Ha firmato una grafica nazionale per la FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel), ma guarda anche alla sua città: “Cerveteri ha tutto, deve solo imparare a raccontarsi meglio”
di Giovanni Zucconi
Da Sinner a Cerveteri: Cristiano Spada, il giovane grafico che sogna di ridisegnare l’immagine della sua città.
Una grafica che lo ha fatto conoscere a livello nazionale nata, in due o tre ore, nel caos operativo del giorno della finale agli Internazionali di Roma 2026. Un lavoro non previsto, arrivato quasi come una prova, e diventato invece una vetrina nazionale sulla pagina ufficiale della Federazione Italiana Tennis e Padel.

Per Cristiano Spada, giovane grafico di Cerveteri, quell’immagine dedicata al traguardo sportivo di Sinner non è stata soltanto una soddisfazione personale. È stata anche la conferma di un percorso costruito tra videogiochi, competizioni virtuali, comunicazione digitale, studio, talento e tanta applicazione.
Ma la lunga intervista che lui ci ha gentilmente concesso si allarga inevitabilmente oltre la grafica. Perché Cristiano non si preoccupa solo della sua carriera, ma guarda anche alla sua città. E parla di identità, di city branding, di giovani competenze da ascoltare. Di una Cerveteri che ha tutto, ma che deve imparare a raccontarsi meglio. Perché in pochi la conoscono come meriterebbe.
E questo, spero siate d’accordo, non è solo un peccato. È una grave mancanza che non ci possiamo più permettere di non affrontare seriamente.
Cristiano, diciamo che fino a qualche giorno fa, a Cerveteri, ti conoscevano solo amici e parenti. Adesso, dopo la pubblicazione di un tuo lavoro sul sito della Federazione Italiana Tennis e Padel, e i complimenti della Sindaca Gubetti, ti conoscono probabilmente tutti. Cominciamo da lì. Come è nato quel lavoro?
“Non era un lavoro previsto. Per la Federazione, io mi occupo della parte virtuale delle competizioni ufficiali di tennis. La Federazione ha istituito delle competizioni su un videogioco. E il mio lavoro è quello di manager per gestire le attività in queste competizioni virtuali.”
Quindi non eri lì come grafico.
“No, non ero lì in veste di grafico, anche se quello è il mio titolo principale. Ma la Federazione sapeva comunque quello che faccio. L’ultimo giorno, proprio a ridosso della finale, mi hanno proposto di occuparmi di una grafica. E alla fine era forse la grafica più importante dell’evento, dopo quella dell’annuncio del campione.”

Te lo aspettavi?
“No. Io pensavo: magari facciamo qualche test, vediamo. Invece mi hanno detto: “ti facciamo fare un test un po’ particolare, direttamente la grafica per celebrare l’eventuale Career Golden Masters di Sinner”. Mi sono detto: cavolo, non posso farmi sfuggire questa occasione. Mi aspettavo una cosa più tranquilla, ma è andata così».
Quanto tempo hai avuto per realizzarla?
“In realtà la grafica è nata in due o tre ore. Mi hanno mandato un giorno prima il preavviso, e mi hanno detto che mi avrebbero fatto il tesserino per entrare nell’ufficio della Federazione. L’ufficio era nel caos totale, perché era il giorno della finale. Fotografi, social media, grafici, tutti al lavoro. Però in due o tre ore l’ho fatta.”
Una condizione non semplice per un lavoro così importante. L’hai realizzata lì, in diretta?
“Sì, sul posto. Avevo anche persone dietro che guardavano mentre lavoravo, compresi altri grafici. Ogni tanto passava qualcuno per osservare il mio lavoro. È stata indubbiamente una situazione un po’ particolare. Però sono rimasti tutti molto contenti.”
Che effetto ti ha fatto vederla pubblicata?
È stato parecchio emozionante. Ho avuto la fortuna, nella mia carriera, di lavorare anche con grandi marchi. Però questa è stata forse la cosa più particolare che mi sia capitata. Perché la risonanza mediatica che ti dà una cosa del genere è imparagonabile.”
Immagino che tu abbia ricevuto molti messaggi
“Sì, tante persone mi hanno scritto. Persone che conosco, ma anche persone del territorio, del mondo politico e amministrativo locale. È stato bello, interessante. Sono molto contento.”

Anche se la risposta è scontata, per te questo lavoro è un punto di arrivo o un punto di partenza?
“Secondo me è un punto di partenza. Non posso dare troppi dettagli. Ma credo che arriveranno altre cose interessanti, sempre in ambito sportivo. Chissà, magari ancora con la Federazione. Vediamo.”
Mi sembra di capire che la tua attività di grafico non sia solo una passione, ma già un vero e proprio lavoro
“Sì. Io lavoro con una società in ambito videogiochi come grafico. Mi occupo soprattutto di competizioni sui videogiochi. E casualmente sono finito anche nel tennis reale. In più sono libero professionista. Ho lavorato anche con artisti musicali, soprattutto nel mondo rap. Anche con nomi importanti.”
Qual è tuo il sogno, guardando avanti?
“Costruire una vera e propria agenzia, tutta mia. È una cosa che in parte sto già facendo, con un collettivo di freelancer. Amici ed ex colleghi. Però mi piacerebbe consolidarla come una realtà vera e propria. Sono già molto soddisfatto sia del mio lavoro da dipendente, sia di quello da libero professionista. Ma si può sempre fare meglio. E poi il sogno sarebbe anche poter fare qualcosa per Cerveteri.”
Prima di arrivare a Cerveteri, parliamo di intelligenza artificiale. Il tuo lavoro è cambiato?
“Radicalmente. Anche se al momento, e questo è un parere che condivido con molti colleghi e amici, la viviamo più come un vantaggio che come uno svantaggio. Chiaramente c’è sempre un po’ di timore, perché non sappiamo come migliorerà da qui a un anno. Però oggi ha limato molta della difficoltà tecnica che dovevamo affrontare con gli strumenti che avevamo prima a disposizione.”
Quindi non hai il timore che l’intelligenza artificiale renda inutile il talento?
“Secondo me no. Quello che fa davvero la differenza è l’idea che tu riesci ad avere grazie al tuo talento. Lo vedo soprattutto nell’ambito video. Lavorando su prodotti per artisti musicali e cantanti, mi sono reso conto che oggi puoi realizzare video molto rapidamente, senza costi esagerati. Ma quello che conta resta l’idea. Quello che prima avresti prodotto in un mese oggi puoi farlo in quattro giorni. Puoi fare molti più lavori, con qualità alta. Per ora la vivo bene. Però il cambiamento sarà sicuramente epocale.”
Come nasce, concretamente, una tua idea grafica?
“Secondo me nasce da due cose. La prima è l’osservazione della natura. Quando uno cammina, passeggia, sta in mezzo alla natura, secondo me entra in un flusso di idee maggiore rispetto a quando sta chiuso in casa. Io raccolgo molto le idee così. Appena mi hanno comunicato il lavoro, il giorno prima, ho fatto una passeggiata. e ho iniziato a pensare: questa cosa come la facciamo?”


E la seconda?
“La ricerca. Cerco riferimenti, anche online, per capire cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto. Anche per evitare di realizzare qualcosa che è già uscito. Poi, secondo me, per noi italiani fa la differenza il riferimento all’arte. Trovare pose, movimenti, suggestioni già viste magari nei grandi artisti. Oggi, con l’intelligenza artificiale, è molto più facile prendere una foto e posizionare una persona in un certo modo, invece di dover ritagliare ogni componente. Questo è un grande vantaggio.”
Talento o studio: cosa conta di più?
“Il talento ci deve essere. Ma bisogna dire che chi fa grafica, un designer, non è un artista. È un progettista. Fa emergere emozioni, funzionalità ed efficacia attraverso lo studio. Sa che posizionare certe cose in un punto è più efficace che posizionarle in un altro. Quindi c’è tanto studio teorico dietro.”
E il talento?
“Il tocco artistico, quello che deriva dal talento, fa sicuramente la differenza. Magari nei colori, negli effetti. Però c’è dietro tanto studio. Poi esiste anche il talento generazionale, quello che fa le cose rompendo le regole. Ma per rompere le regole le devi prima conoscere.”
Tu le rompi, le regole?
“Adesso sì. Prima ero più rigido. Anche all’università mi dicevano che ero una persona molto logica e che dovevo liberarmi un po’ da questa cosa. Però la logica molte volte serve. Ti permette di stare con i piedi per terra, senza fare cose solo da artista.”
A proposito di formazione: qual è stato il tuo percorso?
“Mi sono laureato in grafica e comunicazione pubblicitaria, nell’ambito delle nuove tecnologie per l’arte. Poi ho fatto un master in Veneto, ad H-Farm, in 3D e animazione.”
Se ti dovessi descrivere solo con tre parole, quali sarebbero?
“Logico, sicuramente. Creativo. E testardo.”
Torniamo a Cerveteri. Tu sei uno dei giovani del territorio che hanno talento, e che però spesso vengono conosciuti più fuori che dentro la propria città. Che cosa manca, secondo te, a Cerveteri, per far emergere queste energie?
“Secondo me manca un po’ il dialogo. Non parlo solo dell’Amministrazione attuale, ma in generale della politica. Ci sono tante persone, e io personalmente le conosco, che sarebbero molto contente di mettere in gioco le proprie capacità per migliorare Cerveteri. Perché ci teniamo. Però queste persone non vengono mai interpellate.”
Hai avuto modo di parlarne con altri giovani di Cerveteri per saggiare la loro disponibilità a lavorare per fare crescere la nostra città?
“Sì. Ultimamente ho frequentato anche la politica giovanile. Cene e incontri con il Consiglio dei giovani e con altre persone. Anche meno giovani. Di idee politiche diverse. Ho trovato tante persone disponibili. Penso a Emanuele Vecchiotti, molto disponibile su questo argomento. Penso ad Alessandro Panizza, presidente del Consiglio dei giovani. Ma anche a Francesco Canicossa, con cui mi sono confrontato molto.
Tutti hanno perfettamente chiara l’urgenza di lavorare sulla comunicazione che viene fatta su Cerveteri. Secondo me è uno dei problemi principali tra quelli che penalizzano la nostra città.”
Di questo, ne avevamo già parlato in un’intervista su BaraondaNews con Francesco Canicossa. Cosa manca alla comunicazione che si fa di Cerveteri, secondo te?
“Manca un racconto, manca un’identità chiara. Secondo me manca proprio la comunicazione del territorio. Cerveteri è un territorio molto variegato. Abbiamo il mare, le cascatelle, le tombe, il borgo di Ceri. Però chi viene da fuori, spesso non sa minimamente cosa ci sia qui. Ho un amico che ha un bed and breakfast, e che deve spiegare ogni volta tutto agli ospiti. Perché non sanno cosa offre Cerveteri. Ed è assurdo, perché abbiamo tutto.”
Qui entriamo nel tema del city branding, come lo chiamano gli esperti di marketing
«Sì. Per me un buon city branding è fondamentale. È dare un’identità al paese. Non significa fare solo un logo. Significa rivoluzionare tutto: la cartellonistica, il modo in cui comunichi i luoghi, il modo in cui accompagni le persone. Se arrivo in un punto devo capire che a cento metri c’è la piazza, che da un’altra parte c’è un sito da visitare. Bisogna comunicare un sistema, non solo una città.”
Tu saresti disponibile a contribuire a creare questo city branding di Cerveteri?
“Sì, sicuramente. Anche attraverso i contatti che ho potrei riunire figure che si occupano di comunicazione: social, marketing, digitale. Si potrebbe buttare giù un progetto per rivoluzionare un po’ l’identità di Cerveteri. Secondo me è fattibile. Le persone che ho sentito ci tengono. Vogliono collaborare, vogliono essere ascoltate. Poi ovviamente mettere tutto a terra è un’altra cosa: servono permessi, risorse, interventi concreti. Però intanto si può cominciare da una visione. Da un progetto.”
La mancanza di un’identità forte, e universalmente riconosciuta di Cerveteri, incide anche sulla percezione esterna della città?
“Sì. Io trovo avvilente il fatto che quando mi chiedono dove vivo, alla risposta “Cerveteri”, spesso non sanno dove si trova. Ma se dico “vicino Ladispoli”, allora capiscono tutti. Questo significa che manca un’identità forte alla nostra città.”
Come spiegheresti il concetto di identità di una città a chi non si occupa di comunicazione?
“Lo paragonerei alla reputazione di una persona. Se una persona è precisa, ordinata, comunica bene, avrà più clienti. Se invece è anche un genio, ma è disordinata, non comunica nulla, nessuno va da lei. Cerveteri oggi, secondo me, è un po’ così.”
Naturalmente non basta comunicare, se poi non ci sono servizi.
“Certo. Se fai un’ottima comunicazione ma poi non offri nulla, non funziona. Se non c’è nemmeno un bar alle tombe, è chiaro che non basta. Però vale anche il contrario. Se realizzi servizi e non li comunichi, è come se non ci fossero. Le due cose devono andare di pari passo.”
Chiudiamo con la promessa che ti impegnerai a proporre un progetto per comunicare, in modo innovativo, l’immagine di Cerveteri?
“Naturalmente sì. Possiamo naturalmente partire da una proposta di progetto. Riunire alcune persone e buttare giù una proposta. Far vedere come potrebbe essere percepita Cerveteri con una comunicazione diversa. Con un’identità visiva più forte, con una cartellonistica pensata. Far vedere come pubblicizzarla in modo efficace. Come fare circolare la sua immagine e creare attenzione. Poi qualcuno dovrà decidere se tenerne conto. Però intanto si mostra una possibilità.”
Alla fine di questa intervista resta, spero, l’immagine di un ragazzo che ha trovato la sua strada dentro i linguaggi più contemporanei della comunicazione. Ma anche quella di un giovane cerveterano che non guarda solo fuori per crescere professionalmente. Guarda anche alla sua città. Alle sue potenzialità. A quello che potrebbe diventare se riuscisse a unire servizi, visione, identità e racconto. La grafica per la FITP, per Cristiano Spada, è un punto di partenza. Forse, se Cristiano vorrà veramente contribuire con un progetto, può esserlo anche per Cerveteri. Non per immaginarsi diversa da ciò che è, ma per imparare finalmente a mostrarsi efficacemente per quello che è.









