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Cosa c’era dal XII al XVI secolo nel territorio dell’attuale Ladispoli

    di Arnaldo Gioacchini *

Cosa c’era dal XII al XVI secolo nel territorio dell’attuale Ladispoli –

Quello che poi, alcuni secoli dopo, sarebbe divenuto il territorio della Città di Ladislao (Ladispoli – dal greco Polis Ladislao) già nel dodicesimo secolo possedeva, nel suo ambito, realtà sicuramente piuttosto rimarchevoli ad iniziare dal possente castello Odescalchi di Palo ( che delle famiglie nobili, in prima battuta, vide la proprietà degli Orsini) in verticale sul mare e avente di fronte gli importanti resti dell’antico porto di Alsium, del quale abbiamo scritto già nel precedente articolo, riguardante il “buio” (Francesco Petrarca in proposito docet) medioevo. Castello Odescalchi il quale già faceva bella mostra di se nell’anno millecento p.C. e dalle cui torri venivano avvistate le navi saracene i cui equipaggi erano sempre pronti a fare sanguinose scorribande sia sulla costa che nell’entroterra.

Ed a proposito dell’entroterra vi è da dire che nell’anno milletrecento a far “compagnia” a quello di Palo  nacque il  notevole castello di Monteroni insistente sul tracciato antico della Via Aurelia. Per quanto concerne la dizione dei Monteroni le nostre approfondite ricerche storiche ci hanno condotto a due ipotesi (entrambe molto antiche) del relativo etimo: quella di mons tironum (dal latino “campo di addestramento” delle reclute antico romane) oppure dallo storpiamento del termine “montarozzi” riferito ai ben visibili rilievi, rispetto al livello dei campi, frutto della costruzione delle tombe a tumulo dei Rasenna (i “cosiddetti” Etruschi che nei loro scritti si citavano come il popolo dei Rasenna – ndr). Sul castello di Monteroni, sicuramente meno noto del suddetto castello Orsini/Odescalchi, vale la pena di spendere qualche riga esplicativa (in particolare per chi non lo conoscesse) iniziando con il dire che fa parte dell’elenco delle dimore storiche del Lazio e che comunque mostra delle caratteristiche architettoniche non certo molto comuni con quattro precise torri d’angolo racchiudenti un importante corpo centraleche nei suoi sotterranei possiede anche i resti di una più antica muratura la quale, con qualche dubbio da parte di alcuni, vengono “etichettati” come quelli di una antica cisterna romana, come pure sembrerebbe, con una parziale vox populi in quanto un incipit in merito esiste, che un tunnel sotterraneo, orientato verso il mare, portava anticamente fino alla villa romana di  Marina di San Nicola.

A lato del castello, ma separata da esso, sebbene facente parte dello stesso, sempre comunque fronte antica Via Aurelia, c’è una non trascurabile e corposa struttura usata per un buon lasso di tempo come stalla. Il castello di Monteroni, per un certo periodo è stato chiamato il “castellaccio” per la condizione, non proprio brillante, nel quale versava fino ad un parziale restauro avvenuto al tempo del Giubileo dell’anno 2.000, cosa ora comunque superata vuoi per l’entrata in possesso, globale e definitivo, da parte del Comune di Ladispoli, vuoi perché, di recente, con una bella, ma semplice, cerimonia il sindaco Alessandro Grando l’ha affidato, con particolare riferimento al grande locale della ex stalla (di 260 metri quadrati) al Comitato di Quartiere di Zona che ne curerà il mantenimento, sfalci erbacei inclusi. Il castello di Monteroni, che è stato anche albergo, osteria, stazione di posta, cambio cavalli, e  pure dogana dello Stato Pontificio ha ospitato, fra gli altri,  personaggi piuttosto noti quali gli archeologi Luigi Canina ed Antonio Nibby ed il diplomatico, viaggiatore, scrittore, etruscologo  e bravissimo narratore dal piglio romantico, l’inglese George Dennis e poi ancora il poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli, ivi incarcerato perché privo di documenti, il quale narrò di quanto gli accadde al castello di Monteroni nel sonetto dal titolo “Il passaporto”.

Nel sedicesimo secolo intorno al 1563 (la data esatta della sua costruzione non è stata mai ben definita, storicamente parlando, come avvenne per molti degli edifici, militari e civili, di quei tempi e di quelli precedenti), a “far compagnia” alle due suddette importanti strutture, “nacque” Torre Flavia (il cui simbolo è inserito anche nel logo comunale di Ladispoli)  facente parte delle 61 torri di controllo volute dallo Stato Pontificio nel lungo tratto di costa tirrenica che si estende da Terracina a Porto Ercole. Torre Flavia che fu affidata al cardinale, e poi generale, Flavio Orsini (da cui il suddetto nome di Torre Flavia), per il suo potenziamento strutturale e militare infatti dopo non molto si avvalse pure del fatto di essere dotata di armi proprie.

Torre Flavia fu costruita sopra gli importanti, e molto più estesi della torre, resti di una grande villa antico romana, poi ricoperti dal mare (e dalla sabbia da esso recata) con una forte sua  ingressione iniziata, più lentamente, e poi sempre più velocemente, fin dagli anni ’30 del 1900, talmente velocemente che già negli anni ‘60/’70 Torre Flavia si era distaccata dalla terraferma e nel braccio di mare, conseguentemente formatosi, transitavano piccole barche da diporto e da pesca. Fra l’altro va detto che durante l’ultima Guerra Mondiale la torre fu cannoneggiata dai tedeschi in quanto troppo visibile dal mare poteva, secondo loro, essere un ottimo punto di riferimento per lo sbarco alleato ed eventuali bombardamenti ad esso correlati o, più o meno, correlabili, nonostante i vari bunker, di avvistamento e difesa, che disseminarono lungo la costa i cui resti, di ben tre di essi, sono ancora visibili nel territorio di Ladispoli, uno a Punta di Palo e due sulla spiaggia di Marina di San Nicola.

Come è immaginabile la vita ( a parte la tremenda malaria) agricolo – pastorale di tutta la zona faceva particolare riferimento, nelle distinte, e poi insieme, epoche succitate, al castello di Palo ed a quello di Monteroni che erano i perni eccentrici ( ed anche molto i datori di lavoro) della varia umanità d’allora, mentre, per quanto concerne Torre Flavia, vanno solo considerati gli approvvigionamenti ai presidianti ed altre piccole incombenze legate ad un dignitoso mantenimento strutturale dell’edificio, almeno fino a quando operò alla funzione per la quale era stata costruita.

*Delegato alla Valorizzazione Storica e Archeologica di Ladispoli

*Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale

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