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L’Odissea di Nolan divide il pubblico, Flipped Prof: «Uno dei più grandi capolavori della storia del cinema»





Marco Mellace, divulgatore conosciuto sul web come Flipped Prof, interviene nel dibattito sul film di Christopher Nolan: «Sono entrato in sala senza cercare gli errori, sono entrato cercando il film». Dalla ricostruzione del mondo antico alla scelta della pellicola, fino al rapporto tra cinema e Omero: una lettura controcorrente dopo una lunga diretta sul suo canale YouTube.

L’Odissea di Nolan divide il pubblico, Flipped Prof: «Uno dei più grandi capolavori della storia del cinema»

di Marco Di Marzio

L’Odissea di Christopher Nolan continua a far discutere. Il kolossal ispirato al poema omerico ha generato fin dalla sua uscita un confronto acceso tra pubblico, appassionati di cinema, studiosi e frequentatori dei social: dalle libertà prese rispetto al testo di Omero alla rappresentazione del mondo antico, passando per costumi, architetture e scelte narrative.

Nel dibattito è intervenuto anche Marco Mellace, conosciuto sul web come Flipped Prof, docente e divulgatore che da anni sperimenta un modo innovativo di raccontare storia, arte e cultura attraverso le moderne tecnologie e, in particolare, mediante ricostruzioni tridimensionali.

Il suo canale YouTube ha raggiunto 61.600 iscritti, 3.338 video pubblicati e oltre 18,9 milioni di visualizzazioni, numeri che testimoniano la diffusione raggiunta da un progetto nato dall’incontro tra insegnamento tradizionale, comunicazione digitale e nuove forme di divulgazione.

Mellace ha dedicato al film di Nolan una lunga diretta sul proprio canale, scegliendo però una strada differente rispetto a una parte delle critiche circolate sul web: partire da ciò che il film riesce a trasmettere, senza trasformare la ricerca dell’errore storico o filologico nel metro principale con cui giudicare l’opera.

«Credo che oggi sia diventato quasi più facile demolire un film, nel nome della cultura del biasimo, che cercare di comprenderlo – spiega Mellace –. Io ho preferito affrontare la visione con curiosità: non sono entrato in sala cercando gli errori, sono entrato cercando il film. Ed è un approccio completamente diverso».

Questo non significa, sottolinea Flipped Prof, rinunciare all’analisi critica. Proprio la sua esperienza nella ricostruzione e divulgazione del mondo antico lo ha portato a individuare elementi che lo hanno convinto meno.

«Naturalmente il film non è perfetto, nessun film lo è. Anch’io durante la diretta ho evidenziato alcuni elementi che mi hanno convinto meno, come alcune scelte architettoniche del Palazzo di Menelao e qualche arco e volta che mi sono sembrati poco coerenti con il periodo. Ma il mio obiettivo era capire cosa Nolan volesse raccontare, al di là delle mie deformazioni professionali».

Insegnare con il 3D per aiutare gli studenti e supportare i professori
Marco Mellace

Mellace corregge anche alcune imprecisioni della sua diretta

La riflessione sul film diventa per Mellace anche occasione per ribadire un principio che considera fondamentale nella divulgazione: riconoscere pubblicamente un errore quando ci si accorge di averlo commesso.

Il docente ha infatti voluto precisare alcune affermazioni fatte durante la lunga trasmissione in diretta, nella quale ha parlato per circa un’ora e mezza senza seguire un testo scritto.

«In un passaggio ho accomunato la civiltà cicladica e quella micenea in modo troppo rapido, semplificando eccessivamente. Sono due realtà profondamente collegate nel Mediterraneo dell’età del Bronzo, ma naturalmente presentano caratteristiche proprie e meritano di essere distinte con maggiore precisione».

Una precisazione che Mellace considera parte integrante dello stesso lavoro di divulgazione: «Chi mi segue sa che tengo molto al rigore storico. Per questo, quando mi accorgo di un’imprecisione, preferisco correggerla apertamente piuttosto che far finta di nulla. Credo che sia anche questo il bello della divulgazione».

«Nolan continua a credere nella materia del cinema»

Ma è soprattutto sul piano cinematografico che il giudizio di Flipped Prof diventa entusiasta.

Mellace individua nella scelta di Nolan di continuare a investire sulla pellicola e sulla dimensione materiale dell’immagine uno degli aspetti più affascinanti dell’intera operazione, soprattutto in un periodo storico dominato dal digitale e dall’intelligenza artificiale.

«Viviamo in un’epoca in cui spesso il computer rischia di sostituire tutto, a maggior ragione con l’intelligenza artificiale. Christopher Nolan continua invece a credere che il cinema sia prima di tutto fotografia, luce, materia e macchina da presa».

Per Mellace la tecnologia cinematografica utilizzata dal regista non rappresenta semplicemente una scelta tecnica, ma diventa parte del linguaggio dell’opera.

«L’utilizzo della pellicola 65-70 millimetri, insieme alle cineprese IMAX, restituisce una profondità dell’immagine che il digitale spesso fatica a riprodurre. Non è soltanto una questione tecnica: è una scelta artistica che trovo magnifica. Guardando certe inquadrature senti quasi la materia dell’immagine, la sensazione di osservare qualcosa di reale e di forte».

Il mondo antico visto con gli occhi di chi lo ricostruisce in 3D

Inevitabilmente, l’attenzione di Flipped Prof si è soffermata anche sulle ambientazioni. Mellace lavora infatti da anni alla ricostruzione tridimensionale di monumenti, città e scenari del passato, utilizzando il 3D come strumento didattico capace di avvicinare gli studenti alla storia.

«Lavoro da anni sulle ricostruzioni tridimensionali del mondo antico, quindi inevitabilmente tendo a osservare dettagli che magari sfuggono ad altri spettatori. Ho apprezzato moltissimo il tentativo di evocare il Palazzo di Ulisse senza trasformare tutto nel solito fantasy».

Tra gli elementi che lo hanno maggiormente convinto cita le armi, le colonne e alcune soluzioni adottate per gli ambienti interni.

«La spada di Ulisse richiama realmente le armi dell’età del Bronzo. Alcune sale interne hanno un’atmosfera che mi ha ricordato molto i grandi palazzi micenei, che presentavano ambienti spesso non eccessivamente colossali. Sono dettagli che magari il grande pubblico nota soltanto inconsciamente, ma che contribuiscono a costruire un mondo credibile».

Rimane qualche riserva, in particolare sul Palazzo di Menelao, ma per Mellace si tratta di elementi secondari rispetto alla potenza complessiva dell’opera.

Omero e Nolan: «Il cinema non è una trascrizione letterale»

Uno dei punti centrali delle polemiche nate attorno all’Odissea riguarda inevitabilmente il rapporto con il poema di Omero.

Per Mellace, però, pretendere dal film una trasposizione letterale significa partire da un presupposto sbagliato.

«Molti hanno criticato Nolan perché avrebbe modificato Omero, ma il cinema funziona così. Ogni generazione ha raccontato l’Odissea in modo diverso. Nolan non ha mai detto di voler realizzare una trascrizione letterale del poema: ha scelto una libera trasposizione cinematografica. Secondo me bisogna giudicarlo per quello che ha voluto fare, non per quello che qualcuno avrebbe voluto vedere».

È proprio qui che Mellace separa lo sguardo dello storico e del divulgatore da quello dello spettatore.

«Da storico appassionato posso trovare qualche dettaglio discutibile, anche per deformazione professionale. Da spettatore, invece, mi interessa capire se un film riesce a coinvolgermi. Questo film ci è riuscito: mi ha emozionato, mi ha fatto commuovere, mi ha fatto riflettere e mi ha fatto venire voglia di tornare a leggere Omero».

Un risultato che, per chi ha fatto della didattica digitale uno strumento per riportare i ragazzi verso la conoscenza, assume un significato particolare.

«Credo che questo sia uno dei complimenti più grandi che si possano fare a un’opera cinematografica. Io stesso dico sempre che la mia vittoria più grande è sapere che uno studente si è appassionato ed è tornato a comprare un libro dopo aver visto un mio video. Magari quel video può essere criticabile o criticato, ma ha riacceso un interesse».

«Andate al cinema senza farvi condizionare dai social»

Dalla lunga recensione di Flipped Prof emerge così anche una riflessione che supera il caso specifico dell’Odissea: il rapporto sempre più complesso tra pubblico, social network e critica.

Mellace invita gli spettatori a recuperare la libertà di confrontarsi direttamente con un’opera prima di costruirsi un giudizio sulla base delle reazioni online.

«Spero che della recensione rimanga soprattutto un invito: andate al cinema senza farvi condizionare dai social e da certe critiche che trovo fuori contesto e fuori luogo. Andate senza entrare in sala già arrabbiati e con il pregiudizio, senza cercare per forza il dettaglio da trasformare in polemica».

Perché, sostiene, l’analisi e il confronto rimangono fondamentali, ma non dovrebbero cancellare la capacità di lasciarsi coinvolgere.

«Il cinema è anche emozione, stupore e interpretazione. Possiamo discutere, possiamo avere opinioni diverse, ma credo che valga ancora la pena lasciarsi sorprendere da un regista che continua a credere nella forza del grande schermo, nella forza della pellicola e nel linguaggio cinematografico».

Ed è proprio nella dimensione più intima del viaggio di Ulisse che Mellace individua infine la forza maggiore dell’opera di Nolan: non soltanto avventura e spettacolo, ma un percorso dentro l’uomo.

«È un viaggio nell’interiore, nello psicologico, nel dramma psicologico. Ci restituisce un cinema di alta classe e spettacolare, degno dei migliori Ridley Scott e Akira Kurosawa, che secondo me Nolan ha voluto anche omaggiare».

Il giudizio conclusivo di Flipped Prof non lascia spazio a equivoci e spiega perché la sua recensione abbia assunto una posizione così netta nel dibattito che accompagna il film:

«Tanti piccoli dettagli, tante piccole battute mi hanno commosso e mi hanno emozionato. E mi fanno gridare al mondo intero che abbiamo assistito e stiamo assistendo a uno dei più grandi capolavori della storia del cinema».