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Musica e scrittura secondo Alfredo Tagliavia: una passione posta a metà tra Roma e il Brasile





Attraverso l’impegno culturale la possibilità di conoscere mondi inesplorati, intervistato dalla nostra redazione: “Le mie opere hanno un’influenza particolare sia italiana che sudamericana”

Musica e scrittura secondo Alfredo Tagliavia: una passione posta a metà tra Roma e il Brasile –

Musica e scrittura secondo Alfredo Tagliavia
Musica e scrittura secondo Alfredo Tagliavia: una passione posta a metà tra Roma e il Brasile

di Marco Di Marzio

Da una conversazione con Marco Mellace, in arte Flipped Prof, conosciuto sia in Italia che nel mondo per le sue abilità nella ricostruzione 3D del passato, l’opportunità di comprendere il mondo in tutte le sue forme e coloro che ne modellano la forma attraverso il proprio impegno ogni giorno.

Come quello di Alfredo Tagliavia, che nella vita è un insegnante, cantautore e scrittore.

Nato a Roma nel 1978, come cantautore, dal 2010, si esibisce in alcuni tra i principali locali della scena romana e pubblica, tra il 2013 e il 2015, due cd autoprodotti: “Sogni di carta” e “Frammenti di versi”.

Non meno importante la carriera la carriera di scrittore, con la pubblicazione, tra il 2013 e il 2020 di: “L’eredità di Paulo Freire. Vita, pensiero, attualità pedagogica dell’educatore del mondo”; “Un giorno qualunque”; “Microcosmo”.

Nella vita, invece, Alfredo ha svolto un dottorato di ricerca sulla figura del pedagogista brasiliano Paulo Freire. Ha tradotto dal portoghese “Immaginazione simbolica” del filosofo Marco Heleno Barreto (2011) e la favola “La bambina dagli occhi verdi” della scrittrice Patricia Tenorio, vincitrice del Premio letterario Convivio.

Sulla base di queste credenziali, la redazione di Baraondanews ha voluto incontrare Alfredo Tagliavia per scambiare con lui quattro chiacchiere e scoprire così lati ancora inesplorati nel settore dell’arte, della cultura e delle professioni.

Musica e scrittura secondo Alfredo Tagliavia: una passione posta a metà tra Roma e il Brasile

Caro Alfredo, nel ringraziarti per lo spazio concesso alla nostra redazione, puoi innanzitutto spiegarci dove nascono le tue passioni per la musica e per la scrittura?

Le mie passioni per la musica e la scrittura nascono da lontano. Da lontanissimo, in particolare, quelle per la musica. Sono infatti 25 anni, infatti, che compongo canzoni, pubblicate però più di recente, da circa 15 anni. Ho studiato molto la chitarra, strumento che poi mi ha avviato alla composizione, e molto con un maestro di musica brasiliana che ha saputo dar sfogo alla mia passione per questo genere musicale, molte presente nelle mie canzoni. La scrittura, invece, è un percorso iniziato intorno ai trent’anni e sicuramente in questa esperienza mi ha influenzato molto gli studi compiuti durante il conseguimento del mio dottorato di ricerca, presso l’Università di Roma Tre, in particolare quelli avvenuti durante un viaggio fatto in Brasile, durato circa 1 anno, che mi ha permesso di conoscere una realtà totalmente differente da quella italiana e che ha ispirato i miei primi racconti, poi confluiti in Microcosmo, mia ultima opera pubblicata nel 2020.

Puoi parlarci delle tue opere musicali?

Musica e scrittura secondo Alfredo Tagliavia

Le mie opere musicali hanno un’influenza particolare. In primo luogo, come già detto, quella brasiliana, in particolare la Bossa nova, inventata alla fine degli anni ’50 da João Gilberto, che comporta un’elaborazione particolare del ritmo della chitarra accompagnato da percussioni, riprodotto da me grazie all’aiuto di Thiago che da oltre 10 anni mi accompagna nelle mie esibizioni. L’altra influenza invece è quella ricevuta dai cantautori italiani, in particolare quelli che hanno legato la musica cantautorale anche a sonorità come il Jazz o il Sud America, come ad esempio Pino Daniele o Fabio Concato. Tutto poi condensato in una grande attenzione per Roma, la città in sono nato, cresciuto e sempre vissuto, trasformato in una musica cantata in dialetto romanesco.

E di quelle letterarie?

Come precedentemente spiegato, le mie opere letterarie sono iniziate successivamente al dottorato di ricerca conseguito, con un saggio scritto sul pedagogista Paulo Freire, educatore sociale e alfabetizzatore. Un personaggio che mi ha colpito molto e che ho studiato a fondo, di cui in Italia sono presenti poche opere tradotte. Successivamente ho deviato verso i racconti, pubblicando nel 2013 “Un giorno qualunque” e nel 2020 “Microcosmo”. Nell’intervallo di sette anni tra le ultime due opere ho pubblicato invece due traduzioni dal portoghese. Tutti questi, anche per loro, hanno ricevuto l’influenza del mio rapporto con la cultura brasiliana. Parlano infatti di emarginazione, povertà estrema ma anche di riscatto sociale. “Ma non solo brasiliana, “Microcosmo”, infatti, porta alla ribalta tanti altri piccoli mondi, come quelli vissuti dalla scuola, conosciuta attraverso la professione che svolgo nella vita, e da alcuni quartieri di Roma.

Esibendoti in alcuni tra i principali locali della scena romana e pubblica, puoi spiegarci il nesso tra musica e romanità?

È una bella domanda. Il nesso tra la musica e la romanità è molto forte, anche se oggi c’è il forte rischio di perderlo. Questo perché città come Roma hanno una grande tradizioni di musica popolare, rappresentata non solo dallo stornello e dalla musica orecchiabile ma anche da un componimento autenticamente poetico che utilizza però il dialetto. Ultimamente ho sentito l’esigenza di riaffondare le radici nel dialetto, perché penso che tale è in grado di esprimere sentimenti più profondi e immediati poiché per sua struttura è da considerare seconda lingua madre. Fino ad una certa epoca i cantautori romani hanno alternato effettivamente saputo alternare l’italiano al romanesco, come il primo Venditti e Stefano Russo. Oggi questa tradizione è meno presente anche se alcuni cantautori meno conosciuti ancora lo praticano. Io cerco di portare avanti questa romanità anche attraverso la musica.

Attualmente, in Italia e nel mondo, in che condizioni si trova la musica e la scrittura?

Anche questo è un discorso complesso. Secondo il mio parere la musica, in particolare, e la scrittura in Italia non si trovano in un buon momento. Nel mondo è più difficile da decifrare, ma in Italia non è in un bel periodo poiché si stanno sostituendo le forme precedenti di espressione musicale, come cantautorato che ha caratterizzato la scena musicale italiana per circa 50 anni, con delle forme nuove, più moderne, che da una parte avvicinano di più i giovani di oggi ma dall’altra però non si fondano su radici storiche. Questo può portare una grave perdita dal punto di vista culturale e musicale per le nuove generazioni. Questo è si un pensiero che parte dalla musica ma si estende anche alla scrittura. Un tempo, per esempio, c’erano gli intellettuali a tutto tondo, che caratterizzavano la vita culturale di questo Paese, come Pasolini, Moravia e anti altri. Oggi, invece, la funzione dello scrittore è sempre più settorializzata, in quanto chi svolge questa professione in qualche modo deve tentare di colpire con una storia nel più breve tempo possibile. Quindi è uno scrittore che tendenzialmente viene asservito alle logiche di mercato perdendo contemporaneamente la sua funzione pedagogica e intellettuale che invece aveva fino a qualche decennio fa. E ciò da ultimo non rappresenta un bene per l’intera società.

Da conoscitore della musica, uscendo un attimo da tuo percorso artistico, come spieghi il grande successo ottenuto dei Måneskin?

Secondo me questo è un fenomeno a doppia spiegazione. Da una parte Måneskin esercitano un’attrazione nei confronti del pubblico più giovanile anche in considerazione del loro apparire molte volte in televisione, dall’altro, da un punto di vista prettamente musicale probabilmente i Måneskin hanno avuto il coraggio di riportare in auge alcuni schemi, che appartenevano al passato e cioè della musica suonata davvero, in una chiave di rinnovamento intelligente. A differenza delle tendenze musicali del nostro tempo che non si curano minimamente delle tradizioni optando di contro soltanto la ricerca di un linguaggio innovativo che però non affonda le sue radici in nessuna tradizione musicale italiana. Ecco, quindi, secondo me questo è il merito del successo ottenuto dai Måneskin.

Per chiudere, tornando a parlare di te, quali sono i lavori di prossima uscita e dove è possibile seguirti?

In questo momento sto dedicando buona parte del mio tempo alla promozione della mia ultima pubblicazione “Microcosmo”, edito da Edizioni Progetto Cultura, composto di un libro CD, cioè un opera che contiene 10 racconti corredati da un QR Code per scaricare 10 canzoni, presentato ultimamente in molti eventi culturali. Spesso i racconti e le canzoni sono anche corredati tra loro. Nel frattempo però continuo a scrivere anche canzoni nuove che spero dal prossimo anno di iniziare a registrare. Coloro interessanti alle mie attività possono seguirmi, come Alfredo Tagliavia, su YouTube, Facebook, Instagram e sito internet, all’indirizzo www.alfredotagliavia.weebly.com.