CerveteriCittàNotizie

I piaceri della vita etrusca, cronaca di un mondo perduto quanto mai attuale: “A tavola alla Banditaccia” di Laura Pastore

31 Maggio 2025, Necropoli Etrusca della Banditaccia, Sito UNESCO dal 2004: Dove tutto trasfigura attraverso i millenni, le tradizioni restano immortali. I RASENNA, storia di un popolo a tavola

I piaceri della vita etrusca, cronaca di un mondo perduto quanto mai attuale: “A tavola alla Banditaccia” di Laura Pastore –

La quercia, l’acanto, il fine profumo dell’alloro, l’ombra di un cipresso, il tufo scavato. La storia ci accoglie, pellegrini in luoghi silenti, densi di mistero, dove il confine tra vita e morte è labile. A condurci attraverso questa esperienza è Laura Pastore, Autrice di “A Tavola alla Banditaccia”, Consigliere di Amministrazione di Lazio Crea, figlia d’arte; con lei il Maestro Ennio Tirabassi, archeologo, restauratore, ceramista e storico, Giuseppe Giangreco, Presidente dell’Associazione “IRASENNA”, Angelo Fanton, Presidente dell’Associazione “CIBO FUTURO”,la Giornalista Michela Draghetti, Moderatrice.  

Nel ringraziare Vincenzo Bellelli, Direttore del PACT (Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia), gli addetti stampa, l’Assessore alla PubblicaIstruzioneFederica Battafarano, il Consigliere Lamberto Ramazzotti, il Consigliere Gianluca Paolacci, l’Autrice, ha invitato Francesca Patti, Direttrice di Prospettiva Editrice, curatrice della riedizione, a raccontare come per la loro collaborazione “galeotta fu A tavola alla Banditaccia”, dal 2018 al 2022 primo libro venduto al bookshop del Castello di Santa Severa. La Direttrice si è soffermata sulla memoria storica del sito, “prezioso gioiello del nostro territorio” e sull’impronta corale dei libri di Laura Pastore, frutto dell’unione di molte anime e voci, in questo caso della preziosa collaborazione del Maestro Ennio Tirabassi.Nasce così una guida turistica sui generis, un lento assaggio di tradizioni ed usanze. A gettare luce sul fitto mistero che avvolge questa complessa cultura, troppo spesso relegata ai margini delle pagine dei libri di storia, l’arte, la tradizione culinaria, usi e costumi del popolo che insediava i dolci declivi di questa mitica terra sino alla costa. E’ il tema della donna etrusca il grande esempio di modernità,  indipendenza ed emancipazione che giunge ai giorni d’oggi: protagoniste della società, partecipi alla vita pubblica, al fianco dei mariti, le donne etrusche scrissero la storia creando Re, come Tarquinio Prisco, imponendo ed imprimendo forza e pensiero nel portare avanti la stirpe, nella quotidianità; di raffinata eleganza, lo testimoniano i ritrovamenti di fermagli, copricapi, fibule, come traspare dell’illustrazione, a cura del Maestro Tirabassi, della Principessa Lathia, ispirata ai ritrovamenti della Tomba Regolini-Galassi, rinvenuta nel 1836, custoditi all’interno del Museo Gregoriano Etrusco in Vaticano. 

“La tomba riproduce la casa”, un ambiente familiare, di condivisione e calore domestico; per questo la Necropoli della Banditaccia è stata inserita nel novero dei siti UNESCO e di recente, in occasione del Convegno Internazionale, ha ottenuto l’annullo filatelico dedicato alla “Tomba dei Rilievi”, commissionato dal PACT a Poste Italiane per celebrarne uno dei suoi monumenti più iconici. Il Neodirettore generale della ASL Roma 4, la Dott.ssa Rosaria Marino, ha sottolineato l’importanza della qualità dei cibi sulle nostre tavole, principale indicatore del benessere psicofisico e della qualità di vita. Quali fossero dunque gli ingredienti e le pietanze alla base dell’alimentazione del popolo etrusco ci viene svelato tra le pagine del libro: ceci, fave, cipolla, castagne, cacciagione e pesca; nasce un ricettario antico ma rivisitato, afferma Laura Pastore, una riedizione di ricette vivaci e curiose, cui ha contribuito con  entusiasmo il Presidente dell’Associazione “Cibo Futuro” Angelo Fanton, sottolineando come in realtà non sia pervenuto molto della tradizione culinaria di questa civiltà, assorbita dalla cultura Romana, esattamente come avvenne anche nei confronti della cultura greca alcuni secoli più tardi, raggiungendo, nel II sec. d.c., l’apice di una certa una raffinata ricercatezza, seppure decisamente lontana dal gusto odierno. “La cucina è magia”, il piacere della tavola, della convivialità, perviene ai giorni d’oggi attraverso immagini, silenti narratrici; lo testimonia D. H. Lawrence, scrittore inglese del XX sec., che, nella sua opera “Luoghi etruschi”, racconta di un appassionato pellegrinaggio nei siti cardine di questa civiltà, esaltandone la straordinaria attitudine a godere dei piaceri della vita. A differenza della Romanità, infatti, votata alle imprese belliche, gli etruschi detenevano il segreto del buon vivere, chiave interpretativa della loro straordinaria modernità: la gioia di vivere trovava manifestazione attraverso l’esaltazione del gusto, la condivisione, la parità di genere, tutti elementi distintivi rintracciabili nel loro culto dell’aldilà. Il cibo è convivialità, un concetto perfettamente attuale, come rimarca l’OMS: il condividere le gioia della tavola con familiari e amici consente di recuperare spazi perduti, conoscenze e benessere.

È la voce dell’Attrice, Soprano Sara Pastore, sorella dell’Autrice, ad interpretare “I pensieri a Tavola”, in prefazione al libro, una summa di riflessioni personali ed osservazioni a cura di giornalisti ed attori: “Un buon Piatto può farti vivere un’esperienza storica”, afferma l’Attrice Elisabetta Pellini; Marco Spoletini, montatore cinematografico, la definisce “Un’esperienza dal gusto antico”; “Amare gli antichi sapori per amare la storia”, l’Attore Giorgio Marchesi.  La pittura, l’archeologia, i resti di cibo nelle tombe, sono le uniche testimonianze di questo popolo attraverso cui trova realizzazione lo studio della società e della sua organizzazione, apprezzandone appieno usanze e costumi religiosi; il cibo è dunque convivialità, un viatico di amicizia. “Siamo più etruschi di quel che pensiamo”, secondo la giornalista Silvia Squizzato “la magia di quel popolo è sopravvivere nel nostro DNA”, molti elementi suggeriscono una reminiscenza delle usanze di questo popolo, lo ritroviamo nell’amore per gli elementi cardine della cucina mediterranea, la “c aspirata” dei toscani, retaggio della loro dizione, il simbolo della mitra Papale. 

La giornalista Laura Squizzato ha sottolineato l’aspetto quotidiano, più autentico e descrittivo di un popolo: “Scoprire come mangiavano le popolazioni antiche ha sempre avuto molto fascino per me che ho studiato lettere classiche all’università e che sono sempre stata affascinata dal quotidiano non solo dalla grande storia”. 

Nel corso dell’evento, Ramutha, giovane rappresentante dell’Associazione IRASENNA, ha conferito al Maestro Tirabassi una medaglia del Consiglio Regionale del Lazio. Il Maestro, in una digressione sulle tappe salienti della propria vita professionale, sempre ricordando le radici della propria terra, ha spiegato come nonostante i testi etruschi siano andati perduti, numerose e significative siano le testimonianze che la storia ci ha consegnato, oggetti, suppellettili, la pittura e i pochi scritti superstiti;  gli etruschi conoscevano il ferro, estraevano l’allume di rocca, per fissare i colori naturali sui tessuti, inventarono il bucchero, pensato “come metallo dei poveri”, una ceramica ottenuta da un particolare procedimento di cottura, in mancanza totale di ossigeno,  sovra dipinti con materiali naturali, minerali. Cerveteri conquistò un posto d’onore nella storia: nel VII-VI sec. a.c. fu una realtà nevralgica del mondo antico. 

A chiosa dell’evento, Sara Pastore, ha intonato una “Ave Maria”: tangibile l’emozione dei presenti, uniti dalla comunione spirituale e dalla preghiera, un universale augurio di pace dal cuore antico della Città di Cerveteri.