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Cerveteri, fino al 16 marzo in mostra al Museo Archeologico Nazionale l’Olpe di Bruxelles





Cerveteri, fino al 16 marzo in mostra al Museo Archeologico Nazionale l’Olpe di Bruxelles –

“Miti eroici per buccheri di prestigio. L’Olpe di Bruxelles e le tombe principesche di Campo della Fiera” è il nome della mostra al Museo Archeologico Nazionale Cerite aperta fino al 16 marzo 2025 in cui si celebra il ritorno temporaneo dal Musées royaux d’art et d’histoire di Bruxelles di un capolavoro dell’arte etrusca, l’Olpe di Bruxelles.

L’esposizione è l’occasione per riallacciare molti di quei fili intricati di cui è costellata la storia delle ricerche archeologiche a Cerveteri e di dare la giusta prospettiva alle tante implicazioni scientifiche offerte dallo studio dell’oggetto e del suo contesto archeologico. In particolare il prezioso bucchero proveniente dal Belgio è esposto per la prima volta accanto ai suoi frammenti nella grande vetrina progettata negli anni ’60 dall’architetto Franco Minissi.

La ricontestualizzazione del vaso, resa possibile dal ritrovamento nel 2006 di nuovi frammenti durante i lavori di ripulitura del grande tumulo di Campo della Fiera, nel settore meridionale della Banditaccia, è una storia che merita senz’altro di essere raccontata. Il recupero di una porzione del fregio figurato, completo di didascalia in alfabeto ceretano è stata la prova decisiva per riconoscere nella scena un raro episodio dell’epos omerico e in particolare il compianto funebre di Teti e delle Nereidi al cospetto del corpo di Achille (Aχιle). Oltre a rivoluzionare le precedenti letture iconografiche del vaso, il tema è di grande interesse poiché si inquadra tra le precoci forme di ricezione del mito greco in Etruria, già nella seconda metà del VII sec. a.C. e quindi nel contesto di massima fioritura delle grandi aristocrazie ceretane che rielaborano temi eroici di matrice ellenica a fini ideologici e rappresentativi.

Al di là dell’aspetto simbolico, il ritrovamento dei nuovi frammenti dà piena conferma delle potenzialità e dell’importanza di nuove indagini archeologiche anche in settori della necropoli già ampiamente noti e solo apparentemente sterili dal punto di vista informativo e rappresenta un caso emblematico di come, anche il recupero di un “coccio” di pochi centimetri, possa rappresentare una grande occasione di conoscenza.