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Domenica l’ANPI in piazza Rossellini celebra la Festa della Repubblica

Mostra, musiche, letture e uno striscione da colorare…

Domenica l’ANPI in piazza Rossellini celebra la Festa della Repubblica

Domenica 2 giugno la sezione ANPI Domenico Santi di Ladispoli-Cerveteri sarà in Piazza Rossellini dalle ore 16 alle 19 per rendere omaggio alla Festa della Repubblica.

Domenica l’ANPI in piazza Rossellini celebra la Festa della Repubblica

Un omaggio civile con un programma che include una mostra antologica, musica, letture e uno striscione che adulti e bambini potranno colorare a piacimento sul tema della ricorrenza.

“A 73 anni di distanza la vittoria repubblicana del 2 giugno 1946 conserva intatto il significato di conclusione di un ciclo della storia maturato attraverso la lunga stagione dell’antifascismo e della guerra di Liberazione e nel contempo di apertura di una nuova fase che avrebbe riportato l’Italia, con il prestigio che merita, nel contesto delle nazioni civili.

Questa scelta di libertà è stata possibile per il sacrificio di tanti caduti, ai quali va la gratitudine nostra e degli italiani. L’eccezionale successo di partecipazione e di iniziativa ottenuto anche quest’anno dalle manifestazioni del 25 aprile conferma come la Resistenza con i suoi valori sia viva e presente anche nelle nuove generazioni.

Non scontro di fazioni per la conquista del potere, non guerra civile, ma lotta contro l’occupazione straniera e la tirannide interna, per la libertà di tutti, compresi gli sconfitti. Questa è la corretta, indispensabile memoria di avvenimenti che nessun revisionismo potrà riuscire a cancellare o a distorcere nella coscienza dei cittadini “.

Con le fonti storiche e la testimonianza del Presidente della nostra sezione, dr. Furio Civitella, all’epoca giovanissimo, ripercorriamo, in sintesi, quella pagina vittoriosa della democrazia e della libertà, immortalata sulla stampa dal sorriso di una donna sconosciuta tra i milioni di donne sconosciute che per la prima volta votarono. Votate senza rossetto fu l’esortazione: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere nessun segno di riconoscimento. Le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il voto”.

Correva l’anno 1946 e il 2 giugno gli italiani votarono il referendum popolare Repubblica o Monarchia. Il 54,3% degli elettori sceglie la repubblica e decreta la fine dei Savoia che prendono la via dell’esilio.

“Viene eletta anche un’Assemblea Costituente con il compito di eleggere il Capo provvisorio della Stato e scrivere la nuova Carta Costituzionale. Finita la guerra, l’Italia si incammina lentamente verso la ricostruzione, che è materiale – città, case, impianti industriali e infrastrutture stradali e ferroviarie distrutte dai combattimenti e dai bombardamenti aerei – sia istituzionale dopo venti anni di fascismo.”

Apriamo una parentesi sul comportamento dei monarchici che contestarono il risultato insinuando brogli. Scoppiano tumulti soprattutto nella città di Napoli. Monarchici immemori della vergognosa fuga dall’Italia il 9 settembre 1943 di Vittorio Emanuele III, imbarcatosi da Brindisi, con la famiglia sulla nave “Baionetta” alla volta di Alessandria d’Egitto.

Con il Referendum alle porte, il re d’Italia e Imperatore d’Etiopia, gioca l’ultima carta e abdica in favore del figlio Umberto, passato alla storia come il “re di maggio,”che dichiara: “Io ritengo la monarchia costituzionale la più indicata a venire incontro a quelle esigenze equilibratrici necessarie per un vero e continuo progresso del popolo. Solo un’autorità al di sopra del potere esecutivo può pensare di evitare pericolosi slittamenti incanalandoli ad esaurirsi nel quadro del gioco parlamentare.

La futura monarchia italiana deve necessariamente essere, e senza dubbio, sarà progressiva», Buone intenzioni, ma il 13 giugno 1946 il “re di maggio” capisce che è inutile e dannoso insistere, prende la via dell’esilio e si invola verso il Portogallo. Si conclude senza onore la parabola di una Casa regnante, storica, asservita al Duce, offuscando così il ruolo determinante giocato nel Risorgimento italiano. Il dr. Furio Civitella racconta: “Il Ministro dell’Interno era Giuseppe Romita.

L’Italia era guidata da un governo di coalizione: democristiani, socialisti, comunisti, repubblicani, azionisti ( Presidente Ivanoe Bonomi). I risultati non arrivavano. L’attesa era grande, la speranza enorme. Mio padre era operaio alla Romana gas, mio zio Carlo operaio alla FATME, gli altri erano contadini a Campagnano romano.

Tutti lavoratori dalla parte dei lavoratori, guidati dai sindacati ancora unitari, dai comunisti, dai repubblicani, dai socialisti e si impegnano e lottano conflitti cruenti. Passa una macchina, dà l’annuncio del risultato del referendum, io e mio padre ci abbracciamo….viva la Repubblica, viva i lavoratori, giustizia sociale, solidarietà umana. E’ stata una speranza. Da allora altre lotte, altri morti, sconfitte e vittorie e ancora adesso ci impegniamo con la speranza di un mondo più giusto e migliore, dove la pace e la giustizia regnino sovrane. Viva la Repubblica fondata sul lavoro!”.

In una nota ANPI Ladispoli-Cerveteri

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