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Cerveteri, Juri Marini: ”Esco dal Pd. Adesso zaino in spalla verso un’altra strada”

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”La libertà è sempre un buon bottino”

Cerveteri, Juri Marini: ”Esco dal Pd. Adesso zaino in spalla verso un’altra strada” –

“Oggi, il primo giorno di primavera, ho formalizzato la mia uscita dal Partito Democratico e contestualmente ho rassegnato le dimissioni dal Consiglio comunale. Una decisione maturata sulla base di tre ordini di ragioni”. Il consigliere comunale Pd Juri Marini si dimette, ma secondo lui una nuova strada è già pronta ad attenderlo.

“La prima è forse la più diretta, ed è di carattere locale.

Io non sono più disposto ad accettare le continue prevaricazioni che abbiamo subito da due anni a questa parte nel circolo di Cerveteri.

I soliti capibastone hanno indotto la loro claque locale, che aveva perso il congresso, ad abbandonare il partito per sostenere il sindaco avversario; hanno cercato di toglierci il simbolo dopo che avevamo già svolto regolari primarie; hanno commissariato il circolo senza alcuna motivazione e senza rispettare le regole dello Statuto; non hanno mai sostenuto il Pd locale, né durante la campagna elettorale e neppure quando il sindaco di Cerveteri insultava la nostra comunità definendo il Pd “il partito degli indagati”.

Non si tratta solo di atteggiamenti odiosi, ma della completa ignoranza (o consapevole rifiuto) di uno dei pilastri più importanti del Pd, ossia il suo carattere federale.

È lo stesso Statuto che garantisce la piena autonomia decisionale ai livelli più bassi, a partire dai circoli. Proprio per difenderli dalle ingerenze dall’alto. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con la gestione delle primarie regionali del dicembre scorso, quando, con la solita imposizione dall’alto, è stato concesso agli avversari locali del Pd di partecipare al voto. E’ come se Berlusconi, Grillo e Salvini avessero apertamente mandato a votare i loro militanti al congresso nazionale. Intollerabile. Il Pd locale ha scelto di stare all’opposizione di questa maggioranza. Si sarebbe potuto (dovuto, forse) lavorare per modificare questa posizione.

Vero. Ma fino ad allora, i vertici del partito erano tenuti a rispettare la scelta del circolo, giusta o sbagliata che ritenessero. E invece ancora una volta hanno marcato il territorio: “qui decido io, o ti pieghi, o ti schiaccio”. Per quanto mi riguarda è stata l’ultima volta che ho sopportato certi atteggiamenti di volgare bullismo.

La seconda ragione è la più infame, ed è di carattere personale.

La politica è un impegno civico serio, di grande responsabilità e importanza. Ma prima della politica vengono le sfere personali: quella della propria famiglia, della propria casa, del proprio lavoro, e anche della propria dignità, pilastri inviolabili per ciascuno di noi. Quando la politica diventa la causa di possibili pregiudizi a una qualsiasi di queste sfere, è tempo di fermarsi a riflettere se valga la pena continuare. È vero che è stato il populismo ad avvelenare il linguaggio del confronto politico.

Ma quel clima di odio e il sistematico linciaggio dell’avversario ormai si può riscontrare sempre più di frequente anche all’interno della comunità democratica. Soprattutto sui social, dove si sono ormai raggiunti dei livelli di aggressività e intolleranza reciproca incomprensibili. Né le allusioni, le velate minacce, le gratuite prevaricazioni, risultano meno odiose. Con questo clima, con questi linguaggi, con certi strani “messaggi”, io non voglio più avere niente a che fare. La politica è servizio, non può né deve mai diventare atto di eroismo.

La terza ragione è quella più profonda, ed è di carattere politico.

Io non mi sento rappresentato dal Pd di Zingaretti. Un partito che torna ad essere ditta, che torna indietro di vent’anni. Che torna a guardare solo a sinistra. Nessuno la prenda come un’offesa, non lo è. E’ semplicemente la legittima rivendicazione di una visione della società e del futuro diverse. La rivendicazione di una cultura politica liberale, che nel Pd è stata costantemente attaccata, denigrata, infine scacciata come corpo estraneo, e che quindi oggi è chiamata a trovare altre forme di rappresentanza. E forse, a ben vendere, non è un male. Per nessuno.

In un sistema proporzionale non ha molto senso cercare di tenere insieme forzosamente tutto e il contrario di tutto, culture e sensibilità politiche tanto diverse. Si perdono consensi che invece potrebbero essere valorizzati attraverso percorsi maggiormente identitari. Lo stesso sistema proporzionale impone poi che le forze più compatibili trovino compromessi e alleanze di governo dopo il voto.

E non c’è dubbio che per ogni forza democratica, socialista o liberale che sia, il vero avversario, il vero pericolo, è rappresentato da quelle forze populiste, sovraniste, pericolosamente reazionarie che oggi governano il Paese.

Renzismo e post-renzismo.

Qualcuno mi ha già fatto osservare: “ma tu sei sempre stato renziano, perché esci adesso mentre Renzi resta nel Pd?” La risposta è semplice: perché Renzi ha sempre predicato la libertà, ha sempre invitato a ragionare con la propria testa, non ha mai cercato né gradito i fanatici. Io continuo a considerare Matteo Renzi il più grande primo ministro dell’Italia degli ultimi decenni, il più grande leader liberal democratico, forse l’unico vero leader, e continuo a seguire e a condividere la sua lettura della società, l’analisi dei problemi, le idee per il futuro.

Probabilmente proprio per tutto quello che ha rappresentato per me Matteo Renzi, oggi ho scelto di recidere il cordone ombelicale con un partito che non sento più casa mia. E chiunque segua un minimo i social di area, avrà constatato come questa riflessione sia già piuttosto diffusa. Parafrasando lo stesso Matteo, in molti abbiamo messo lo zaino in spalla e ci siamo incamminati su un’altra strada. Anche se qualcosa mi dice che presto le nostre strade si incontreranno di nuovo.

Mi dimetto dal Consiglio perché il rispetto, la coerenza e la riconoscenza sono più importanti di una poltrona.

Esco quindi dal Pd, ma come dicevo in premessa, rassegno pure le dimissioni dal Consiglio comunale. Una scelta non facilissima, dettata però da un semplice ragionamento di coerenza. Io sono stato eletto perché una larga parte del Pd mi ha cercato, mi ha chiesto di candidarmi, mi ha sostenuto prima alle primarie, consentendomi di vincerle, e poi alle elezioni, con un risultato purtroppo modesto ma comunque utile a portare una rappresentanza del partito nel Consiglio cittadino. È vero che i voti sono alla persona, ma è anche vero che io, da solo, non avrei mai potuto fare nulla di tutto ciò. Oggi, uscendo dal partito, se restassi in Consiglio toglierei al Pd quella rappresentanza.

E francamente non mi pare giusto per le persone che sono sempre state al mio fianco e alle quali devo gratitudine per la fiducia che mi hanno sempre riconosciuto. Sia chiaro, nessuno mi ha chiesto di fare questo passo, anzi, più di qualcuno ha cercato di farmi cambiare idea. Si tratta di una scelta personale, l’ultimo ed estremo gesto di rispetto per quel partito, e soprattutto per quegli amici, che sto salutando. Considerazioni che ritengo ben più importanti di una poltrona.

E adesso? Non ci si ritira mai dalla politica. La nuova sfida è il sogno di una vera alternativa liberal democratica.

Tutto ciò non significa che io mi ritiri a meditare in Tibet. Non si smette mai di fare politica e la si può fare in tanti modi diversi. Il mio impegno futuro sarà su tre fronti diversi, ma tutti convergenti verso una stessa direzione. Nei prossimi giorni mi iscriverò all’Alde party, l’alleanza dei liberali e democratici europei, di cui ho già sottoscritto il manifesto, come ho anche sottoscritto il manifesto di Macron.

Poi proseguirò con ancor maggior impegno nel progetto Libdem, che in modo molto esplicito e diretto si rivolge a tutti i liberali chiedendo a gran voce che si trovi finalmente il coraggio di dar vita ad un nuovo e ampio soggetto politico. Questo è certamente l’obiettivo più alto è più importante. Mentre l’impegno più intenso e più immediato sarà nel sostegno elettorale a +Europa, l’unica forza autenticamente liberal democratica, alle imminenti elezioni europee. Non sono iscritto, non ho aderito al partito, ma voterò +Europa con grande convinzione, sperando di poter dare quel piccolo contributo che aiuti a superare la soglia del 4%. Obiettivo che sono certo verrà raggiunto con facilità.

Per dirla senza giri di parole, se qualcuno volesse darmi una mano, se qualcuno volesse farmi arrivare un saluto, un gesto di solidarietà, anche solo un piccolo ringraziamento, se mai lo meritassi, per l’impegno istituzionale ricoperto fino ad oggi, un modo c’è: aiutatemi a far ottenere un buon risultato per +Europa nella nostra città. Per me sarebbe una gran bella soddisfazione e un incoraggiamento a proseguire su questa nuova strada.

Grazie a tutti, quindi, grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fino in fondo, grazie a chi vorrà comprendere questa mia scelta e anche a chi vorrà criticarla, grazie a chi mi ha aiutato e sostenuto fin qui e grazie a chi avrà voglia di continuare a seguirmi”, ha concluso.

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