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Ladispoli, rimosso uno degli storici serbatoi della Stazione di Palo Laziale: l’appello di Crescenzo Paliotta per salvare il secondo





L’ex sindaco di Ladispoli racconta sui social la rimozione del manufatto risalente al 1859, ormai deteriorato e pericoloso per la pubblica incolumità. Resta incerto il futuro dell’altro serbatoio, testimonianza della storia ferroviaria del territorio e comparso anche nel celebre film “Umberto D.” di Vittorio De Sica.

Ladispoli, rimosso uno degli storici serbatoi della Stazione di Palo Laziale: l’appello di Crescenzo Paliotta per salvare il secondo –

di Marco Di Marzio

LADISPOLI – Un pezzo della storia ferroviaria di Palo Laziale è scomparso dal paesaggio cittadino. Nei giorni scorsi le Ferrovie hanno provveduto alla rimozione di uno dei due grandi serbatoi circolari realizzati nel 1859, in occasione della costruzione della storica Stazione di Palo Laziale, lungo la linea ferroviaria Roma-Civitavecchia.

A darne notizia è stato l’ex sindaco di Ladispoli, Crescenzo Paliotta, attraverso un intervento pubblicato sul proprio profilo Facebook, nel quale ha ripercorso il valore storico dei manufatti e richiamato l’attenzione sulla necessità di tutelare quello ancora esistente.

La rimozione si è resa necessaria a causa delle condizioni di deterioramento della struttura. Il grande serbatoio, ormai corroso dal tempo, rappresentava infatti un potenziale pericolo per l’incolumità pubblica, trovandosi a ridosso della via ciclopedonale utilizzata quotidianamente per raggiungere la frazione di Marina di San Nicola.

Se da un lato l’intervento ha consentito di eliminare una situazione di rischio, dall’altro riapre una riflessione sulla conservazione delle testimonianze storiche e industriali presenti nel territorio di Ladispoli.

Particolare attenzione è rivolta al secondo serbatoio, ancora presente nell’area ferroviaria, il cui destino rimane al momento incerto.

Secondo Paliotta, la soluzione più opportuna sarebbe quella di procedere al restauro e alla valorizzazione del manufatto superstite, evitando che un’altra importante testimonianza del passato possa andare definitivamente perduta.

La Stazione di Palo Laziale rappresenta infatti uno dei complessi infrastrutturali più antichi del territorio, essendo stata realizzata diversi decenni prima della nascita della moderna Ladispoli. All’epoca dell’inaugurazione della ferrovia Roma-Civitavecchia, lo scalo di Palo rivestiva un ruolo di primaria importanza, tanto da essere considerato, come ricorda l’ex primo cittadino, il più importante dell’intera linea.

Ma la vicenda dei due serbatoi custodisce anche un interessante legame con la storia del cinema italiano.

Le grandi strutture circolari, infatti, erano visibili in alcune sequenze di Umberto D., capolavoro del neorealismo diretto da Vittorio De Sica. Un particolare che conferisce ai manufatti un ulteriore valore culturale, legando la memoria ferroviaria di Palo Laziale a una delle pagine più significative della cinematografia italiana.

La testimonianza di Crescenzo Paliotta pone dunque una questione che va oltre la semplice rimozione di una struttura ormai compromessa: come conciliare la sicurezza pubblica con la salvaguardia della memoria storica e dell’identità del territorio?

Il secondo serbatoio potrebbe rappresentare un’occasione per recuperare e valorizzare una testimonianza dell’archeologia industriale locale, restituendole dignità attraverso un intervento di conservazione adeguato.

Una riflessione che riguarda non soltanto le istituzioni, ma anche la comunità cittadina, chiamata a riconoscere il valore di quei luoghi e di quelle strutture che, pur non essendo monumenti tradizionali, raccontano le trasformazioni economiche, sociali e infrastrutturali del territorio.

Perché preservare la memoria di Palo Laziale significa anche custodire una parte delle radici storiche di Ladispoli, affinché ciò che resta del passato possa continuare a raccontare la propria storia alle generazioni future.