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Disagio giovanile, come prevenire e aiutare i ragazzi, la parola di un’esperta

Il suicidio giovanile è una realtà dolorosa e allarmante che richiede la nostra attenzione immediata. Come criminologa, ho avuto l’opportunità di studiare questo fenomeno da vicino e sono qui oggi per parlare di come possiamo affrontarlo e prevenirlo, superando i tabù sociali che ancora circondano questo argomento.
Ogni anno, troppe giovani vite vengono tragicamente spezzate dal suicidio. Le statistiche mostrano un aumento preoccupante dei casi, segnalando un’emergenza sociale che non possiamo più ignorare.
Sono circa due anni che parlo di allarme sociale su Cerveteri e purtroppo le mie previsioni sui nuovi casi di giovani adulti che hanno interrotto la loro esistenza si sono rivelate un triste presagio. Bisogna intervenire urgentemente e fare prevenzione.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e complesse: dalle pressioni scolastiche accademiche e sociali, ai problemi economici,familiari e alle difficoltà emotive.
Tuttavia, una costante comune è il senso di isolamento e disperazione che molti giovani sperimentano.
Per questo è importante abbattere i tabù sul suicidio e sulla salute mentale.

La prevenzione del suicidio giovanile deve diventare una priorità assoluta. Il primo passo è rompere il silenzio e superare i tabù che circondano il tema della salute mentale. Parlare apertamente di questi problemi può salvare vite. È fondamentale che i genitori, gli insegnanti, gli amici e tutti coloro che sono in contatto con i giovani siano consapevoli dei segnali di allarme: cambiamenti drastici nel comportamento, ritiro sociale, espressioni di disperazione e pensieri suicidi dichiarati non devono mai essere ignorati.
Inoltre, dobbiamo promuovere un ambiente di supporto e comprensione. Le scuole e le comunità devono essere dotate di risorse adeguate, come consulenti scolastici e programmi di supporto psicologico, per aiutare i giovani a gestire lo stress e le emozioni difficili.
La formazione e la sensibilizzazione sul tema della salute mentale devono diventare parte integrante dell’educazione.
Un altro aspetto cruciale è l’accesso a servizi di salute mentale. Troppo spesso, i giovani non sanno dove rivolgersi per chiedere aiuto, o temono lo stigma associato alla ricerca di supporto psicologico. È nostro dovere assicurare che le risorse siano accessibili, visibili e che i giovani siano incoraggiati a utilizzarle senza paura di giudizio o dello stigma sociale.
E’ necessario e fondamentale creare e promuovere linee telefoniche e chat online anonime gestite da professionisti che possano permettere ai giovani di esprimere i loro problemi e ricevere supporto immediato.
Lanciare campagne nazionali di sensibilizzazione per ridurre lo stigma associato alla malattia mentale e alla ricerca di aiuto è necessario per promuovere una cultura di apertura e supporto. Queste campagne devono utilizzare media tradizionali e social media per raggiungere un pubblico ampio.
Dobbiamo creare un ambiente favorevole e stimolante per il benessere mentale dei giovani attraverso un approccio coordinato e sostenibile.
Medici, psicologi, insegnanti e altri professionisti, devono ricevere formazione continua su come riconoscere e gestire i segnali di rischio suicidario nei giovani. Anche le famiglie vanno coinvolte perché possano avere degli strumenti adeguati a riconoscere tempestivamente i segnali di allarme che spesso non sono altro che richieste di aiuto.
Con le giuste risorse e il supporto adeguato, possiamo ridurre significativamente il tasso di suicidio giovanile e promuovere una società più consapevole e attenta.
Mi auguro che vengano immediatamente elaborati e resi fruibili programmi di supporto a tutti coloro che necessitano di aiuto e che siano anche a sostegno di coloro che hanno perso un affetto a causa di questo.
Cerveteri ha perso tantissime vite l’amministrazione comunale deve rimboccarsi immediatamente le maniche e occuparsi di questo problema in modo prioritario. L’amministrazione comunale può svolgere un ruolo chiave nella prevenzione del suicidio giovanile attraverso diverse politiche e iniziative come ad esempio aumentare i finanziamenti per la salute mentale . Personalmente ho lottato tanto per contrastare questo fenomeno e portare alla luce questi dati allarmanti, ho fatto diversi convegni sul tema con L’osservatorio violenza e suicidio, il riscontro altissimo e la forte partecipazione e le numerose richieste di aiuto che sono susseguite ci hanno fatto rendere conto di quanto bisogno ci sia di aiutare giovani e meno giovani a superare sofferenze emotive.

Linda Corsaletti – criminologa e scrittrice

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