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Coronavirus, per Vaia: “Abbiamo bisogno di serenità ed equilibrio”





Il direttore dello Spallanzani fa il punto della situazione : “Quando si arriva alle terapie (oltre che al vaccino, ndr) si arriva al punto del the end”. E aggiunge: “Per me questa litania del bollettino è da limitarsi, non serve a nulla se non a spaventare le persone”

Coronavirus, per Vaia: “Abbiamo bisogno di serenità ed equilibrio” –

La situazione tra l’inverno 2021 e quella 2020 non è di certo paragonabile. Tra i due inverni ci sono stati i vaccini e le terapie che ora vengono utilizzate per sconfiggere la malattia. A cercare di fare il punto della situazione, tranquillizzando anche gli animi degli italiani, è il direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia, ospite nei giorni scorsi di una trasmissione televisiva. (video 1video 2video 3)

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“Quando non c’erano i vaccini e le terapie innovative – ha detto – ero convinto che la bolla negativa ci consentisse la riapertura del calcio, dei concerti, del trasporto. Ma era un’era geologica fa. Tra quel tempo ad oggi, nel mezzo, ci sono stati e ci sono i vaccini che si sono dimostrati un punto fondamentale, efficacissimo per determinare la mancanza di malattia grave e la connessa letalità”.

Ma Vaia precisa anche: “Non abbiamo detto che il vaccino, seppur in terza dose può determinare carenza di contagio. Già dall’inizio dicevamo che il vaccino serviva a quello (evitare la malattia grave e la connessa letalità, ndr) e che c’è una percentuale del 20-30% in cui non funziona”.

Ora con la comparsa delle varianti, prima la Delta e ora la Omicron, per il direttore dello Spallanzani, bene sì la terza dose, ma quello che serve “è aggiornare i vaccini alla variante”.

Su Omicron il direttore dello Spallanzani è ottimista: “Abbiamo avuto otto casi Omicron allo Spallanzani. Di questi otto solo una persona era sintomatica e sottoposto a terapia con monoclonali si è negativizzata in pochi giorni”. Vaia parla di “persone positive” e non di pazienti.

E aggiunge: “Per me questa litania del bollettino è da limitarsi, non serve a nulla se non a tenere le persone sotto spavento. Sono le ospedalizzazioni che dobbiamo osservare, in particolare quelle con degenza particolare, come le terapie intensive. In alcune Regioni le ospedalizzazioni sono determinate sia da un eccessi di protezione della struttura ospedaliera sia dall’incapacità del territorio di curare a casa il paziente”. Insomma, per il direttore dello Spallanzani la gente può essere curata a casa, con i monoclonali, senza così intasare gli ospedali

Per Vaia siamo quasi alla parola “fine” dell’epidemia. Per il direttore dello Spallanzani, da una parte il vaccino, dall’altra le terapie, testimonia quello che è accaduto sempre in tutte le epidemie, “che quando si arriva alle terapie si arriva al punto del The end”.

E ancora: il direttore dello Spallanzani parla di un virus “che può avere le caratteristiche della stagionalità, esattamente come l’influenza” e dunque come l’influenza, dopo la terza dose immagina un “richiamo annuale per le persone fragili, come per l’influenza”.

Il direttore dello Spallanzani bacchetta inoltre i “fanatici del vaccinismo”: “Ho sentito anche delle canzoni oggi… – ha detto -ma noi dobbiamo stare molto attenti. Io credo che dobbiamo porre un equilibrio. Abbiamo bisogno di serenità ed equilibrio. Dobbiamo convincere le famiglie, portarle dalla parte della scienza. Non dobbiamo spaventarle”.