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Freddie Mercury, la leggenda dei Queen in una mostra a Roma

Freddie Mercury, la leggenda dei Queen in una mostra a Roma –

Freddie Mercury, la leggenda dei Queen in una mostra a Roma

Immagini mai pubblicate di tanti backstage e frangenti privati, pezzi rari dal microfono originale usato dal frontman ai costumi del video di Radio Gaga, filmati preziosi che documentano momenti storici come la nascita di We are the Champions dalle prime prove alla registrazione in studio.

I fan di Freddie Mercury e della sua mitica band troveranno pane per i loro denti nella mostra ‘Queen Unseen’ che sbarca a Roma con gli oltre cento scatti di Peter Hince, a lungo road manager del gruppo e assistente personale del cantante morto nel 1991 e del bassista John Deacon.

Gli spazi di WeGil, l’edificio che negli anni del regime fu la sede della gioventù fascista e che la Regione Lazio ha trasformato in luogo multitasking, accolgono fino al 4 febbraio il racconto del fotografo che ha seguito come un’ombra la band britannica per più di 15 anni fino al 1986, e un centinaio di cimeli e memorabilia messi insieme da Niccolò Chimenti, cultore appassionato e collezionista tra i più quotati della materia.

Tra le rarità l’asta del microfono di Freddie Mercury nel suo ultimo concerto, una chitarra autografata di Brian May, un piatto autografato e le bacchette della batteria di Roger Taylor. Roma segna una delle tappe italiane del tour della esposizione dopo l’ anteprima in Australia e i passaggi a Torino, Gallipoli e Rimini per proseguire a Milano, Budapest e in altre città europee. ”Non è una mostra tradizionale – dice Gianni Chimenti, titolare di Blu&Blu Network, che con Stefano Melone l’ ha organizzata – è un viaggio, una esperienza, una emozione nel mondo sconosciuto e coinvolgente dei Queen. Hince non aveva mai voluto mostrare in patria e in Europa le sue foto ed è un onore che abbia scelto noi per presentarle al pubblico partendo proprio dall’ Italia”.

Peter Hince cominciò a seguire la band nel 1975, poco prima della registrazione di A Night at the Opera. Da responsabile di strumenti e del soundcheck si occupava di far filare liscio ogni spettacolo e in breve conquistò la fiducia di Freddie, Brian, John e Roger. Di quei primi anni non esistono fotografie che Peter cominciò a scattare a partire dal 1977, quando ormai la band era al top del successo mondiale. “Durante gli anni con i Queen – racconta – ero in una posizione privilegiata e poiché la band si fidava di me e delle mie macchine fotografiche, sono riuscito a catturare queste rare immagini. Potreste dire che sono stato fortunato, ma nella vita ho scoperto che più lavori duramente, più ti applichi, riconosci e cogli le opportunità, più sei fortunato”. Dopo l’ultimo tour dei Queen nel 1986, Peter ha deciso di cambiare affermandosi come fotografo pubblicitario, ma restando in contatto con Mercury e i musicisti della band. ”I Queen sono un fenomeno unico – osserva Gianni Chimenti, oggi impegnato nel mondo cinema ma con un passato nella musica e nella discografia-. Una band di 35 anni fa che continua ad attrarre pubblico transgenerazionale, dagli adolescenti al settantenne”. Eppure, i Queen videro poco Italia, solo due concerti a Milano nel 1971 (”era difficile esibirsi qui in quegli anni” ha detto il fotografo) e una partecipazione in playback a Sanremo nel 1984.

L’ idea della mostra è nata quando Chimenti ha scoperto la collezione di cimeli della band nella nuova casa del figlio Niccolò, che conosce Hince da quindici anni Oltre alle foto e ai memorabilia – dischi, poster, strumenti, abiti e accessori – la vera chicca della mostra sono i 50 minuti di video, alcuni inediti e introvabili, girati in studio, le prove dei concerti, i backstage e di scorci più intimi, come quando un Freddie scatenato si lascia riprendere mentre canta nella vasca da bagno piena di schiuma. Su tutto, spicca l’ immagine-simbolo del cantante con la corona e il lungo mantello, fatta in casa come tante altre. Nel 1980 nacque un altro scatto particolare a Monaco di Baviera, durante le sessions di The Game, la prima foto di Mercury con i baffi, divenuto il suo vero marchio di fabbrica. ”Freddie mi chiese di scattagli una polaroid per vedere come appariva – racconta Hince – . Mentre aspettavo i 60 secondi standard per lo sviluppo Freddie si agitò: Dài, quanto manca?’ Staccai la carta di supporto e prima che potessi dare un’ occhiata me la strappò di mano vezzeggiandosi: ‘Sto benissimo! Non è vero?’ ”.

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