Domenica 22 febbraio a Ladispoli, al Centro d’Arte e Cultura, Daniela Alibrandi presenta I delitti della Vergine in un evento tra letteratura, teatro, criminologia e speleologia
di Giovanni Zucconi
“I delitti della Vergine”, Daniela Alibrandi fa immergere, letteralmente, i lettori dentro la storia
Ci sono autrici che scrivono un romanzo, e lo presentano in qualche luogo canonico, con il solito format. E poi ci sono autrici che, libro dopo libro, costruiscono un mondo dove il lettore non resta seduto in poltrona con il romanzo in mano. Ma entra in scena. Entra e si immerge nei luoghi dove si è sviluppata la trama del romanzo che ha appena letto. Dal cuore barocco di Roma, alle grotte sotto la Caffarella. Con Daniela Alibrandi, negli ultimi mesi, sta succedendo proprio questo. Con un calendario fitto di visite in luoghi reali che diventano un’estensione narrativa dei suoi romanzi. Al centro c’è sempre la sua idea di romanzo “in quattro dimensioni”. Al lettore l’Alibrandi non dona solo delle pagine che raccontano una storia, ma anche luoghi reali, atmosfere ed emozionanti immersioni.

Ripartiamo dal calendario che mi aveva anticipato. Cosa è successo dall’ultima volta che ci siamo visti?
“Il 31 ottobre abbiamo fatto una visita all’Acquedotto Vergine, che è l’ambientazione de “I delitti della Vergine”, con la Fontana di Trevi come riferimento iconico. È stata una visita eccezionale. Siamo scesi per la scala a chiocciola scavata dentro un pozzo del Cinquecento, fino all’acquedotto. Dove c’era un’acqua trasparente e bellissima. Ho avuto la conferma di una sensazione che avevo già provato quando scrivevo il romanzo. Avevo descritto quel luogo prima ancora di visitarlo. E quando lo vedi dal vivo è un’emozione fortissima. Uguale a quella che hanno provato i lettori che sono venuti con me.”
Mi sta dicendo la stessa cosa di quando è andata a visitare la prima volta i laghi sotterranei di Roma. Dove era ambientato “Delitti sommersi”. Una volta può essere un caso, due volte no. Come spiega queste sue intuizioni?
“Quando, prima di scrivere una storia, mi imbatto in un’immagine che mi colpisce, è come se ci entrassi dentro. Sento i rumori, l’atmosfera. Sento quasi gli odori. E tutto questo lo riporto nella mia scrittura. Ne “I delitti della Vergine” c’è una scena con un corpo ritrovato sotto l’ultimo gradino di quella scala a chiocciola. Ho scoperto che era proprio come l’avevo descritta. Quando un’immagine mi colpisce tanto da immaginarci una storia dentro, non si trasforma in una fotografia mentale, ma in una vera e propria mia presenza.”

Dopo l’Acquedotto Vergine ha continuato su questa strada immersiva all’interno delle ambientazioni dei suoi romanzi?
“Sì. Abbiamo fatto anche un giro nella Roma barocca. Dalla Barcaccia alle fontane legate all’Acquedotto Vergine. Poi, il 16 novembre, una presentazione particolarissima al Labirinto di Roma, sotto la Caffarella. Un luogo legato all’antica città degli schiavi. Presentare il mio libro lì, nelle grotte, è stato molto emozionante e molto partecipato. È quella che lei chiama la mia quarta dimensione: tre dimensioni le scrivo, la quarta è quando porto i lettori nel luogo in cui è ambientato il romanzo, o in un’ambientazione simile. In quella occasione c’era anche il supporto dell’Associazione Sotterranei di Roma. Ci hanno anche offerto il Mulsum, un vino antico romano, fatto secondo regole antiche.”
A novembre mi sembra che ci sia stato anche un passaggio istituzionale importante
“Il 29 novembre siamo andati alla Camera dei Deputati per la presentazione del Premio Letterario Nazionale Alsium “Città di Ladispoli”. In questa manifestazione “I delitti della Vergine” ha vinto il premio speciale della giuria. È stato il mio 17° riconoscimento letterario.”
Una curiosità. Chi sceglie i titoli dei suoi romanzi? I titoli sono sempre una porta d’ingresso importante per il lettore
“Di solito li propongo io, prendendoli dal testo. Spesso dalle ultime pagine. Soprattutto per “Nessun segno sulla neve” e “Una morte sola non basta”. Sono frasi che si trovano nei dialoghi finali.”

Nei suoi romanzi tornano spesso i sotterranei: perché?
“Perché mi piace andare a fondo nell’animo umano. C’è un parallelismo: scavo sottoterra e scavo dentro le persone. Lo scavo fisico e lo scavo interiore procedono insieme. E poi sono attratta dal tema del buio assoluto. Quello vero, quello senza appigli. È un’esperienza limite che diventa in me una struttura narrativa.”
L’ultima volta che ci siamo visti mi accennava di un prossimo tour americano. Come è andata?
“Molto bene. Il mio romanzo è passato di blog in blog negli Stati Uniti. Con molte letture e recensioni positive. Hanno tutti sottolineato il mio stile MultiDimensionCrime, le ambientazioni e i personaggi. Un blog come “Long and Short Reviews”, che è molto severo, mi ha dato 4,5 stelle su 5. E ha scritto che vorrebbero leggere altre storie di quella squadra investigativa.”
Oltre ai thriller, ha lavorato anche su romanzi dove è più predominante la linea sentimentale?
“Sì. Per esempio, “Quella improvvisa notte a Venezia”. E poi “Viaggio a Vienna”, dove c’è una trama particolare. Con una giornalista in coma, e una ricostruzione della sua vita attraverso chi va a trovarla. “Viaggio a Vienna” è stato indicato da circoli letterari italiani tra i libri più belli del 2020, ed è entrato nel Torneo Robinson di Repubblica.”
Da quello che mi ha detto una volta, la scrittura non dà praticamente a nessuno l’indipendenza economica. Però continua incessantemente a scrivere. In un modo quasi ossessivo. Che cosa è per lei la scrittura?
“Con la scrittura non ci vivi quasi mai, a parte pochissimi casi. Ma la soddisfazione è creare. E per me conta ancora questo. La scrittura è il luogo dove sono la padrona. Dove io creo i mondi e creo i personaggi. Ma è anche un lavoro intenso. Io sono una “scrittrice giardiniera”, non una “scrittrice architetto”. Non parto da un progetto predefinito di romanzo. Dove tutto è già stabilito dall’inizio. Io intravvedo i fiori, i passaggi, e la trama cresce man mano. Quando comincio, spesso non so ancora come andrà a finire.”
Per uno scrittore è come per un attore che vive le sue parti anche al di fuori del palcoscenico? Che cosa è per lei la scrittura sul piano emotivo?
“Finché non finisco un libro, è come un travaglio gestazionale: deve nascere il romanzo. Ci sono letteralmente delle “doglie mentali”. Ogni personaggio ha sempre qualcosa di me, ma c’è anche molta fantasia. Se scrivo scene violente, mi coinvolgo al punto che un rumore improvviso in casa mi fa sobbalzare. Poi però riesco a bilanciare ciò che scrivo e ciò che vivo. Riesco a staccare. Quando non scrivo sono sempre Daniela.”



C’è però un personaggio che le è rimasto addosso più degli altri?
“Milena, di “Nessun segno sulla neve”. Ci penso ancora.”
Con il prossimo, arriverà a 18 romanzi pubblicati. Un numero e un ritmo di scrittura impressionante. Ma dopo ogni libro non c’è il timore di non riuscire a scrivere più nulla?
“È la paura di tutti gli scrittori: non avere più l’ispirazione. Quando finisci un libro c’è molta tristezza. Perché lasci la storia, gli ambienti e i personaggi. Poi resti in attesa della prossima ispirazione, quella “carezza nell’anima”, come la chiamo io. Quello che non funziona con me è scrivere su commissione. Se mi dici “scrivi su questo”, dentro non mi scatta niente. E quindi non riesco a scrivere nulla.”
Un’ultima domanda: quale sarà il suo prossimo appuntamento pubblico?
“Domenica 22 febbraio, a Ladispoli, alle ore 17:30, al Centro d’Arte e Cultura, ci sarà la presentazione del mio romanzo “I delitti della Vergine”. Avremo il patrocinio del Comune, e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura. Sarà un evento da non perdere. Fonderà insieme letteratura, approfondimento tecnico-scientifico e teatro. Le letture verranno teatralizzate con la regia di Agostino De Angelis. E verranno recitate dagli attori Riccardo Frontoni, Luisa De Antoniis e Riccardo Dominici.
Per gli approfondimenti tecnici-forensi, ci saranno gli interventi del criminologo forense, Gianluca Di Pietrantonio. Le ambientazioni del romanzo verranno illustrate dal noto speleologo romano Fabrizio Baldi.”












