CittàCronaca

Cerveteri, “salviamo la via delle Necropoli”





di Angelo Alfani

Ne parlo e scrivo da anni: inutilmente

I tanti flaneur del mito che ci circonda, della cui sorte non ne siamo unici eredi ma direttamente interessati, di fronte alla morte della splendida cornice di pini e cipressi, nascondono la testa sotto il tufo.

Hanno forse il reverente timore di disturbare chi da decenni non fa nulla? Chissà! Mi soffermo principalmente sulla distruzione ,forse irreversibile, della vegetazione per non annoiare il lettore su altro di fortemente disdicevole : l’inutile struttura, costata soldi, doppione dell’altra piccola funzionale e storica che oramai fa parte integrante del paesaggio, imbarazzantemente chiusa; pista per trenini pervenuti e mai più ripartiti; staccionate che si sono fracicate nell’arco di pochi mesi; impianti che costringevano ad ascoltare la soporifera voce del Quark nazionale, ora abbandonate ed i cui pezzi hanno preso il posto dei cadaveri degli avi.

Cerveteri, “salviamo la via delle Necropoli”

E’ leggendo il Corriere della Sera di oggi che titola: “Dei 50mila pini il 35% è colpito da cocciniglia” facendo riferimento alle alberature della Capitale, e della richiesta di urgenti interventi che ho ritenuto di percorrere di nuovo il luogo del delitto: la famosa “autostrada” dai circa cinquecento tra pini e cipressi, decantata da mamme ,nonne e zie cervetrane ,da grandi scrittori italiani e stranieri, che ha tenuto a battesimo nuovi amori e effusioni clandestine, ridotta ad un ammasso di piante ammalate ed a decine di altre prese ad accettate e mai rimpiazzate.

Iniziata nel 1929 ,(se ne parla già in un documento comunale della fine del 1928)venne sollecitata quantomeno per una conclusione rapida per volere di Mussolini, si dice per la sudataccia a cui fu costretto per raggiungere a piedi le Tombe in un torrido luglio, era pieno di infestanti robinie ,originarie del Nord America, manco buone per far funghi, decapitate da alcuni mesi.

Nel tratto che porta dal piazzale della Fiera , fino al ponte sotto cui alloggiava Dante Guberti , i cinquanta pini marittimi che stringono ai due lati il rettifilo, sono o tagliati o irrimediabilmente ammalati. Stessa sorte l’alternarsi di pini e cipressi che ti accompagnano fino al piazzale delle tombe. A quando provvedimenti!?A quando nuove plantazioni di quelli irrimediabilmente morti!?

La nuova dirigenza sarà, come auspicabile, più attenta!?

Consoliamoci parafrasando Mario Praz :”Credi di essere tu a visitare le Tombe, ma, se guardi bene, sono loro, i tumuli ed i tumuletti che ti scrutano, misurano il fondo della tua anima; e quassù in questo vento d’eternità, l’anima tua non vale più di un pappo di cardo”