Un intervento urgente di messa in sicurezza ha riportato alla luce camere funerarie con troni scolpiti nel tufo e tracce di pittura rossa. Recuperata un’olla quasi integra, che sarà esposta al pubblico dopo il restauro
Cerveteri, la Soprintendenza ritrova a Monte Abatone un vaso sfuggito ai tombaroli

Un vaso quasi integro, decorato con animali incisi e particolari dipinti in rosso, è sopravvissuto al passaggio dei tombaroli. È una delle sorprese restituite dalla necropoli di Monte Abatone, a Cerveteri, durante un intervento nato dalla necessità di mettere in sicurezza alcune tombe. A raccontare i risultati è la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Etruria Meridionale, che ha già annunciato una buona notizia: dopo il restauro, il reperto sarà esposto al pubblico.
I lavori si erano resi urgenti per la presenza di crolli e situazioni di instabilità. Occorreva indagare e documentare le sepolture, intervenendo per proteggerle. Liberando gli accessi e rimuovendo con cautela i riempimenti, sono riemerse diverse camere funerarie, con elementi che aiutano a ricostruirne l’aspetto originario. Una conserva ancora buona parte della volta. In un’altra sono presenti arredi funerari scolpiti direttamente nel tufo, compresi veri e propri troni. Un altro ambiente custodisce ampie tracce di decorazione rossa sulle pareti. Testimonianze che arricchiscono la conoscenza dell’architettura funeraria e dei rituali dell’antica Caere.



Le tombe, purtroppo, erano già state violate dagli scavatori clandestini. Ma tra quanto era rimasto sono stati recuperati materiali di notevole interesse. Su tutti spicca un’olla di forma stamnoide, conservata quasi integralmente. Sulla quale si distinguono figure di animali incise e dettagli dipinti in rosso. La Soprintendenza sottolinea l’eccezionalità del ritrovamento, precisando che sarà possibile comprenderlo pienamente dopo la pulitura e il restauro. Le attività di studio serviranno a definire la cronologia, la produzione e il significato dei materiali recuperati.



Monte Abatone è una delle grandi necropoli dell’antica Caere. Si estende su un pianoro a sud-est di Cerveteri e occupa un’area più vasta di quella della Banditaccia. Le ricerche iniziarono già nell’Ottocento. Nel secondo dopoguerra le indagini della Fondazione Lerici, avviate anche per contrastare gli scavi clandestini, portarono alla scoperta di oltre seicento tombe. L’intervento raccontato dalla Soprintendenza ha permesso di indagare archeologicamente, documentare e mettere in sicurezza tutte le tombe interessate dai lavori. I reperti sono ora affidati alle attività di pulitura, restauro e studio. Per l’olla è già previsto un passaggio atteso: l’esposizione al pubblico al termine del restauro. Nel post, la Soprintendenza non indica né la sede né la data dell’esposizione. C’è però l’impegno a rendere visibile a tutti una testimonianza che, nonostante il saccheggio, è rimasta a raccontare la storia di Cerveteri.









