Cerveteri

Cerveteri, Catia Minghi: “La Sagra si è evoluta, ma l’uva resta al centro”





L’intervista alla consulente di Momenti Divini che dichiara: “Non ci è piacito molto l’accenno al fatto che quest’anno, alla Sagra, ci fosse stata meno uva”

di Giovanni Zucconi

La Sagra dell’Uva è cambiata perché è cambiata l’agricoltura di Cerveteri. Un tempo il territorio produceva molta uva da tavola. Poi diversi agricoltori, riconoscendo le potenzialità vitivinicole della zona, hanno trasformato quei vigneti e puntato sulla produzione di vino. Le cantine sono cresciute. E la Sagra si è evoluta insieme a loro.

Cerveteri, Catia Minghi: “La Sagra si è evoluta, ma l’uva resta al centro”

È da qui che, secondo Catia Minghi, bisogna partire per leggere la 63ª edizione della Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti. Sommelier e consulente dell’Associazione Momenti Divini, Minghi ha curato la “Piazza del Vino e dei Sapori” insieme al vicesindaco e assessore all’Agricoltura Riccardo Ferri.

Nell’intervista che ci ha gentilmente concesso, Catia Minghi ha tenuto a precisare come Sagra abbia conservato il legame con l’uva. Adattandolo però alla trasformazione del territorio e della sua economia.

La “Piazza del Vino e dei Sapori” ha avuto un grande e riconosciuto successo quest’anno. In una Sagra dell’Uva, che sempre di più sta evolvendo in una Sagra del Vino. È d’accordo?

“Credo sia importante leggere la Sagra per quella che è diventata, e per il percorso compiuto dall’agricoltura di Cerveteri. La Sagra nasce come Sagra dell’Uva perché un tempo nel nostro territorio si produceva molta uva da tavola. Poi gli agricoltori hanno riconosciuto le potenzialità vitivinicole di questa terra, e molti vigneti di uva da tavola sono stati trasformati in vigneti di uva da vino. Nel frattempo, le cantine sono cresciute. E il vino, e le cantine che lo producono, sono diventati sempre più importanti. E poi va anche riconosciuto il grande lavoro di promozione e di comunicazione dei sommelier. È quindi naturale che anche la Sagra si sia evoluta, e che oggi racconti sempre di più il vino e le aziende che lo producono”.

Cerveteri, Catia Minghi: “La Sagra si è evoluta, ma l’uva resta al centro”
Catia Minghi

Questo significa che l’uva è diventata marginale?

“Assolutamente no. Anche quest’anno l’uva era presente. Ne abbiamo acquistata parecchia, e l’abbiamo utilizzata anche negli allestimenti. L’uva era alla Fontana del Mascherone e lungo tutte le scale, dove abbiamo ricreato i filari. C’era sia l’uva da tavola sia quella da vino. E ogni giorno abbiamo sostituito i grappoli per mantenerli freschi”.

Anche il concorso del Grappolo d’Oro ha garantito che fosse mantenuto un legame diretto con la produzione locale

“Certo. Domenica abbiamo esposto i grappoli di uva da vino con i cartellini dei diversi vitigni presenti nella zona: dal Cesanese al Giacchè, dal Montepulciano al Sangiovese, fino al Trebbiano e alla Malvasia. Sono state poi assegnate le targhe per il Grappolo d’Oro bianco e rosso agli agricoltori che hanno partecipato. Tutto questo dimostra che la Sagra non ha perso il rapporto con l’uva. Ma quel rapporto si è trasformato insieme all’agricoltura del territorio. Per questo, mi dispiace dirlo, non ci è piacito molto l’accenno al fatto che quest’anno, alla Sagra, ci fosse stata meno uva.”

Cerveteri, Catia Minghi: “La Sagra si è evoluta, ma l’uva resta al centro”
L’assessore Riccardo Ferri

E la “Piazza del Vino e dei Sapori” come si inserisce in questa evoluzione?

“È una parte centrale di questo percorso. Erano presenti tutte le cantine del territorio di Cerveteri, insieme a diverse realtà dei comuni limitrofi. Alcune delle quali hanno vigneti anche nella nostra zona. La Piazza ha permesso di raccontare la crescita delle cantine e le potenzialità vitivinicole di Cerveteri, senza dimenticare da dove nasce la Sagra”.

Qual è il bilancio delle quattro serate?

«Anche quest’anno la Piazza del Vino e dei Sapori è stata un successo e ha registrato una grande partecipazione. Tutte e quattro le serate musicali sono state molto seguite. Venerdì, in particolare, la piazza ballava al ritmo della Taranta, delle danze popolari, della pizzica e della quadriglia. Mentre il pubblico degustava i vini”.

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