Cerveteri

Nel nuovo romanzo del cerveterano Roberto Frazzetta, “Vie di fuga”, il noir incontra il rapporto tra padre e figlio





Intervista allo scrittore sul nuovo romanzo noir. Nato dai viaggi con il padre e dal confronto tra due generazioni che provano a ritrovarsi. E che ci ricorda che “Non possiamo fuggire da ciò che ci ha generato

di Giovanni Zucconi

Nel nuovo romanzo del cerveterano Roberto Frazzetta, “Vie di fuga”, il noir incontra il rapporto tra padre e figlio

Un viaggio in moto attraverso la Sicilia. Un padre e un figlio che, almeno una volta all’anno, lasciano alle spalle la quotidianità e partono insieme verso mete lontane. È da questa esperienza personale che nasce “Vie di fuga”, il nuovo romanzo di Roberto Frazzetta.

Nel nuovo romanzo del cerveterano Roberto Frazzetta, “Vie di fuga”, il noir incontra il rapporto tra padre e figlio

Questa volta lo scrittore di Cerveteri utilizza il noir per raccontare soprattutto una relazione. Quella tra due generazioni che si confrontano, si scontrano e provano a ritrovare un linguaggio comune. I protagonisti, Franco e Nico Burgio, sono un ex questore e un ex poliziotto della Postale allontanato dal servizio dopo un grave errore. Tra loro c’è una frattura profonda, alimentata da colpe, silenzi e incomprensioni.

Sul fondo ci sono la Sicilia, la Stidda, il traffico di esseri umani e il dark web. Ma il cuore del romanzo è altrove. È nella domanda che attraversa tutta la storia: possiamo davvero fuggire da chi ci ha generato e da ciò che ci ha resi quello che siamo? Per Frazzetta la risposta non è semplice. Ci si può allontanare, viaggiare, cercare altre strade. Ma prima o poi arriva il momento di fare i conti con le proprie radici.

“Vie di fuga” diventa così anche un omaggio al padre Franco, al quale il libro è dedicato, e ai tanti viaggi affrontati insieme. Un romanzo nato sulla strada, dove Frazzetta, pur essendo ormai padre, torna ogni volta ad essere semplicemente figlio.

Troveremo tutto questo, e molto altro, nell’intervista che segue, e che Roberto Frazzetta ci ha gentilmente concesso.

Frazzetta, come è nata l’idea di “Vie di fuga”?

““Vie di fuga” nasce da un’esperienza molto personale. Da circa dieci anni, una volta all’anno, io e mio padre partiamo insieme, spesso in moto, per mete lontane. Sono giorni in cui usciamo dalla quotidianità, e ritroviamo una dimensione tutta nostra. Io, che oggi sono padre, durante quei viaggi torno ad essere semplicemente suo figlio. È un rapporto particolare, fatto di complicità, differenze, discussioni e modi diversi di vedere la vita. Durante il viaggio in Sicilia mi è venuta l’idea del romanzo. Poi quella storia ha continuato a maturare dentro di me. L’ho romanzata e ho utilizzato il noir per raccontare soprattutto questo: il rapporto tra un padre e un figlio e il confronto tra due generazioni che spesso faticano a capirsi, ma che non possono davvero prescindere l’una dall’altra”.

Come si fa a trasformare un viaggio con il proprio padre in un noir?

“Quando viaggi in moto trascorri molte ore sulla strada, spesso in silenzio, e hai tutto il tempo per osservare, pensare e lasciare spazio all’immaginazione. Per me diventa quasi una forma di meditazione. Poi c’è la mia naturale inclinazione a guardare ciò che mi circonda con uno sguardo noir. Basta una casa abbandonata, un capannone isolato o un luogo apparentemente anonimo perché cominci a immaginare una storia, un segreto o qualcosa di oscuro che potrebbe nascondersi lì dentro”.

Nel nuovo romanzo del cerveterano Roberto Frazzetta, “Vie di fuga”, il noir incontra il rapporto tra padre e figlio

Chi sono i protagonisti di “Vie di fuga”?

“Sono Franco e Nico Burgio. Franco è un ex questore. Nico è un poliziotto della Postale che ha commesso uno sgarro ed è stato cacciato. Il padre gli ha evitato il carcere, ma non è riuscito a salvargli il lavoro. Tra loro c’è quindi un rapporto molto incrinato. Avevo bisogno di due personaggi appartenenti a generazioni diverse per provare a costruire una nuova possibilità di comunicazione”.

Nel viaggio incontrano anche una donna

“Sì. Anche questo prende spunto da un episodio realmente accaduto. Durante uno dei nostri viaggi abbiamo incontrato una ragazza in difficoltà. Nella realtà la situazione si è risolta in mezza giornata. Io ho costruito sopra quell’episodio una parte della storia e anche una componente romantica”.

Perché lo definisce un noir se il cuore del romanzo è soprattutto il rapporto tra un padre e un figlio?

“Perché la struttura del noir è pienamente presente. Nel romanzo ci sono la Stidda, organizzazione mafiosa nata in Sicilia tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, il traffico di esseri umani, il dark web e un poliziotto tutt’altro che irreprensibile. Tutti elementi che appartengono al genere. Ma il noir, in questo caso, è soprattutto lo strumento che mi ha permesso di raccontare il vero nucleo della storia: il rapporto tra un padre e un figlio e il confronto, spesso difficile, tra due generazioni”.

Anche in questo romanzo, come nei suoi precedenti, non troviamo personaggi completamente buoni o completamente cattivi, vero?

“Vero. Perché credo che oggi il lettore si riconosca soprattutto nelle sfumature. Un tempo era più facile distinguere nettamente il buono dal cattivo, con la certezza che alla fine il bene avrebbe prevalso. Oggi, invece, ci interessano di più i personaggi contraddittori, quelli che hanno qualcosa da nascondere e che possono sbagliare anche quando pensano di agire nel modo giusto. Nico è un poliziotto, ma ha commesso un errore grave. Franco, suo padre, è un ex questore che è riuscito a evitargli il carcere, ma non a ricostruire il rapporto con lui. Nessuno dei due è completamente innocente o completamente colpevole. Ed è proprio questa ambiguità a renderli più umani”.

“Vie di fuga” suggerisce la possibilità di lasciarsi alle spalle ciò che ci pesa. Ma è davvero possibile fuggire dalle proprie origini o, in fondo, è soltanto un’illusione?

“È una bella domanda. Non so se sia davvero possibile. Sicuramente non possiamo scappare da chi ci ha generato e da ciò che ci ha generato. Può esistere il tentativo di fuga. Ci si può allontanare dalla famiglia, dai luoghi in cui si è cresciuti e dai valori che ci sono stati trasmessi. Si può viaggiare, cercare altre strade e provare a costruirsi una vita diversa. Ma, se non si affronta ciò da cui si proviene e non si riesce a integrarlo dentro di sé, quella fuga rischia di rimanere incompleta. Io ho viaggiato molto, sono stato in Giappone e in India, eppure sono tornato ad amare davvero Cerveteri e il mio territorio soltanto intorno ai quarant’anni. È un po’ il viaggio di Ulisse: ci si allontana, ma poi si torna alle proprie radici con una consapevolezza diversa”.

“Samsara Caffè Letterario”, dello scrittore ceretano Roberto Frazzetta

Quindi la “via di fuga” non ha necessariamente un significato negativo. Quello che ci si immagina immaginando di leggere un noir?

“No. Può essere anche uno spazio di libertà, una forma di decompressione dalla vita quotidiana. Io e mio padre, come le ho già detto, partiamo insieme almeno una volta all’anno. Spesso per mete lontane. In quei giorni lascio che sia lui a organizzare tutto, perché è molto preciso, e io torno a essere semplicemente suo figlio, anche se oggi sono padre a mia volta. È una fuga, ma non da qualcosa. È piuttosto un modo per ritrovarsi”.

Il romanzo racconta quindi anche il confronto tra la sua generazione e quella di suo padre.

“Sì. La generazione dei nostri genitori è cresciuta con l’idea che il lavoro fosse quasi sinonimo di felicità. La mia ha vissuto inizialmente nel benessere, ha visto nascere la tecnologia e poi ha assistito al crollo di molte certezze. Noi abbiamo cercato altre strade, coltivato passioni diverse e provato a costruire alternative. Questo genera inevitabilmente dei conflitti”.

Quanto c’è di vostro nel rapporto tra Franco e Nico?

“C’è molto, anche se naturalmente è tutto romanzato e amplificato. Il protagonista più anziano si chiama Franco, come mio padre. Ci sono i nostri viaggi, la Sicilia e persino le discussioni sulle moto. Lui ha sempre amato le BMW, mentre io preferivo le custom. Abbiamo discusso su questo per dieci anni”.

Come ha reagito suo padre leggendo il romanzo?

“Alla prima lettura non riusciva a separarsi dal personaggio. Si chiamava Franco, viaggiava in Sicilia e attraversava luoghi che avevamo visto insieme. Gli sembrava quasi un’autodenuncia. Poi lo ha letto altre due volte e gli è piaciuto sempre di più. È contento. Il libro è dedicato a lui e rappresenta anche un modo per onorare tutti questi anni di viaggi fatti insieme”.

Mi diceva che la Sicilia non è soltanto lo sfondo della storia

“No. È uno dei viaggi più belli che ho fatto con mio padre. Abbiamo praticamente circumnavigato l’isola, passando per Cefalù, Catania, l’Etna, Siracusa, Piazza Armerina, la Valle dei Templi, Marsala e Palermo. Inoltre, la famiglia di mio padre ha origini siciliane. Durante quel viaggio siamo tornati nei luoghi dove era nato mio nonno. È stato quindi anche un ritorno alle radici. Probabilmente è proprio lì che è cominciata davvero la stesura del romanzo”.

Nel nuovo romanzo del cerveterano Roberto Frazzetta, “Vie di fuga”, il noir incontra il rapporto tra padre e figlio

Dove si può acquistare il suo libro?

“È ordinabile in tutte le librerie, sul sito della casa editrice e nei principali store online. È uscito da poco, ma le prime copie hanno già cominciato a circolare e stanno arrivando i primi riscontri dei lettori. Ora il romanzo è pronto a fare il suo percorso. Che, in fondo, è un’altra mia “via di fuga””.