AttualitàCittà

Ladispoli, come i ragazzi della Corrado Melone trattano l’argomento sull’immigrazione

3 Condivisioni

Una docente ha voluto invitare i suoi alunni a reinventare il finale della storia drammatica di un loro coetaneo

Ladispoli, come i ragazzi della Corrado Melone trattano l’argomento sull’immigrazione – Riceviamo e pubblichiamo

Quale è il livello di empatia dei ragazzi di oggi? Quale è la loro capacità di immedesimarsi? Alla Corrado Melone una docente ha voluto invitare i suoi alunni a reinventare il finale della storia drammatica di un loro coetaneo ed i lavori la hanno commossa, considerando anche che sono ragazzi arrivati da poco alla secondaria di primo grado.

I ragazzi hanno toccato problematiche forti e apertissime ma, soprattutto, fanno pensare che se ragazzi così giovani riescono ad esprimere tali sensibilità abbiamo il dovere, più che mai, di dare loro fiducia nella speranza che riescano a superare egoismi e fallimenti in cui noi “ grandi” mostriamo di essere sempre più disorientati e, spesso, impotenti.

Di seguito il pensiero e le parole della docente e dei ragazzi che si sono poggiati su quella giovane vita così tragicamente interrotta, quella di un ragazzo che aveva il sogno di trovare altrove una vita migliore di quella di un Paese povero senza speranza, che portava con se una sola dote, la volontà di crescere, studiare e conoscere e che è finito in fondo al mare a causa di chi lo ha ingannato e di chi non lo ha voluto.

<<Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?” Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». Matteo 25, 42:44

Riccardo Agresti

A proposito di migranti…

Il ritrovamento, nella tasca di un piccolo migrante annegato, della sua pagella scolastica ha scosso, credo, tutti. I miei alunni, nella loro giovane età, hanno finto che il bambino son fosse mai morto e, a modo loro, hanno provato a dargli “voce” raccontando i motivi che lo avevano spinto a portare con sé il documento e a cosa sarebbe servita al suo arrivo

L. A.

Partii il 30 maggio del 1970.

Mi imbarcai su una piccola barca, eravamo in molti, i miei genitori purtroppo non poterono venire con me perché non c’erano abbastanza soldi per partire tutti. Mia madre era molto malata quindi non poteva lavorare, mio padre si era arruolato nell’esercito e la paga era misera, tornava a casa solo quattro volte in un anno. Non avevo molti ricordi del mio Paese, uno dei più belli era il giorno in cui avevo portato la mia pagella a casa; avevo bei voti e mia madre era fiera di me; la mia pagella era la cosa più cara che avevo.

Frequentai solo due anni di scuola perché fu distrutta dai bombardamenti. Il giorno in cui partii feci cucire da mia madre la pagella in una tasca del mio vestito. Non potevo portare altro sulla barca, per non appesantirla. Il viaggio durò 19 giorni, morirono molte persone e il cibo scarseggiava molto. Arrivai in un Paese chiamato Spagna, in poco tempo imparai la lingua e fui ospitato da una signora chiamata Maria; era sola  e vedova, aveva all’incirca 80 anni e a volte mi raccontava degli orfanotrofi dove finivano i ragazzi senza genitori e dove sarei finito pure io se lei non mi avesse ospitato nella sua casa. Mi mancavano i  miei genitori, per farmi forza guardavo la mia pagella ripensando ai pochi momenti di gioia trascorsi nella mia città.

La signora mi mandò a scuola. Studiavo molto e mi impegnavo per raggiungere i miei obiettivi. La scuola spagnola era molto diversa da quella del mio Paese; in Spagna tornavo a casa nel pomeriggio mentre nel mio Paese tornavo solo una volta a settimana.

Così continuo la mia vita senza una famiglia e lontano…

D. H

Da tanto tempo  noi migranti partiamo e saliamo su gommoni per arrivare in Italia.

Quell’anno io, i miei genitori e tante altre persone siamo saliti su un gommone alla ricerca della vera felicità. Fin da piccola sognavo di andare via e raggiungere l’Italia, una penisola che somiglia ad un buffo stivale. Purtroppo, come ogni anno, muoiono delle persone, ma quella volta ci siamo salvati tutti; appena siamo sbarcati, abbiamo dovuto camminare per arrivare a Roma la città principale della regione del Lazio.

Mio padre e mia madre avevano qualche soldo ma per fortuna mio padre ha trovato lavoro come falegname e quindi, grazie a lui, abbiamo potuto trovare una casa grande e bella e la mamma, che aveva abilità in medicina, è diventata dottoressa, quindi abbiamo potuto mangiare, mi hanno comprato dei giochi, ma la cosa più importante è che con quei soldi hanno potuto mandarmi a scuola. C’è una cosa che non vi ho detto! Prima di partire avevo chiesto una cosa a mia madre, cioè di cucirmi nella tasca la mia pagella scolastica.

Il mio primo giorno di scuola l’ho portata e l’ho fatta vedere alla maestra; lei mi ha detto che ero  brava ed era meravigliata di ciò perché nel Paese da dove vengo io non riceviamo l’istruzione che anche noi dovremmo ricevere come ogni bambino del mondo intero. Quel giorno feci molte amicizie; poi sono cresciuta, presto andai alle medie, poi al Liceo e infine all’Università. Sono diventata  sempre più brava man mano che crescevo; all’Università ho conosciuto Manuel, il mio ragazzo. Io e Manuel siamo stati insieme per dieci anni finché un giorno mi ha chiesto di sposarlo. Da quel giorno sono passati cinque anni; adesso abbiamo due figli.

Penso ancora a quel giorno in cui sono sbarcata in Italia, è stata la scelta più bella della mia vita perché sono bene istruita, ho un lavoro come dottoressa, ho due figli e sono felicemente sposata. Sono felice di essere qui, ora, perché non vorrei essere mai più in un posto diverso.

G. D.

3 Condivisioni

Anche tu REDATTORE!

Inviaci in tempo reale foto, video, notizie di cronaca, curiosità, costume.

Ti trovi nel mezzo di un incidente? Fotografa la situazione e manda due righe alla redazione, chiedendo se vorrai essere citato oppure no all'interno dell'articolo come autore. Invia il tuo materiale a baraonda.giornale@gmail.com oppure raggiungici tramite whatsapp a questo numero 3472241340.

Grazie a questa rete di comunicazione baraondanews sarà in grado di fornire ancora più informazioni utili ai propri lettori. Insieme faremo un giornale ancora più potente ed efficace. 

Post correlati
AttualitàCittà

Fregene, dal 25 luglio la 'Festa del Cinema'

Attualitàpolitica

Pontine sul Lago di Bracciano, Ascani: "Frutto del lavoro di tutti"

Attualità

La notte della Luna, sabato 3 appuntamenti al MAXXI per celebrare lo storico sbarco del 1969

AttualitàNotizie

A Fregene si viaggia nella preistoria con 24 dinosauri in carne ed ossa

Iscriviti alla nostra Newsletter e rimani sempre aggiornato.

Leggi online
BARAONDA NEWS

SFOGLIA LA RIVISTA
close-link
Sfoglia la rivista