interventi di aiuto alle imprese in tutto il Paese, possa annullare lo squilibrio oggi esistente tra queste due realtà. Nel suo discorso sembrerebbe messa ai margini la questione settentrionale: tema che darà spunto alla Lega per rivendicare l’autonomia.

Nord e Sud è un fatto storico: questioni nazionali irrisolte che negli anni ’90 furono i temi che portarono la Lega Nord al successo. Tema a me molto caro che mi ha portato a scrivere un pamphlet dal titolo: “Italia Disunita” pubblicato a novembre del 2018 dalla Pellegrini Editore.

Questo divario è dovuto all’assenza di una politica economica riferita al Sud, rimasto in un cono d’ombra che ha pregiudicato lo sviluppo economico di tutto il Paese. D’altronde con l’alleanza tra Forza Italia e Lega gli equilibri politici spostarono il baricentro al Nord: questo ha portato all’incapacità dell’opposizione di creare uno sviluppo credibile nazionale. Lo sviluppo del Nord e del Sud è stato sempre al centro del dibattito politico-sociale del nostro Paese: la questione meridionale affonda le sue radici nella storia del Mezzogiorno, parte del paese molto diversa dall’Italia centrale e settentrionale.

Molti meridionalisti, politologi e storici come Francesco Campagna che si sono occupati della questione. Nel suo libro: ‘La questione meridionale’ scrive: “Le ragioni della questione meridionale preesistevano, dunque, al 1860. Le distanze fra Nord e Sud risultavano già sensibili quando si realizzò il ‘miracolo’ politico dell’Unità. Secondo certi studi, sembra che nel 1860 la differenza di reddito pro-capite fra Nord e Sud si aggirasse tra il 15 ed il 25%, risultato da una, ‘inferiorità’ del Sud rispetto al Nord in quasi tutti i settori economici”. Un altro osservatore attento sul Sud fu Francesco Saverio Nitti, il quale in uno dei suoi libri ‘Nord e Sud’ sostenne la tesi che il Sud con l’annessione al Regno d’Italia non solo fu impedito a risolvere i suoi fondamentali problemi, ma peggiorò la sua situazione economica e sociale. Nitti riscontrò che il Sud, dal 1862 al 1897 con le imposte e le tasse diede allo Stato un contributo molto superiore a quello del Nord. Ma il primo che evidenziò il ‘dualismo’ tra il Nord e il Sud fu Giustino Fortunato, il quale sostenne che all’unità politica doveva corrispondere l’unità morale del Paese: occorreva che i governi riconoscessero che tra i loro doveri essenziali di politica ponessero la questione meridionale.

Napoleone Colajanni vide nel federalismo gli strumenti per sconfiggere le cause del degrado del Sud, dovuto al clientelismo e al trasformismo dei parlamentari. Ma la figura più importante del meridionalismo è quella di Gaetano Salvemini che scrive: “L’Italia meridionale soffre di tre malattie: lo Stato accentratore; l’oppressione economica da parte del Nord; la struttura semi feudale del Paese, con una società che ha una classe di latifondisti, residui dell’aristocrazia, assenteisti e ingorda, con in mezzo una piccola borghesia asfittica, in tutto soffocata e dominata dalla classe superiore e da quella di  contadini oppressi da entrambe le classi dei latifondisti e dei piccoli-borghesi “.

Non posso non citare Antonio Gramsci, il quale al meridionalismo di Salvemini risponde con il suo meridionalismo rivoluzionario che inserisce il problema meridionale in un contesto di trasformazione rivoluzionaria della società, in cui però la questione storica del Sud d’Italia era un aspetto centrale ed essenziale e non marginale, perché Gramsci era convinto che i contadini meridionali e delle isole rappresentassero la forza più rivoluzionaria esistente in Italia dopo la classe operaia del Nord. E come non citare il pensiero meridionalista di Luigi Sturzo che nasce sul terreno delle lotte sociali avvenute in Sicilia e che si caratterizzò sul legame tra la questione contadina e regionalismo o federalismo, e su queste basi che fondò il Partito popolare.

Nord e Sud, il governo ha due macigni da eliminare
Nord e Sud, il governo ha due macigni da eliminare

Nel nuovo governo la maggioranza dei ministri sono del Sud e per questo motivo sono sorti dei malumori da parte dei nordisti. Il nuovo Governo deve far sí che cancelli questo divario storico tra il Nord e il Sud dovuto ad una frattura di vecchi equilibri che sono esplosi tra queste regioni. Da una parte il mancato sviluppo del Sud che gli avrebbe consentito una crescita, dall’altro il Nord ha avuto una forte espansione economica. Questo ha creato una disunità all’interno del Paese, una frattura ancora molto profonda.

L’auspicio è che questo governo riesca ad annullare lo steccato esistente tra queste due regioni. Mentre Conte parlava ieri alla Camera fuori protestavano la Lega e Fratelli d’Italia che con la loro manifestazione hanno avvisato il Governo che porteranno la loro voce in tutte le piazze d’Italia. Se Conte sarà capace di avviare una politica di riforme metterà all’angolo la protesta di piazza in mano alla destra. Se ciò non avvenisse ci sarebbe il rischio che nel Paese si alimenti un’ondata di protesta sociale antigovernativa con esiti imprevedibili.

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