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Cerveteri, genitori contro la strumentalizzazione dei disabili

Si pensa ad un comitato per perorare la causa di rendere tutti i luoghi accessibili e non ridurre il tutto ad una ghettizzazione delle persone con difficoltà

Cerveteri, genitori contro la strumentalizzazione dei disabili –

Un comitato di genitori di ragazzi con bisogni diversi: è una necessità che alcune famiglie sentono alla luce di recenti iniziative prese direttamente dalla politica di Cerveteri a favore delle persone diversamente abili.

Una constatazione che nasce dalle recenti parole diffuse dalla consigliera Di Cola e che parte dalla volontà di allontanarsi da alcune forme di strumentalizzazione delle disabilità.

L’idea sta prendendo forma dai social network, dove alcune iniziative, ma soprattutto le parole scelte per pubblicizzarle vengono considerate come estremamente superficiali, al limite della ghettizzazione.

“Siamo tutte persone con bisogni diversi”

Le famiglie si aspettano per i propri figli il diritto ad una vita normale e non tanto la pietà o luoghi definiti inclusivi ed accessibili. L’idea è che tutti i luoghi dovrebbero avere determinate caratteristiche per permettere a chiunque di avere accesso ad essi.

“Se priviamo i nostri figli del diritto di essere “uguali”, li priviamo anche del diritto di essere liberi”, si legge in Rete.

Un discorso, quello dell’uguaglianza, che parte fin dal momento della diagnosi sul nascituro: i genitori sanno che dovranno ridisegnare tutta la loro vita in funzione delle difficoltà che il proprio figlio dovrà affrontare nella vita.

Eppure, il desiderio è naturale e comune a quello di qualsiasi famiglia: poter inserire il proprio figlio nella società e che abbiano lo stesso rispetto che si riconosce alle altre persone.

La stanchezza di essere usati quando fa comodo

Per alcuni la Spiaggia Liberamente è vista come ghettizzante: un luogo espressamente ed esclusivamente attrezzato per i diversamente abili, quando invece si potrebbe auspicare lo stesso livello di accessibilità per tutti i lidi cittadini, dando quindi la possibilità alle famiglie di scegliere dove andare e non di raccogliere tutti coloro che hanno difficoltà in un unico luogo.

“Un sogno – scrive qualcuno –, ma la speranza, dicono, è l’ultima a morire”.

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