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Ladispoli, le eco-sculture di Napoleon Alberto Romualdo nella Palude di Torre Flavia

Rientrano nel progetto “Un’Oasi di Arte”

Ladispoli, le eco-sculture di Napoleon Alberto Romualdo nella Palude di Torre Flavia

Presenze silenziose appaiono tra le fronde degli alberi e salutano i visitatori all’ingresso del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia. Sono le eco-sculture di Napoleon Alberto Romualdo, per il progetto “Un’Oasi di Arte”, ispirate alle attività coordinate dalla Città Metropolitana di Roma Capitale, ente gestore dell’area protetta, con il sostegno di volontari, insegnanti e bambini delle scuole del comprensorio, che dal 1997 si prendono cura di questo luogo magico.

Ladispoli, le eco-scultore di Napoleon Alberto Romualdo nella Palude di Torre Flavia
Ladispoli, le eco-scultore di Napoleon Alberto Romualdo nella Palude di Torre Flavia

Un patrimonio paesaggistico dall’inestimabile valore ambientale, inserito nella Rete dei Parchi della Regione Lazio e la cui storia è intrinsecamente legata al territorio. Qui coabitano specie vegetazionali ed animali rare, uccelli migratori a rischio estinzione, sistemi dunari in continuità con le emergenze archeologiche insieme ed una variegata componente umana e sociale composta da balneari, ricercatori, birdwatching, studiosi, artisti. Scopi del progetto sono contribuire alla conoscenza dell’area protetta; accrescere la sensibilità nei confronti delle problematiche che insediano la Palude e, in generale, sul rapporto uomo-natura; promuovere forme di ecoturismo consapevole e responsabile con la creazione di uno spazio di interesse naturale, sociale, culturale, sociale e artistico.

La gestione di un ecosistema come la Palude di Torre Flavia è un lavoro di squadra multidisciplinare, al quale si è inteso affiancare il linguaggio creativo all’interno di una strategia complessa ad ampio raggio, che permetta di innalzare il livello di protezione e tutela di un sito naturalistico così vulnerabile, per conservarne il suo fascino nel tempo.

La Palude è un laboratorio a cielo aperto, dove le criticità si trasformano in opportunità di cambiamento e il ciclo di opere pensate, con la supervisione degli addetti del Parco e nel rispetto delle normative vigenti, rispecchia questa dinamicità legata agli elementi naturali e in linea con gli obiettivi di conservazione della biodiversità.

La scelta di utilizzare canne sfalciate, pezzi di legno trovati già con una qualche forma suggestiva e materiale recuperato dalle pulizie in spiaggia, è anch’essa funzionale a sensibilizzare gli utenti dell’area protetta nell’osservanza di comportamenti virtuosi, mediante la realizzazione di opere tridimensionali capaci di incantare, sorprendere ed educare al rispetto per l’ambiente. E’ questa una tendenza dell’arte contemporanea, definita “Pareidolia” e cioè l’innata capacità di scoprire volti o immagini nei tronchi scavati e lavorati dal mare, nelle pietre, nei sassi e in quanto ci circonda da assemblare con fili di ferro, viti e chiodi, senza unioni chimiche ma solo meccaniche, in modo da non recare impatto e non competere con il paesaggio, bensì a fondersi con esso.

Arte ecologica, arte della natura, bioarte ambientale, arte effimera, arte del vivere e della sopravvivenza dentro una modernità conflittuale da dissolvere nell’amore per la Terra, che si espande dalle sculture di Napoleon, artista e che affronta e comunica il rapporto tra natura, paesaggio e arti visive, che ci coinvolge ed unisce in un abbraccio di anime, tutti noi custodi della Palude di Torre Flavia.

PACHAMAMA, LA MADRE TERRA

Ladispoli, le eco-scultore di Napoleon Alberto Romualdo nella Palude di Torre Flavia
Ladispoli, le eco-scultore di Napoleon Alberto Romualdo nella Palude di Torre Flavia

Prima opera del ciclo è Pachamama, che accoglie il visitatore all’ingresso del Monumento Naturale, per condurlo in un’esperienza unica e nuova di comunione con lo spazio naturale. La genesi di questa prima opera nasce dal potente incontro con un tronco bruciato, rinvenuto nella spiaggia di Palo Laziale e trasportato a Torre Flavia, una vera e propria chiamata alle arti per un risveglio emotivo e sensoriale.

Qualcuno disse Pachamama, in lingua quechua “madre spazio tempo” o “madre universo”, l’essere un tuttuno con madre Terra, e fu così che apparse il nome tra le miriadi di probabilità pronte ad emergere in un magma creativo di partecipazione e coincidenza di idee, a dimostrazione che l’arte è ricerca di intese, nelle situazioni semplici come in quelle complesse, in virtù della medesima appartenenza dell’essere umano all’armonia della Natura.

Pachamama è un concetto in evoluzione che viene aggiornato in ogni momento alla base di un rapporto consapevole, responsabile e rispettoso per l’affermarsi della consapevolezza ecologica, oggi purtroppo soffocata dalla tendenza consumistica e divoratrice dell’attuale società, ma che trova nel processo artistico un valido strumento per la sua emancipazione dall’avidità dell’uomo.

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