di Angelo Alfani
Mentre le città ucraine bruciano a causa di bombardamenti vigliacchi ed ossessivamente ripetitivi, nella Valle del Manganello, il primo incendio di stagione ha incenerito un lungo tratto del dirupo che ascende alla Banditaccia.
Mentre per i fuochi che divampano ad est, in quel tratto di territorio che vide instaurarsi per un periodo di solamente due anni la “repubblica” anarchica conosciuta come macknovista, dal nome dell’anarco comunista ucraino Nestor Mackno, figliol prodigo della rivoluzione, si conoscono gli incendiari, per i nostri fuocherelli no. Ma è un classico.
Se la differenza tra le due situazioni è drammaticamente incommensurabile, ci sta un altro aspetto che ancor più li differenzia: ad est si distrugge e si seppelliscono vite, al Manganello il fuoco “riscopre” situazioni di grande interesse che, i rovi, ed altre piante infestanti, nascondevano da decenni.
Quello che a me, passeggiatore solitario, è sembrato interessante è l’antichissimo muro a secco costituito da splendidi quadroni etruschi, ed il masso enorme,precipitato chissà quando dalla greppa, in cui sono ben visibili le scale di ingresso ed i letti dei defunti.
Insomma una tomba “rovesciata”.
Chissà se un giorno le sponde del fiume Dnepr torneranno ad essere vissute pacificamente da decine di etnie diverse così come è stato per secoli, e se la Valle del Manganello, culla della civiltà cervetrana, potrà essere luogo di visite e meditazione.















