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Civitavecchia, il bombardamento che distrusse la città

76 anni fa l’aviazione americana rase al suolo la città e uccise un numero imprecisato di civili

Civitavecchia, il bombardamento che distrusse la città

Il 14 Maggio di 76 anni fa la mia città, Civitavecchia, fu quasi rasa al suolo da un bombardamento alleato che aveva l’intento di isolare la Sardegna dal “continente” (furno bombardate lo stesso giorno anche Olbia, Sassari, Porto Torres e Alghero e Abbasanta). Fu il primo raid, ne seguirono altri 85, ma mai nessuno fu come questo. L’aviazione americana, che proveniva dalla Tunisia, rase al suolo l’80% dell’agglomerato urbano, senza risparmiare il centro città e i civili. Case, strade, negozi, uffici, centri di aggregazione sparirono del tutto sotto i colpi dei 48 bombardieri B-17 a stelle e strisce, che per liberare il nostro paese hanno scelto tra italiani di serie A e italiani di serie B. Non fu mai possibile arrivare a una stima dei morti: per alcuni furono 500, per altri il doppio, per altri ancora di più. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, tolti i cittadini civitavecchiesi, c’era chi partiva dal porto per lavoro, per scappare, chi è rimasto per sempre sepolto sotto le macerie o dentro i rifugi o chi, ancora peggio ha trovato nella cabina di una nave la sua tomba sotto il mare. 
Quando le bombe cessarono di cadere i civitavecchiesi tornarono a vivere nei ruderi senza tetto o nelle caserme abbandonate, senza cibo né acqua e molti, moltissimi morirono di tifo.

Non esiste guerra giusta, non esiste guerra senza conseguenze, ma il sacrificio degli abitanti di Civitavecchia, morti inermi in un conflitto senza paese deve essere ricordato anche dalle generazioni più giovani, perché la Medaglia d’Oro al Valor Civile che la mia città ha ottenuto nel 1999 è patrimonio di un’intera popolazione che ha vissuto sulla pelle il dolore di un conflitto e che deve imparare a rinnegare l’odio in ogni sua forma.

Di Alessandro Ferri

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