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Ladispoli, Nica Assobar: “Con la chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 si va a colpire solo una classe lavorativa”

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Ladispoli, Nica Assobar: “Con la chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 si va a colpire solo una classe lavorativa”

Chiusura alle 24 per bar, pub e ristoranti e dalle 21 vietato consumare in piedi. In sostanza solo i locali che hanno tavoli al chiuso o all’aperto potranno restare aperti. Gli altri dovranno abbassare la serranda o proseguire con le consegne a domicilio o con l’asporto. Con la firma del nuovo Dpcm del Governo Conte arriva la nuova stretta sulla movida. Una decisione mal digerita dalle diverse attività “colpite”.

«Non c’è una logica secondo noi», ha tuonato Marco Nica di Assobar Ladispoli. «La logica è solo quella di andare a colpire una certa classe lavorativa e sociale e non mira a risolvere il problema nella sua totalità». Per Nica, il Governo, anziché colpire indiscriminatamente una categoria intera avrebbe dovuto vigilare che tutti rispettassero le norme già vigenti: distanziamento, gel sanificanti e mascherine, così «da far chiudere chi viola le disposizioni». Se poi, il pericolo di contagio c’è, come dicono i numeri, l’esponente di Assobar non comprende perché si vada a insistere nel colpire solo i locali e non ad esempio i trasporti. «Il covid lì non contagia? Perché non si obbligano le società dei trasporti a triplicare le corse per alleggerire il flusso di gente e quindi a garantire gli spazi? Perché non si obbliga autostrade a non far pagare il pedaggio in questo periodo per incentivare gli spostamenti con i mezzi privati?».

I punti interrogativi da parte dei ristoratori sono tanti. Una categoria che già nei mesi clou dell’emergenza ha “sacrificato” una fetta importante degli incassi del 2020 e che ora rischia di affondare quasi del tutto. «Stiamo ancora pagando quello che c’era rimasto da pagare e ora ci ritroviamo a dover affrontare nuovamente la stessa problematica». Tasse e stipendi da pagare e incassi che per il rappresentante di Assobar andranno a calare almeno del 20/30% se non si considerano poi tutte quelle attività di ristorazione, come ad esempio i pub la cui attività è incentrata principalmente in seconda serata (a partire dalle 22 circa) e che così facendo rischiano seriamente di non riprendersi più dal punto di vista economico. E il rischio non è solo quello di veder calare il proprio fatturato, ma anche quello di dover ridimensionare l’organico all’interno delle proprie attività. «Dovremo licenziare – ha proseguito Nica – perché non c’è lavoro. Non riusciremo a pagare le bollette e si potrebbero verificare anche delle fatalità (imprenditori che decidono di togliersi la vita)».

Ladispoli, Nica Assobar:
Ladispoli, Nica Assobar: “Con la chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 si va a colpire solo una classe lavorativa”

Per l’esponente di Assobar la nuova stretta sulle attività di ristorazione potrebbe essere solo l’apice per una reazione a catena. Una crisi che potrebbe andare a colpire a cascata altre tipologie di attività. Fattore determinante: la paura. «La paura che viene instillata nella gente non permette loro di andare a spendere. Se ho paura del domani e di cosa mi riserva il futuro – ha spiegato Nica – è chiaro che rinuncerò a una cena o ad un pranzo al ristorante». Insomma, se da una parte il Governo con i suoi Dpcm sostiene e puntualizza di voler tutelare la salute dei cittadini, dall’altra parte c’è però il rischio di veder frenare notevolmente l’economica. Una problematica questa che potrebbe portare seri pericoli ai piccoli e medi imprenditori che ad oggi hanno visto pochi o nessun aiuto da parte dello Stato, come evidenziato proprio da Nica: «Non si possono spendere 3 miliardi per i banchi a rotelle e fregarsene degli imprenditori».

A far temere c’è poi lo stato di emergenza prorogato fino al 31 gennaio prossimo e che di fatto dà la possibilità al Governo di intervenire in qualsiasi momento, come fatto in questi mesi, con nuovi decreti che potrebbero andare a stringere ancora di più le cinghie attorno a una categoria sempre più fragile.

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