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Cerveteri, Valentina Angiolini: una vita tra ring e laboratori

Intervista esclusiva a Valentina Angiolini, ricercatrice e boxeur professionista che ha messo a segno 4 vittorie su 4 incontri

Coniugare sport e studio è possibile e Valentina Angiolini ne è l’esempio lampante. Classe 1996, Valentina è una boxeur professionista e una dottoranda in medicina molecolare. Da gennaio 2023 ha collezionato solo vittorie e ora si punta ad obiettivi importanti sul ring e in laboratorio. Il 29 settembre, nel quarto incontro dell’anno, ha messo a segno il suo personale poker mandando al tappeto Antonina Cuti in quel di Siena, in un incontro trasmesso anche dalla Rai. Ora, Valentina inizierà il suo terzo anno di Dottorato e sta progettando il prossimo incontro con il sogno di riuscire a vincere il titolo italiano, anzi non un sogno, ma il primo step di una carriera in continua ascesa.

Puoi spiegarci un po’ come funziona il professionismo?

“Io faccio parte della categoria super piuma quindi con peso 57.100. Per i professionisti la struttura del match si articola in più riprese ciascuna di durata inferiore rispetto ai match per dilettanti. Per ora, sono quasi sempre arrivata a 6 riprese. Ogni match viene poi convalidato e assegna un punteggio, in questo modo si entra nella classifica italiana e poi in quella mondiale. Più si combatte e più si alza il livello sia quello personale che quello delle avversarie”.

Tu sei nel pieno della maturità sportiva

“Sì, questo è il momento di spingere, dopo i 30 anni è sempre più difficile perché è uno sport molto invasivo”.

Dove ti alleni?

“Io mi alleno a Ladispoli alla Black Sheep con Fabio Filippini. Dopo un primo periodo a Cerveteri, il mio allenatore ha iniziato ad insegnare a Bracciano. Quindi, mi sono spostata qui per motivi logistici e dal 2017 collaboro con Fabio”.

Qual è il tuo allenamento tipico?

“E’ un allenamento completo, si parte dalla preparazione atletica, circuiti ecc e poi abbiamo tutta la parte tecnica. Poi l’alimentazione è fondamentale, ho una nutrizionista che mi segue e mi permette di arrivare ai match sempre in condizioni ottimali”.

E le reazioni delle persone quando scoprono che sport pratichi?

“Sento sempre le frasi classiche dal bisogna stare attenti al non mi menare. Devo dire che però negli ultimi anni la situazione si è alleggerita perché un po’ tutti gli sport da combattimento si sono diffusi anche per il genere femminile. Non è più così raro incontrare una ragazza in palestra, all’inizio ero sola”.

Ti rende orgogliosa essere stata un po’ una pioniera?

“Sì, a prescindere dall’importanza dell’autodifesa, questo sport ti dà una grande autostima e consapevolezza. A me ha aiutato molto a livello caratteriale: ero timida, chiusa e nella boxe in qualche modo devi sbrigartela da sola. Sei sopra il ring di fronte al tuo problema e devi risolverlo contando solo sulle tue forze e sul tuo lavoro”.

Perché hai iniziato?

“La passione per la boxe è nata grazie amio papà, da quando era giovane aveva sempre fatto sport da combattimento. Io facevo sala pesi, ma non mi piaceva molto e così mi ha detto di provare pugilato. Dopo che il maestro mi ha convinto a indossare i guantoni non li ho più tolti”.

Da studente ti chiedo, come fai?

“Tolgo ore di sonno (ride). E’ veramente tosta, esco alle 6 di mattina con borse e borsette varie per tornare alle 22:30. E’ tutta una questione di organizzazione”.

E invece la passione per la ricerca?

“In realtà ho fatto il linguistico, poi mi sono innamorata della biologia e ho capito che mi sarebbe piaciuto stare in un laboratorio invece che direttamente a contatto con i pazienti. Per questo, ho intrapreso questa strada”.

Che rapporto hai con Cerveteri?

“Sono qui dal 2001, i miei genitori sono di Roma, ma io non riesco a vivere in città. Per me la vicinanza col mare è fondamentale: una corsetta lungomare o anche una semplice passeggiata. Ne sento proprio il bisogno. Poi sono a Roma tutti i giorni, mi piace tornare a casa e avere la mia tranquillità”.

Giorgio Ripani

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