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L’odissea di un disabile tra i negozi di Ladispoli





Tra frustrazione e barriere architettoniche, la vita difficile di chi è diversamente abile

L’odissea di un disabile tra i negozi di Ladispoli

“Io posso entrare!” – L’adesivo col cagnolino è in vista, incollato sulla vetrina del bel negozio in centro. E’ un adesivo che a me piace molto, in quanto non discrimina chi porta in passeggiata con sé il proprio amico a quattro zampe e non è di conseguenza costretto a legarlo fuori.
Poi lo sguardo mi cade verso il pavimento e noto con orrore il grande gradino che separa il negozio dal marciapiede. Io, con la mia carrozzina, NON POSSO ENTRARE.
E’ qui che la rabbia mi morde al fegato, velenosa: si pensa a far entrare il cagnolino, ma non la persona disabile.

Ingoio pane e frustrazione, mi armo di coraggio e faccio quello che solitamente non si fa: chiedo spiegazione . Con calma, senza dito puntato, la rabbia riposta in una tasca della carrozzina.
“Siete pochi, in pratica non abbiamo clienti in sedia a rotelle”, mi viene risposto dal negoziante in visibile imbarazzo; le pedane fisse si possono mettere, certo, ma il Sindaco di Ladispoli Alessandro Grando per questi negozianti ha fatto un gran bel gesto, cosa che quasi nessuno ha messo in opera a Ladispoli, niente TOSAP per negozi che abbattono barriere architettoniche.

Butto lì un semino per far germogliare un pensiero. “E assurdo perchè siamo pochi , non ci permettete di andare in giro da soli ? Cala il silenzio. Un silenzio che parla e dice cose forti.
Certo che siamo pochi. Marciapiedi impraticabili, ciclabili inesistenti che terminano con gradini ed ostacoli architettonici, esercizi commerciali che presentano uno, due, tre scalini all’ingresso (spesso contornati da pesanti porte che non restano aperte da sole). Il percorso minato urbano è spesso insormontabile e tanto, tanto deprimente.

Aiuta molto l’immaginare di dover chiedere costantemente qualcosa agli sconosciuti quando si esce da soli.
“Scusi, mi tiene aperta la porta?”
“Scusi, mi può aiutare a scavalcare questo gradino?”
“Scusi, mi spinge su questo marciapiede che è tanto in pendenza?”
“Scusi, può aiutarmi a raggiungere il bancomat che è troppo in alto?”
Una vera e propria giungla che spinge chi utilizza una carrozzina verso l’autosegregazione nei centri commerciali e negozianti anche di recente ristrutturazione e di nuova costruzione devono essere eseguti a norma di legge, essere a norma (pena il rifiuto del permesso per l’apertura del centro) Ma tutto questo non accade a Ladispoli, perchè nessuno fa questi controlli e chissà perché?

Parlo ancora con il negozianti in questione – che nel frattempo si è adoperato per farmi entrare, aiutandomi a scavalcare il gradino di accesso. Suggerisco l’uso di una pedana amovibile da apporre e rimuovere subito dopo il passaggio della persona diversamente abile; un piccolo, grande gesto di civiltà che saprebbe riportare nelle città anche le persone che usano una sedia a rotelle.
Il negoziante mi risponde che è una buona idea, ma che se è un solo negozio si risolve ben poco; nel frattempo sento la rabbia scalpitare, pensando che i Comuni mangino su qualcosa che è UN MIO DIRITTO di cittadino e contribuente Cosa che il sindaco di Ladispoli ha eliminato..

L’unica cosa che posso fare, come utilizzatrice di sedia a rotelle, è continuare ad uscire e non rinunciare alle città per la presenza di limiti. Continuerò a rompere le scatole al mio prossimodi modo che anche lui sia automaticamente edotto su cosa rappresenti una barriera, argomento del quale non si parla davvero mai abbastanza; non mi trincererò nella mia comfort zone, affronterò il rischio di non farcela e non rinuncerò ai centri urbani per la mancanza di facilitazioni.

La mia battaglia infervora l’animo del negoziante che si ripromette di fare la sua parte perché possa entrare anche io con la mia sedia, oltre ai cagnolini.
Proseguo caparbia per la mia strada con la speranza che tutti gli esercizi commerciali si adoprino affinché nessuno sia costretto a dire, negli anni che verranno io NON POSSO ENTRARE .