di Angelo Alfani
A partire dall’estate del 1978 migliaia di ebrei russi invasero la spiaggia della salute: Ladispoli divenne in breve tempo il teatro delle loro “vacanze romane“, primo assaggio de “Il mondo libero”, in attesa del visto per altre definitive destinazioni. Il regime di Breznev volle apparire più liberale in vista delle Olimpiadi di Mosca per cui venne concesso a circa quarantamila ebrei di lasciare il Paese del dottor Zivago.
L’articolo/intervista che segue fa parte di un ben più voluminoso scritto al quale sto lavorando per essere pubblicato, su questo avvenimento che ebbe una importanza non da poco per i ladispolani, ed il cui ricordo fa parte della memoria dei tanti ebrei transitanti.
L’intervista a Stella Syrkin,giovanissima vice direttrice ed al contempo insegnante della scuola di formazione del JDC (Jewish Diastribution Committee) per giovanissimi ebrei russi ed una piccola minoranza iraniana in sosta a Ladispoli,ha un valore non soltanto testimoniale ma simbolico, per essere l’intervista permeata profondamente dal concetto dell’aliyah : in ebraicola “salita” , il ritorno dalla diaspora nelle terre di Israele.
La famiglia di Stella, fu tra i primi membri della elite culturale ed artistica moscovita, a lasciare per scelta la Russia, nel novembre del 1972 ,offrendo ai tre figli una nuova vita in Israele.
La sua permanenza a Ladispoli corrisponde all’ultimo anno degli ottanta, quando, con la caduta del muro venne meno il flusso di ebrei russi in transito.
Sentiamo il racconto di Stella:
“Vivevo a Ladispoli,sulla via principale,in un appartamento assegnatomi da l’ American Jewish Joint Distribution Committee,detta brevemente Joint. Non rammento l’indirizzo.
Se ricordo bene ,circa 30.000 ebrei russi vi sostarono tra il 1989 ed 1990. Nel decennio che va dal 1979 al 1989 verosimilmente 150.000 transitarono attraverso l’Italia, sulla rotta per il Canada,gli Stati Uniti e l’Australia.
Alcuni di loro rimanevano un mese, altri sei.
Gli immigrati vivevano in appartamenti che appartenevano ai locali che, in generale, simpatizzavano verso i russi ,che, dal canto loro, non avevano relazioni con le Istituzioni, prendendosene cura direttamente Joint.
A Ladispoli, pochi chilometri da Roma, venivano accolti bambini russi ed iraniani provenienti da famiglie che avevano lasciato i loro paesi al collasso.
Ed è in questa cittadina di mare che l’Agenzia Ebraica inviava persone preparate,tra esse ad esempio Sofa Landver che sarebbe diventata poi Ministro dell’aliyah in Israele.
La scuola iniziava alle 8,00 e terminava alle 14,00,era ubicata in un appartamento privato, preso in affitto da Joint, riattata a scuola.
Quando sono ritornata a visitare Ladispoli, nel 2007 ,la ” scuola” era di nuovo tornata ad essere una villa privata.Sfortunatamente non ricordo l’indirizzo,ma non era distante dalla stazione dei treni.
Tutti gli scolari stavano nello stesso edificio ,nella medesima classe,ma tenevamo lezioni separate per i Russi in Russo per gli Iraniani in Persiano.Stampavamo brochures in Russo e Persiano per i giorni di vacanza,con storie e canti.
Ricordo che i bambini erano felici di frequentare la scuola.Cercavamo di non essere severi con loro, eravamo coscienti che le loro famiglie non si trovavano in una facile situazione:questi bambini avevano bisogno di attenzione e gentilezza.
Il Direttore della scuola era David Pur,un prominente educatore in Israele, che è stato capo del Consiglio di Pedagogia nel Ministero dell’educazione. Un sopravvissuto all’Olocausto. Appena uscito dal campo di concentramento si dedicò all’insegnamento ai bambini ebrei scampati anche loro alla morte e rifugiati nei campi profughi europei.David utilizzò la sua esperienza per dare ad essi forza ed identità.
Certamente la nostra esperienza a Ladispoli fu ben altra cosa, ma c’erano anche lì bambini ebrei in transito, anche loro disconnessi dal loro paese di origine e sulla via di qualcosa di ignoto.
In estate li portammo al lago di Bracciano.Io divenni amica con i piu’ grandi di loro,sedici=diciassettenni.Sono ancora in contatto con alcuni di loro, dopo ben 34 anni!
Cercavamo insegnanti tra gli immigrati, e molto frequentemente ci vedevamo costretti a trovarne di nuovi, allorquando i maestri ottenevano il visto per emigrare nel paese scelto. Almeno una volta a settimana organizzavamo un party di addio nella scuola per i maestri che lasciavano Ladispoli.
Insegnavo Ebraico e Storia e Tradizioni ebree ,ma c’erano anche lezioni di Inglese ,Matematica,di Musica (canti Israeliani),Storia d’Israele e ,ogni settimana, si celebrava Shabbat ,e anche tutte le altre festività ebraiche.
Gli ebrei russi non avevano alcuna nozione dell’ebraismo ,ne’ legami con il proprio passato ebraico :i ’70 anni di comunismo avevano lasciato profonde ferite.Il mio obiettivo era chiaro: permettere che anche le tracce piu’ nascoste e labili di identità ebraica riemergessero.
La grande maggioranza degli immigrati non voleva andare in Israele.A quel tempo non c’era un volo diretto per Israele,così che gli Ebrei Russi ottenuto il visto per Israele,restavano in Italia aspettando il visto per gli Stati Uniti ,Canada o Australia.
Le comunità ebraiche di questi paesi erano interessati ad accoglierli al punto da inviare lettere di invito. E questo rese più facile l’ingresso. Degli iraniani non ne so molto, non ho idea su come fossero usciti dall’Iran”.














