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Navi da crociera a Civitavecchia: non solo turismo, ma anche un ricco business per i produttori locali di food





Le navi da crociera acquistano dai nostri produttori locali, merci fresche per circa 17.600.000 di euro

Navi da crociera a Civitavecchia: non solo turismo, ma anche un ricco business per i produttori locali di food – di Giovanni Zucconi

Quando non si ha un vero progetto per rilanciare il turismo del nostro comprensorio, la prima cosa che si si sente dire è: dobbiamo riuscire a portare Cerveteri i croceristi che scendono a Civitavecchia. O portarli a Ladispoli. O a Santa Marinella. A seconda di chi è il soggetto che sta parlando in quel momento.

Navi da crociera a Civitavecchia: non solo turismo, ma anche un ricco business per i produttori locali di food
Navi da crociera a Civitavecchia: non solo turismo, ma anche un ricco business per i produttori locali di food

Teoricamente è l’uovo di Colombo. Ne arrivano a milioni. Qualcuno di questi sarà sicuramente disponibile a venire a visitare la Necropoli della Banditaccia, per esempio.

Sarà anche l’uovo di Colombo, lo sento da almeno 30 anni, ma di croceristi nemmeno l’ombra. O comunque in numero insufficiente per smuovere l’economia locale.

Naturalmente non dipende solo dalla scarsa efficacia dei nostri operatori turistici. È che si tratta di un problema che non ha una soluzione semplice. O forse non ce l’ha. Per “dimostrarlo” facciamo sempre lo stesso esempio. Prendiamo un crocerista che viene dalla colta Boston, non dico da qualche sperduto paese del Montana, e che scende a Civitavecchia. Lui sa, perché è colto, che a 20 minuti di treno c’è la più grande necropoli etrusca del mondo. E a poco più di un ora c’è la famosa Roma. Con il suo Colosseo che ha visto nel film Il Gladiatore, e con il suo San Pietro dove risiede il Papa. Il suo capo spirituale. E altre mille meraviglie che ha studiato a scuola.

Ammesso anche che conosca gli Etruschi, ma lo dubito, secondo voi, dove deciderà di andare? Il problema è tutto qui. E tra altri 30 anni staremo ancora a cercarne una soluzione.

Ma un articolo di Manuela Soressi, sul Il Sole 24 Ore, apre una inaspettata vista su un ricco business indotto dalle navi da crociera e dai croceristi: quello del food. Soprattutto di quello fresco.

Stiamo parlando di miliardi di dollari. Si stima che le compagnie crocieristiche spendano complessivamente, ogni anno, oltre 2.21 miliardi di euro per acquistare cibo e bevande. Solo per acquistare cibo fresco, si stima che ogni nave spenda in media 160mila euro a settimana. Sono tantissimi soldi.

Ma questi sono i dati generali, relativi al mondo intero. Proviamo a calarli nella realtà di Civitavecchia. E quindi nella nostra. Si stima che il traffico croceristico a Civitavecchia muove, per i soli acquisti di food, beverage e hotellerie, ben 110 milioni di euro ogni anno. Di questi, il 16% è coperto da operatori e produttori locali. In particolare, si acquistano dai nostri produttori: vini, pomodori, carote, kiwi e olive. Stiamo parlando di circa 17.600.000 di euro.

Sono sicuramente tanti soldi. Ma si può fare meglio? Sicuramente sì. Le stesse statistiche ci dicono che a Genova, la quota coperta dai produttori locali è del 38%. L’importo complessivo è più basso: 60 milioni annui. Soprattutto per patate, olive e olio Ma rimangono sul suo territorio ben 22.800.000 di euro. Quindi i nostri operatori e produttori locali hanno sicuramente ancora molto da lavorare, e da investire, per acquisire delle nuove quote di mercato, e aumentare il loro fatturato. E per creare nuovi posti di lavoro.

Interverranno il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti, l’Assessore alle Politiche Agricole Riccardo Ferri e la Delegata Catia Minghi. Appuntamento alle ore 17:30
Navi da crociera a Civitavecchia: non solo turismo, ma anche un ricco business per i produttori locali di food