di Giovanni Zucconi
Chiamarlo furto è forse esagerato. Non siamo più ai tempi di “Ladri di biciclette”. Chiamiamolo l’ennesimo dispetto che una parte di irriducibili concittadini ha pensato fosse giusto fare ad un’associazione di volontariato archeologico che ha la colpa, insieme a tutte le altre associazioni che operano sul territorio, di aver reso fruibili a tutti delle aree che prima erano ad uso esclusivo di “archeologi dilettanti” che effettuavano ricerche per proprio conto. Dopo questa sfilza di eufemismi, veniamo ai fatti.
Ieri mattina, all’inizio dei lavori, i volontari del GAR non hanno più ritrovato gli attrezzi di lavoro che normalmente nascondono nelle vicinanze in posti occultati e poco accessibili. Non è la prima volta che questo succede. Sono semplici attrezzi di lavoro che non dovrebbero fare gola a nessuno. Ma che fare sparire evidentemente assume invece un significato simbolico molto forte per qualcuno.

Così come, in passato, ha assunto un significato simbolicolasciare biglietti con minacce esplicite, far trovare dei cappi appesi, bucare gomme o rompere i finestrini delle auto dei volontari. Per non parlare dei cartelli che vengono messi per dare delle indicazioni o delle spiegazioni, eche vengono regolarmente distrutti solo dopo pochi giorni la loro installazione.
In questo territorio purtroppo fa ancora parte del gioco. Ma è inutile ricordare che non sono questi gesti infantili che possono fermare le associazioni di volontariato. La passione e l’amore per un territorio non la fermi rubando gli attrezzi con cui operano, o distruggendo i cartelli che vengono installati. Se li ricompreranno subito. Tutti i soci si tasseranno, ognuno con quello che possono contribuire, e verranno ricomprati. In attesa che vengano di nuovo rubati o distrutti dal cretino di turno.









