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Cerveteri deve impegnarsi a dedicare il viale della Necropoli a Raniero Mengarelli

di Giovanni Zucconi

Domenica 25 settembre 2022, nella Sala Mengarelli all’interno della Necropoli della Banditaccia, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, si è svolta un’interessante manifestazione dove si è presentato il volume “L’invenzione moderna del paesaggio antico della Banditaccia. Raniero Mengarelli a Cerveteri”. Padrone di casa, il Direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Vincenzo Bellelli.

Un libro molto interessante che, tra le altre cose, mette in evidenza come Raniero Mengarelli non fu solo un infaticabile “archeologo” che ha riportato alla luce centinaia di
tumuli e di tombe etrusche, si parla di circa 2.278 camere sepolcrali, e migliaia di preziosissimi reperti. Quello probabilmente l’avrebbe saputo fare chiunque fosse stato al
suo posto. Ma fu anche, e soprattutto, colui che ha immaginato, progettato, e realizzato l’incomparabile e unico paesaggio in cui è immersa l’aerea archeologica della Banditaccia.

Cerveteri deve impegnarsi a dedicare il viale della Necropoli a Raniero Mengarelli
Cerveteri deve impegnarsi a dedicare il viale della Necropoli a Raniero Mengarelli

Un paesaggio sicuramente inventato, anche se verosimile, ma che è entrato ormai nell’immaginario collettivo come il vero e originale paesaggio delle necropoli etrusche. Un
po’ come, per tutti noi, l’Inferno è indiscutibilmente quello descritto da Dante nella Divina Commedia. La Necropoli di Tarquinia è bellissima e unica nel suo genere. Ma, entrandoci dentro, non ti regala quell’emozione che provi quando già percorri la strada alberata che porta a quella di Cerveteri. Questo accade perché a Tarquinia manca il paesaggio. Manca quel connubio unico tra Natura e Storia che è il segno distintivo della nostra Necropoli. A Tarquinia non ci ha lavorato il Mengarelli.

Chiaramente ho semplificato molto, ma mi sento di dire che la Necropoli di Cerveteri sarebbe tutt’altra cosa se non fosse esistito Raniero Mengarelli. Ma veramente tutt’altra
cosa. Purtroppo, in Italia non basta fare più del proprio dovere per essere apprezzato e ricordato. E infatti, quasi subito, calò su di lui una sorta di damnatio memoriae, una
condanna della memoria, sia in ambito accademico che nella stessa città di Cerveteri. In ambito accademico, perché era considerato quasi un usurpatore di un incarico e di un
privilegio per il quale non aveva i titoli necessari. Non era un archeologo. E, da quello che ho capito, probabilmente non era neanche un ingegnere. Ma un semplice geometra. La
disistima e l’acredine nei suoi confronti furono tali che, per fare un esempio, il grande etruscologo Pallottino impedì addirittura che entrasse a Villa Giulia. Inoltre, in tutti questi
anni, su di lui si è scritto poco. Pochissimo. Quasi nulla.

Cerveteri deve impegnarsi a dedicare il viale della Necropoli a Raniero Mengarelli

E a Cerveteri, nonostante le sue immense benemerenze, non gli andò meglio. Nella nostra città Raniero Mengarelli fece un gravissimo errore. Difese Cerveteri, o meglio le sue
straordinarie aree archeologiche, dagli scempi che personaggi autorevoli, spesso Cervetrani, avevano intenzione di compiere sul nostro territorio. E la nostra città non lo ha mai perdonato per questo. In tutto il mondo, in tutte le città, si dedicano vie, piazze, o si elevano monumenti ai personaggi che hanno dato lustro al loro paese. Si trasformano in musei le case dove hanno vissuto, o si inaugurano targhe commemorative a imperitura memoria. In tutto il mondo, meno che a Cerveteri.

Il suo nome è magicamente scomparso soprattutto dalla toponomastica cittadina. In una Cerveteri che aveva espanso fino all’inverosimile le sue aree abitate, con conseguente moltiplicazione delle strade e delle piazze, nessun Amministratore ha mai voluto violare l’embargo, mai dichiarato ufficialmente, verso il suo nome. Nel frattempo, sono sorte
Cerenova, Campo di Mare, Valcanneto, San Nicola. C’è stato il boom edilizio a Ladispoli sotto il Comune di Cerveteri. Non sarebbero certo mancate nuove strade o piazze da dedicare a Mengarelli. Ma invece nulla. Neanche un misero vicolo dedicato al suo nome. Fino alla beffa finale. Nel 1992, più o meno, in un piccolo quartiere realizzato proprio su
quella collina del Sorbo che lui aveva difeso con energia dalle grinfie dei costruttori, giocandosi anche il suo posto di lavoro, gli è stata dedicata un mozzicone di via. Quasi un
parcheggio. Chissà quante volte si sarà rivoltato nella sua tomba, una volta che ha saputo di questa dedica.

Per rimediare a questo sconcio, in questi ultimi anni, qualcuno (in pochi, purtroppo) ha cominciato a chiedere alle Istituzioni di intitolare una strada di prestigio a Raniero
Mengarelli. Ci abbiamo provato a chiedere di dedicargli la piazza antistante all’ingresso della Necropoli, attualmente dedicata al “distratto” Mario Moretti. Soprintendente al tempo dello scempio del Sorbo. Ma evidentemente sarebbe stato uno sgarbo istituzionale troppo grande. Abbiamo quindi proposto di dedicargli il viale che è a tutti gli effetti una sua creatura: il viale alberato che porta alla Necropoli.

Premesso questo, era presente alla manifestazione citata all’inizio, in rappresentanza del Sindaco Gubetti, l’Assessora all’Ambiente Francesca Appetiti. Alla quale abbiamo
ricordato l’impegno che si era preso personalmente l’ex Assessore Lorenzo Croci, che purtroppo non ha avuto il tempo materiale per chiudere tutte le pratiche burocratiche necessarie per dedicare il viale a Raniero Mengarelli. E l’Assessora ha preso seriamente questa richiesta.

Siamo stati testimoni involontari del passaggio di consegne proprio su questo tema, che Lorenzo Croci ha effettuato a Francesca Appetiti. Quindi il percorso verso la restituzione della Memoria e della Dignità di Raniero Mengarelli non si è interrotto. Adesso tocca a noi tutti sostenerlo, e a vigilare che questa volta si proceda speditamente. Magari già l’anno prossimo. In tempo utile per celebrare gli 80 anni dalla sua morte. Ma se si levasse qualche voce in più a sostegno, sarebbe sicuramente utile.

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