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I principi Ladislao e Baldassare Odescalchi, due fratelli con uno stesso curioso destino: fondare una città





Il primo diede il suo nome alla nascente Ladispoli, il secondo mantenne il nome storico di Santa Marinella

di Giovanni Zucconi

Sono due fratelli diversi tra di loro, ma con uno stesso destino: fondare una città.

Stiamo parlando dei principi Ladislao e Baldassare Odescalchi. Che, quasi contemporaneamente, si regalarono il raro privilegio di creare una città che prima non esisteva. Il primo diede il suo nome alla nascente città: Ladispoli. Il secondo, per la sua creatura, mantenne lo storico nome di quel luogo: Santa Marinella.

I casi di fondazione “personale” di una città sono molto rari. E quasi sempre sono di natura mitica. Come la fondazione di Roma, da parte di Romolo. Le città, in realtà, sono sempre state fondate da popoli in cerca di nuove sistemazioni. Per questo è un caso assolutamente straordinario che addirittura due fratelli, forse in competizione tra di loro, abbiano fondato ognuno la propria città.

Il primo, anche se di poco, a fondare la “sua” città, fu Ladislao, il fratello minore. Se si cercano informazioni in rete su di lui, curiosamente non si trova molto. È il classico esponente cadetto di una potente famiglia. Con meno responsabilità rispetto al fratello Baldassare, e quindi si poteva permettere di vivere come un aristocratico gaudente e libertino. Che addirittura ispirò, si dice, la figura del protagonista del “Il piacere” di Gabriele D’Annunzio. Ma era comunque un uomo colto e illuminato. Illuminato per quanto poteva esserlo un principe che aveva tra i suoi avi il Papa Innocenzo XI.

Sappiamo che il principe Ladislao spese molto denaro per il completo restauro del suo castello a Palo. Che trasformò nella sua residenza ufficiale, e nella sede della sua preziosa collezioni di armi d’epoca. Una delle più importanti d’Europa. Insomma, spese molti soldi per crearsi un suo personale “Buen retiro”. Un castello cinquecentesco che sorgeva nello splendido isolamento di Palo. Con un panorama mozzafiato, e con una quiete quasi assoluta. Quasi… Perché quell’area era diventata nel tempo un apprezzato centro balneare per i cittadini agiati di Roma. Che, insieme agli abitanti del borgo, soprattutto d’estate, trasformavano quella quiete in una insopportabile caciara.

Da qui la decisione del principe, nel 1888, di porre rimedio a questa situazione. Un bel giorno le carrozze dei bagnanti romani trovarono sbarrata la strada di accesso a Palo. E venne chiuso il tratto di ferrovia che passava proprio davanti al suo castello. Il principe aveva deciso di sbarazzarsi dei villeggianti, e nello stesso tempo ne approfittò per sfrattare tutti gli abitanti del borgo di Palo. Che erano, in gran parte, suoi dipendenti. Fu una vera e propria deportazione.

Il principe Ladislao che fece “demolire perfino le scale e gli accessi delle case”. Furono “trasferiti” nella zona tra i due torrenti Vaccina e Sanguinara, parzialmente bonificata a spese di Ladislao. Inizialmente in semplici baracche di legno. Si dice che la prima casa in muratura sia sorta solo nel 1891. La data ufficiale della fondazione della città di Ladislao è il 30 maggio 1888. Data dell’atto notarile stipulato tra Ladislao e la ditta dell’ing. Cantoni secondo il quale il principe vende “la metà pro indivisa del terreno compreso nella località posta nel tenimento di Palo tra i fossi Sanguinara e Vaccino”. Le due parti si accordarono per lottizzare questo terreno, e per progettare una stazione balneare e la costruzione di strade. Fra queste una che mettesse in comunicazione la nuova “Stazione Balneare Ladispoli” con la stazione ferroviaria di Palo. Si accordarono anche sul mantenimento di queste a spese comuni. Ma che in seguito furono a carico degli acquirenti dei lotti. La città voluta dal principe Ladislao, Ladispoli, era ufficialmente nata.

Ladispoli era una città abitata anche dagli abitanti del vecchio borgo di Palo, ma pensata per la piccola e media borghesia romana. Una piccola città balneare interessante e di moda, ma non abbastanza per l’alta borghesia romana.

Una città che porta il proprio nome è sicuramente motivo di vanto. Specialmente se diventa di moda nella città che è da poco diventata la capitale del Regno. Come si poteva sentire il principe Baldassarre Odescalchi di fronte a questo successo del fratello? Lui era il fratello maggiore, e quindi il più importante della famiglia. Poteva lasciare al fratello minore quell’onore che può renderti immortale? No di certo…

Abbiamo già detto, e Baldassarre Odescalchi lo sapeva perfettamente, che mancava vicino Roma una località di villeggiatura su misura per le grandi famiglie aristocratiche, o per i nuovi potentati economici. Bisognava innanzitutto trovare un posto adeguato dove creare una nuova lottizzazione. E Baldassarre Odescalchi si accorse già di averlo. L’anno prima, nel 1887, aveva comprato dal Pio Istituto Santo Spirito in Sassia i 550 ettari della tenuta di Santa Marinella. Un posto notoriamente salubre e non lontano da Roma. C’era il sole, il mare e l’aria buona. Ma era ancora solo una tenuta agricola.

Bisognava lavorare per trasformarla in una stazione balneare di classe superiore. Per trasformarla in una città che potesse richiamare quegli acquirenti facoltosi che non sarebbero mai andati a villeggiare a Ladispoli. Lui voleva qualcosa di più delle abitazioni costruite alla bene e meglio a Ladispoli. Voleva trasformare quel luogo nella “Città giardino di Santa Marinella”. Sarebbe arrivato secondo come costruttore di città rispetto al fratello Ladislao, ma ne avrebbe costruita una più bella.

Partì subito con la lottizzazione e a vendere le prime particelle. Già nel 1888, l’ingegnere Raffaello Ojetti redasse il primo piano regolatore di Santa Marinella.

Ma come garantirsi che la lottizzazione conducesse effettivamente alla città giardino che lui desiderava? Semplice. Mise una clausola ferrea nei contratti di acquisto dei lotti: i nuovi proprietari avrebbero dovuto costruire subito un villino residenziale. Pena la perdita della proprietà e dei soldi. A Santa Marinella iniziarono quindi subito a nascere una serie di cantieri, che realizzarono velocemente le splendide ville che ancora possiamo ammirare in città. Naturalmente, come previsto arrivò il fior fiore dell’aristocrazia, della finanza e dell’industria romana, ma non solo. Tanto per fare un esempio, una villa fu acquistata dalla famiglia Pacelli. Dove Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, fin da bambino vi ha trascorso le vacanze.

Finisce qui il racconto che ha visto protagonisti i due fratelli principi fondatori di città. Che non voleva naturalmente essere accademico. Ma che ha voluto mettere in evidenza una straordinaria e unica coincidenza: due fratelli, due principi, che fondano, praticamente nello stesso anno, il 1888, due diverse città. Due città che, ancora oggi, sono le località di villeggiatura più quotate e frequentate dai Romani. Ancora oggi una un po’ più popolare, e l’altra un po’ più fighetta. Ma nessuna delle due sarebbe mai esistita senza le intuizioni, le volontà e i progetti dei due principi costruttori di città.