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Il sogno di Giorgio Minisini: dai titoli mondiali, alle lotte contro i pregiudizi

Intervista esclusiva a Giorgio Minisini, il campione del mondo di nuoto artistico racconta la sua carriera partita da una piscina ladispolana

Un talento cristallino e una determinazione indomabile hanno portato Giorgio Minisini sul tetto del mondo. Medaglie mondiali e tanti altri titoli, ma non solo, Giorgio ha saputo lottare contro gli stereotipi e raggiungere il suo sogno. E’ proprio nella piscina di Ladispoli, grazie alla mamma, che Minisini ha dato le sue prime bracciate. Chissà se qualcuno si sarebbe mai immaginato che Giorgio Minisini avrebbe potuto compiere tali imprese, sicuramente lui ha sempre creduto di poter arrivare lontano. La voglia di rivalsa è stata più forte delle difficoltà e oggi il ricordo di Ladispoli, di quel mare che frequentava da bambino, lo accompagna nei suoi viaggi in giro per il mondo. L’atleta del gruppo sportivo delle Fiamme Oro ha accettato di raccontarsi, sempre con fierezza e gentilezza.

Due ori all’ultimo campionato del mondo e tante medaglie già in bacheca, come si sta sul gradino più alto del podio, ti stai abituando?

“Non ci si abitua mai, nel nostro sport le cose cambiano velocemente. I risultati sono imprevedibili e ogni gara è a sé, per quanto spesso le classifiche possano sembrare congelate. In realtà, il nostro obiettivo è sempre quello di nuotare bene. La posizione in classifica è un più che ci godiamo, ma anche un punto di partenza. Non bisogna accontentarsi, ma rendere il risultato uno stimolo per fare meglio”.

Tra qualche settimana ci saranno gli europei in casa. Visti i risultati di Budapest, a Roma sarai tra i favoriti, se non il favorito per il debutto del solo maschile. Come ti stai preparando e come gestisci la pressione?

“Subito dopo i mondiali, la nostra allenatrice ha voluto rendere i nostri esercizi più difficili. È una cosa che mi piace tantissimo. Non andiamo a ricercare ciò che abbiamo fatto a Budapest, ma vogliamo andare oltre. Non andiamo lì solo da favoriti, ma da atleti che vogliono mettersi nuovamente in gioco. Vogliamo fare meglio, andare ancora più avanti. Sono contento di questa sfida contro me stesso e contro i limiti del nostro sport”.

È stata dura essere un vero e proprio pioniere di questa disciplina? In una recente intervista hai dichiarato: “Ho sempre dovuto dimostrare chi ero, di non essere solo un fenomeno da baraccone”

“Posso dire di aver vissuto diverse fasi, inizialmente non è stato così difficile, quando si è piccoli non si hanno preconcetti. Poi con me nuotavano anche mio fratello e mio cugino. La parte difficile è arrivata quando sono rimasto solo, ma ho superato le risatine coltivando l’idea del sogno che volevo raggiungere. Io non avevo in mente quel nuoto stereotipato, ma qualcosa di più. Ero convinto che se fossi arrivato su un palco importante, avrei convinto chi mi prendeva in giro che facevo qualcosa di diverso da quello per cui loro mi vessavano”.

Il sogno di Giorgio Minisini: dai titoli mondiali, alle lotte contro i pregiudizi
Il sogno di Giorgio Minisini: dai titoli mondiali, alle lotte contro i pregiudizi

Oltre alle sfide in acqua, stai realizzando una vera e propria rivoluzione per cambiare gli stereotipi legati a questo sport. Avverti la responsabilità di essere un esempio? Quali battaglie ti aspettano ancora?

“Diciamo che ho sempre sentito la voglia di rappresentare questo movimento, provo felicità quando vedo altri ragazzi in acqua. Quest’anno hanno debuttato i singoli maschili ai campionati italiani, i ragazzi erano così soddisfatti di poterci essere. Quell’evento mi ha dato ciò che mi è mancato per tanti anni. Non ho mai avvertito la pesantezza della responsabilità. Oggi le stesse cose che subivo fanno male ad altri, devo cambiare ciò che non mi piaceva e che, in parte, continua a verificarsi. Ad esempio, il termine “sincronetto” era usato in modo dispregiativo, ancora a volte succede. Questa è una mia responsabilità, dobbiamo cambiare, sarebbe bello che tutti utilizzassero il termine nuotatore artistico. E poi ci sono tanti altri dettagli, la categoria tra i dodici e i quattordici si chiama ancora solo ragazze, le parole sono importanti, soprattutto quando si è piccoli.

È importante che noi della nazionale facciamo qualcosa per i giovani. Sto vivendo un’esperienza, comunque, gratificante seguendo le orme dell’americano Bill May che ha gareggiato solo dopo i trent’anni, io l’ho fatto già a 19. Certo, nella mia esperienza avrei potuto partecipare a 4 olimpiadi, ma questo non è stato possibile. Io vorrei aprire le strade a chi verrà dopo affinché possano disputare tutte le gare dello scenario internazionale”.

Quella che porti avanti è una lotta di genere a tratti unica rispetto a quelle a cui siamo abituati ad assistere

“È una battaglia di genere particolare, ci sono molte cose che vanno sistemate, molti uomini soffrono, è una lotta agli stereotipi in mille campi diversi. Bisogna lavorare sulle immagini di entrambi i generi, riuscire ad imporre la propria identità senza cedere a quella che viene richiesta dalla società”.

Ti fa piacere che tutta la comunità di Ladispoli ti abbia sostenuto nella tua impresa?

“È importante, io sono molto legato a Ladispoli, ogni volta che mi viene chiesto di fare qualcosa sono super felice. Ho avuto molti incontri con scuole e ragazzi hanno sempre dimostrato entusiasmo, questo gli fa onore, quello sguardo mi rende felice. Ringrazio chi mi supporta nonostante io ora viaggi molto”.

Giorgio Ripani

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