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Ladispoli, Loddo: “Centro Diurno disabilità spostato in luogo e con modalità di fruizione non idonee”

Lo dichiara Giuseppe Loddo Consigliere Comunale Movimento civico “Si Può Fare”

Ladispoli, Loddo: “Centro Diurno disabilità spostato in luogo e con modalità di fruizione non idonee” –

Così in una nota Giuseppe Loddo Consigliere Comunale Movimento civico “Si Può Fare”: “L’Assessore Cordeschi aveva promesso alle famiglie l’apertura di un centro diurno per la disabilità complessa nei locali di Via Aldo Moro (costruiti a suo tempo con soldi della Regione Lazio e specificatamente destinati alla disabilità per gli utenti sia di Ladispoli che di Cerveteri – preme ricordare che in merito è disponibile un finanziamento di 100.000 euro della Regione Lazio, utilizzabile fin da gennaio 2020). 

Nel frattempo scoppia l’emergenza scuola, facilmente prevedibile, e la necessità di reperire spazi per consentire l’apertura delle scuole secondo le misure di prevenzione al Covid19, e il neo assessore Bitti destina gli stessi locali alla scuola. 

Preme ricordare che per l’Amministrazione Grando,  la struttura vìa Aldo Moro doveva essere adibita a nuovo Comando della Polizia Locale per fare posto al Commissariato. 
Decisione, poi fortunatamente stoppata dalla contrarietà delle associazioni delle famiglie dei disabili e delle forze politiche di Opposizione.

Sicuramente non è stato facile reperire spazi da destinare alle strutture scolastiche, ma è evidente che ancora una volta a farne le spese è stato il centro diurno ed i suoi utenti.

Alla fine i disabili che fine fanno?
Soluzione: Al Teatro Vannini (che teatro non è) insieme alle società sportive.

Tralasciando l’assoluta indeterminatezza delle modalità di fruizione della struttura, anche in ragione di una convivenza forzata con un’attività sportiva, riteniamo il polifunzionale Vannini non idoneo alle attività del Centro Diurno.

Crediamo che sarebbe stato opportuno, prima di prendere una qualsiasi decisione sulla delocalizzazione del Centro, un confronto con le famiglie, con i servizi socio sanitari, con le organizzazioni del terzo settore ( cooperative e associazioni) che se ne occupano. 

Confronto che non è una gentile concessione di amministratori attenti, ma la legge regionale lo dispone, riconoscendone l’assoluta necessità, affinché programmi e servizi  del welfare siano aderenti ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione. 
Come è stato ribadito dal recente protocollo sottoscritto  dalla Regione Lazio e dal Forum del Terzo Settore.

Potevano e dovevano essere trovate altre soluzioni. Magari si poteva utilizzare il polifunzionale Vannini, anche temporaneamente, come mensa scolastica (è stato costruito per quello), spostare la banda musicale al centro d’arte e cultura, e destinare provvisoriamente a centro diurno i locali di via Pisa, anch’essi originariamente destinati a servizi sociali.

Riteniamo che l”unilateralismo” dell’amministrazione Grando debba finire  soprattutto su questioni dove in gioco ci sono i bisogni dei nostri concittadini più fragili.”

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