L’intervista alla responsabile del centro “Le Farfalle” di Cerveteri, Ileana Aiese Cigliano
Nel centro antiviolenza di Cerveteri, nel 2025, sono state già aperte oltre 120 schede di intervento. Una ogni tre giorni – di Giovanni Zucconi

Da pochi giorni è passato il 25 novembre. La “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.
Come ogni anno, anche in questa occasione, abbiamo letto tanti bilanci, tanti buoni propositi e tante dichiarazioni di impegno da parte delle Istituzioni. Ma, purtroppo, siamo stati anche testimoni di tanti fatti di cronaca che ci riportano bruscamente alla realtà. E che ci fanno capire che la strada per l’eliminazione di questo odioso fenomeno è ancora molto lunga.
Come in altre occasioni per avere il polso della situazione a Cerveteri, ma anche per approfondire meglio un tema che troppo facilmente ci può fare cadere in facili stereotipi o sottovalutazioni, abbiamo intervistato la responsabile del Centro Antiviolenza “Le Farfalle” di Cerveteri, Ileana Aiese Cigliano. Che ringraziamo per la sua, consueta, gentile e paziente disponibilità.
L’occasione è stata quella di parlare del convegno dal titolo: “Longitudini e Latitudini del corpo delle donne”, che si svolgerà a Cerveteri domenica prossima, dalle ore 9:30, presso la sede Centro Antiviolenza “Le Farfalle”, in via dei Bastioni 46.

Cominciamo parlando del convegno che si svolgerà domenica prossima a Cerveteri. Dal titolo: “Longitudini e Latitudini del corpo delle donne”. È un convegno dove si parlerà di violenza, diciamo non solo di quella casalinga, ma anche di quella che subiscono le donne nelle diverse parti del mondo, giusto?
“Si parlerà di violenza di genere, e di quante sono le sfumature che può assumere. Quante complicazioni, quante “ambientazioni” può assumere la violenza sulle donne. Poi, a seguire, ci sarà un piccolo pranzo e, infine, faremo un laboratorio sul consenso.”
Ho capito. Estendere il perimetro delle violenze che vengono raccontate, non limitarsi ai nostri fatti di cronaca, aiuta a capire meglio il fenomeno
“Sì. Diciamo che questa è stata un po’ la chiave di lettura con cui ci siamo voluti esprimere. Novembre, fortunatamente, è un grande momento di risonanza rispetto a quello che è il fenomeno. Però se ne parla fondamentalmente sempre un po’ nei soliti “colori”, nelle solite cifre. Mentre noi vorremmo fare capire a tutti l’importanza di estendere il quadro e le casistiche del fenomeno.
Come le ho detto più volte, noi sosteniamo che la violenza di genere sia un fatto sistemico. Che non ha confini, che non ha religioni, non ha etnie o, che ne so, ceti sociali. E questo lo diciamo anche tramite dei momenti di informazione, comunque di sensibilizzazione, come quello che abbiamo organizzato con questo convegno. Che vorrebbe andare un pochettino al di là di quella che è la consuetudine del 25 novembre.
È chiarissimo. L’evento si svolge nella vostra sede di via dei Bastioni 46 a Cerveteri, vero?
“Si, Viene svolto nella nostra sede.”
Vorrei approfittare della sua disponibilità per dare qualche numero del bilancio della vostra attività come Centro Antiviolenza “Le Farfalle” di Cerveteri. Di cui lei è responsabile. È un po’ che non lo facciamo
“Molto volentieri. Noi a gennaio finiremo il terzo anno di attività. Quindi siamo abbastanza vicine al quadro complessivo del terzo anno. E anche per quest’anno siamo esattamente nella media dei primi due, nel senso che al momento oltre 120 donne ci hanno contattato nel 2025. Che, sommate alle 118 del primo anno di attività e alle 125 del secondo anno di attività, arriviamo ben oltre le 350 donne che si sono rivolte al nostro Centro.”

Ma non c’è una dinamica di diminuzione dei contatti… Non è preoccupante questo? È vero che lei mi ha sempre detto che forse è più importante che i numeri siano alti piuttosto che siano bassi
“Esatto, esatto. Come dice lei i numeri non stanno scendendo. Ma non va confuso il dato di quanti sono i casi di violenza, con quante donne si rivolgono ai centri.
Perché purtroppo, nonostante i numeri siano alti, e non solo a Cerveteri, perché comunque questi sono i numeri medi di qualsiasi centro che conosciamo, in realtà questi sono le cifre, fortunatamente in rialzo, solo dell’emersione. Cioè, solo di quelle che hanno il coraggio di denunciare. Ma, come le ho sempre detto, questi sono sempre solo la punta dell’iceberg, rispetto a quelli che invece sono poi i numeri veri.
Lo può spiegare meglio?
“Quando si parla solo di femminicidi, e un certo tipo di stampa tende a parlare solo del femminicidio come dato rilevante, io faccio sempre la proporzione di 1 a 100. Se non qualcosa di più. Cioè, per ogni femminicidio, che comunque è una cosa gravissima, ci sono 100-200 famiglie che non arrivano alla ribalta della cronaca. Ma che però sono donne che soffrono situazioni di violenza intrafamiliare. È chiaro?
Allo stesso modo, per quelle che si rivolgono ai centri. Stiamo sempre ancora parlando solo di un’altra punta dell’iceberg. Perché c’è poi tutto il sommerso di donne che ancora non hanno colto la possibilità di denunciare. Che non si sentono tranquille, o che in qualche modo qualcosa le ha frenate. O anche solo per un “perché” magari represso.”
Quali sono i meccanismi che spingono le donne a non denunciare?
“Noi ci troviamo a lavorare anche con tutta una serie di stereotipi: “Ti tolgono i bambini”,
“Se mettono in mezzo gli assistenti sociali, allora è meglio fare una consensuale”. O “meglio vivere una separazione che non lo sembri, per non arrivare in tribunale”. Questa è purtroppo la situazione più diffusa. C’è ancora l’idea che, fino a che proprio non è strettamente necessario, bisogna risolvere tutto “in casa”. Risolvere intra nos.
È tutto chiaro. Le tipologie delle denunce che trattate a Cerveteri, anche rispetto al passato, sono sempre le stesse?
“Sì, grossomodo sì.”

Un’ultima domanda. Lei è più ottimista o più pessimista rispetto a tre fa, quando avete iniziato a Cerveteri?
“Io sono sempre ottimista. Perché, guardi, io le dico questa cosa: a me spesso, facendo questo lavoro, fanno una domanda: “Ma come fai a sentire queste storie così pesanti tutto il giorno?”.
Per rispondere prendo in prestito le parole di un’altra compagna di “Be Free”, che un giorno ha detto questa frase, e io mi sono illuminata. Ha detto: “Noi abbiamo il privilegio di vedere i percorsi che vanno a buon fine”.
Quindi io non mi concentro sul fatto di quante donne, e spero siano sempre di più, riescono a trovare la forza di rivolgersi al Centro. Perché io ho il privilegio di vedere quando poi queste situazioni vanno a buon fine. Quindi è quella parte lì che io guardo. Tutto il mio lavoro consiste anche di anticipare quello sguardo, prima ancora che lo riescano a vedere loro. Cerco di guardarlo io per prima. E questa consapevolezza della buona riuscita ci darà tutta la forza.”
Ricordiamo quali sono i giorni e gli orari in cui le donne vi possono venire a trovare nel Centro Antiviolenza “Le Farfalle”
“Noi siamo aperti, in via dei Bastioni 46 a Cerveteri, il lunedì, il martedì, il mercoledì e il venerdì, dalle ore 9:00 alle ore 15:00. Il giovedì apriamo dalle 12:00 alle ore 18:00. E questi sono gli orari dell’apertura dell’ufficio. Ma noi rispondiamo al telefono, al numero 366 9755274, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Festivi compresi. Quindi rispondiamo sempre, sempre, al telefono. Il numero è anche Whatsapp e SMS. Oppure si può scrivere all’email: [email protected].”









